Duran Duran, il tempo della musica: “Reportage” torna a vivere

di Denise Bentivegna

“Reportage”, il disco dei Duran Duran rimasto sospeso per quasi vent’anni

Una corsa contro il tempo accompagna oggi i Duran Duran, chiamati a trasformare in musica un momento particolarmente delicato della loro storia. Andy Taylor, storico chitarrista della band, sta affrontando una difficile battaglia personale e il gruppo ha scelto di portare finalmente a compimento Reportage, il disco rimasto sospeso per quasi vent’anni. Un progetto che adesso assume un significato ancora più profondo, con un obiettivo preciso, permettere ad Andy di ascoltarlo e sentirsi orgoglioso del lavoro realizzato insieme.

Andy Taylor e il legame con la storia dei Duran Duran

Reportage è una storia rimasta sospesa per vent’anni. Il progetto era nato tra il 2005 e il 2006 come seguito di Astronaut e conteneva materiale registrato con la formazione che comprendeva anche Taylor. Dopo la sua uscita dal gruppo nel 2006, il disco venne accantonato e i Duran Duran ripartirono con un nuovo percorso che avrebbe portato a Red Carpet Massacre. Nel tempo, però, quel materiale è rimasto custodito come una sorta di fotografia di un momento irripetibile della band.

Nick Rhodes: preservare l’anima originale di “Reportage”

Ora quella fotografia potrebbe finalmente tornare alla luce. Nick Rhodes ha spiegato che l’intenzione è preservare il più possibile ciò che era stato realizzato allora, intervenendo soltanto sulle parti rimaste incomplete. Un modo per non alterare l’anima originale del progetto e, soprattutto, per rispettare il lavoro di chi ne aveva fatto parte.

La scelta racconta anche qualcosa del rapporto che ancora lega i componenti dei Duran Duran. Dopo quasi mezzo secolo di storia, la band continua a considerarsi qualcosa che viene prima dei singoli protagonismi. Simon Le Bon lo ha spiegato sottolineando la volontà di mettere da parte l’ego personale per permettere al gruppo di continuare a esistere.

Una storia iniziata a Birmingham e diventata, nel corso degli anni, una delle più importanti vicende della musica pop britannica. Planet Earth, Girls on Film, Rio, The Wild Boys, Ordinary World e Come Undone hanno accompagnato generazioni diverse, mentre l’estetica della band contribuiva a ridefinire il rapporto tra musica, moda e immagine negli anni Ottanta.

Il legame con l’Italia, poi, è sempre rimasto particolarmente forte. Simon Le Bon ha ricordato anche l’episodio ormai entrato nella leggenda del rapporto tra i Duran Duran e Sanremo, quando nel 1985 scivolò su un frangiflutti rompendosi un piede. Un ricordo raccontato oggi con ironia, così come con entusiasmo ha parlato di Victoria De Angelis, definita una bassista “fuori dal comune” dopo la collaborazione con la band.

Il futuro dei Duran Duran, intanto, continua a essere legato al palco. La band è tornata in Italia nel luglio 2026 con tre concerti a Verona, Caserta e Codroipo, confermando un rapporto con il pubblico italiano che continua a essere particolarmente intenso.

E proprio mentre il gruppo guarda avanti, Le Bon ha scelto di prendere una posizione netta anche sul rapporto tra musica e intelligenza artificiale. Per il cantante, una creazione priva di sentimento ed emozione non può essere considerata arte. Una riflessione che si inserisce nella storia di una band che ha sempre costruito la propria identità sull’incontro tra tecnologia, creatività e sensibilità umana.

Reportage assume così un significato che va oltre quello di un album ritrovato. È una pagina della storia dei Duran Duran che torna a respirare proprio nel momento in cui il tempo sembra imporre una corsa diversa. Portarlo a termine significa restituire valore a quelle registrazioni e, soprattutto, a un percorso artistico condiviso con Andy Taylor. Non soltanto un modo per guardare al passato, dunque, ma un gesto rivolto al futuro, nel quale la band sceglie ancora una volta di mettere la musica e il legame costruito negli anni davanti a tutto il resto.

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