Acireale, rinasce lo storico Grand Hotel Des Bains, antica dimora ottocentesca voluta nel 1873 dal barone Agostino Pennisi di Floristella per accogliere regnanti e aristocratici europei, tra cui Richard Wagner, Umberto I e la Regina Margherita.
La sua stagione d’oro
Iniziò a essere costruito nel 1868 su progetto dell’ingegnere fiorentino Mariano Falcini e venne inaugurato il 1° maggio 1873, insieme allo Stabilimento Termale Santa Venera. Pensato come cuore di un ambizioso polo termale vicino alla stazione ferroviaria di Acireale, l’albergo divenne presto una destinazione internazionale, attirando viaggiatori e personalità illustri come Umberto I, la Regina Margherita e Richard Wagner.
Dopo la morte di Pennisi, nel 1885, iniziò il declino della struttura, aggravato nel Novecento dalla crescita di Taormina e dalla crisi del turismo termale d’élite. Negli anni Venti un cambio di gestione portò a un breve rilancio, seguito da ulteriori trasformazioni.
Il declino
La Seconda guerra mondiale segnò però la fine della sua stagione d’oro: occupazioni militari, saccheggi e degrado portarono alla progressiva chiusura dell’albergo, fino all’interruzione definitiva delle attività. Per decenni rimase in funzione soltanto un’ala, conosciuta come Pattis, prima dell’abbandono completo.
La rinascita
Dopo due anni di restauro, grazie al progetto curato dall’architetto Sebastiano Leotta, l’edificio torna a rivivere come Des Bains Chambre & Suite, attraverso il recupero di affreschi, cementine e marmi originari, integrati con un design contemporaneo e con le opere dell’artista Michelangelo Lacagnina. Un nuovo boutique hotel che unisce storia, arte e identità siciliana.
«Ci siamo subito trovati di fronte ai tratti tipici delle dimore storiche di quell’epoca – spiega l’architetto Sebastiano Leotta, proprietario del palazzo dal 2022 – caratterizzate da saloni molto ampi, grandi aperture di luce, profondi corridoi e tetti alti fino a sei metri. Il principio del progetto è stato quello di denudare l’edificio da tutti quegli elementi che andavano a logorare lo stile architettonico originario del palazzo, compromettendo la funzionalità dello stesso. A guidarci è stato il rispetto e la sensibilità verso stili e materiali preesistenti, che non sono stati stravolti, bensì recuperati».