A Catania i giorni che ci separano dalla festa di S.Agata sono sempre meno e in città l’attesa cresce di giorno in giorno, soprattutto per chi da devoto non vede l’ora di portare la santa in giro per la città. Ma tra chi partecipa c’è anche chi “anima” la festa con le candelore, che come ben sappiamo sono tra i principali elementi di folclore.
Tra queste c’è la candelora Monsignor Ventimiglia, donata da Monsignor Ventimiglia appunto nel 1766 dopo un’eruzione dell’Etna che minacciò i paesi etnei come segno di devozione e per la fine dei pericoli che questa eruzione aveva causato. In quell’occasione venne portata anche una reliquia di S.Agata, il che portò al miracolo con la lava che fermò. Dopo essere stata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale fu ricostruita dall’architetto Giacomo Tropea e consegnata nuova negli anni ’50 con una base un po’ più grande rispetto alla precedente.
I cambiamenti organizzativi della Festa di Sant’Agata
A raccontare il sentimento di devozione che lega i componenti del cereo a questa candelora è Giuseppe Zuccaro, portatore della candelora, che spiega anche come negli anni la festa di cambiata tantissimo.
«Negli anni la festa – afferma Zuccaro – è cambiata tantissimo, sia in bene che in male. Purtroppo a volte si organizzano male le cose che magari devono essere alla base della festa, come quando non si sapeva durante giorno 3 dove mettere le candelore, oppure quando l’anno scorso per andare in via Calì le strade che scendevano dal porto erano occupate dalle macchine e noi camminavano in mezzo alle macchine rischiando di essere investiti. Speriamo che quest’anno migliori qualcosa. In meglio è cambiato che l’anno scorso quando pioveva riprendemmo più velocemente, mentre negli anni precedenti si aspettava di più sotto la pioggia. Quest’anno sappiamo che se succederà qualcosa del genere hanno già pensato ad altre postazioni dove andare ad allocare le candelore».
Sicurezza, controlli e criticità del percorso
Purtroppo però la festa si deve vivere sul momento e «non si può pensare a quello che può succedere o meno. I portatori la vivono nel cuore ed è un grandissimo sacrificio. Sui portatori c’è una diceria assurda. Magari una volta i portatori della candelora Monsignor Ventimiglia venivano chiamati facchini perché lavoravano al porta scaricando le merci dalle navi, ma oggi non è più così. Quando erano sotto le candelore venivano classificati in modo diverso e oggi tra i portatori c’è gente laureata o diplomata e quello che si dice nel mondo delle candelore non è vero. Non lo facciamo per soldi perché il piccolo contributo che prendiamo per i tre giorni se lo dividiamo per le ore non prendiamo neanche due euro l’ora».
La pescheria del 3 febbraio e il senso della tradizione
La festa della pescheria della mattina del 3 «è sempre esistita e non ci sono sfide o scommesse. Questa gara per chi teneva per più tempo la candelora sulle spalle non ci sarà quest’anno. Ci sono molti più controlli sui documenti o su dove portiamo la candelora. Noi veniamo chiamati per portare fulgore e luce e come diceva Luigi Maina la festa è di tutta Catania, ma chi è che la vive è il centro di Catania e la zona sud. Giorno 28 saremo a San Cristoforo, dove ci saranno sei candelore, una cosa che non avveniva da anni, giorno 30 dieci candelore a Librino e ci sono delle associazioni che stanno organizzando queste feste».
Anni fa la candelora veniva portata in via Monfalcone, ovvero fuori le mura della città, «una cosa che non era mai successa, che è avvenuta per tre anni, ma che dopo non è stata più fatta. Nessuno mi ha più contattato, perché se non c’è una persona che riesce a trasmettere la verità non si fa nulla. Nella zona centro-nord non c’è nessuno che si batte per portare la festa lì».
Tramandare la fede: l’Associazione Cattolica Cereo Monsignor Ventimiglia
Per tramandare la tradizione di questa candelora «abbiamo creato un’associazione che si chiama Associazione Cattolica Cereo Monsignor Ventimiglia e cerchiamo di spiegare durante gli eventi in cui veniamo invitati come è composta la candelora, con i santi Agata, Euplio, Domenico e Berillo. Per noi è S.Agata tutto l’anno, ma aspettiamo i giorni della festa per trasmetterla ai più bisognosi».