In pochi lo sanno, ma anche l’Etna, il vulcano che campeggia sulla provincia di Catania ergendosi a suo simbolo, è un luogo di miti e di leggende. Sul vulcano attivo più alto d’Europa infatti le leggende hanno trovato terreno fertile sin dall’antichità per attraversare le diverse fasi della storia d’Italia.
La scrittrice Marinella Fiume, autrice del libro Una bambina di nome Etna, ci offre un vero e proprio spaccato di queste leggende sottolineando anche come le leggende presenti nel vulcano siano di diverso tipo.
«L’Etna è un catasto magico – spiega la Fiume – che nei secoli ha ispirato poeti colti e cantori popolari, i miti e le leggende etnee risalgono a un periodo lunghissimo che va dalle più antiche civiltà, alla colonizzazione greca, al Medio Evo. Ci sono leggende etnee di diversa tipologia: mitologiche ossia favole mitologiche del repertorio classico latino e greco; eziologiche ossia leggende che spiegano l’origine storica di un paese, di un luogo, di un canto, di un proverbio o la causa del ripetersi in un certo giorno dell’anno di un fenomeno atmosferico ecc; leggende legate al ciclo brettone di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda».

Credits photo L’EstroVerso

Credits photo Marinella Fiume
Come abbiamo detto queste leggende passano per le diverse fasi della storia dell’umanità: «Si spazia dalla mitica notte dei tempi in cui vivevano i Ciclopi, all’ Etruria che importa miti anche egiziani, alla dominazione normanna, sveva e angioina in Sicilia, al Medioevo con i suoi diavoli del Gebel, fino a un passato molto prossimo in certi paesini alle pendici del Vulcano prima dell’arrivo della televisione. I siciliani sono ancora molto legati ai loro miti e leggende, non tanto come credenze assolute, ma come parte fondamentale della loro identità culturale. In conclusione i miti sono elementi vivi della cultura quotidiana, dell’identità e perfino del modo di vedere il mondo di un popolo».