Desertificazione, l’Italia rischia di diventare più arida: coinvolto il 14% del territorio

di Giuliano Spina

Caldo, siccità e degrado del suolo stanno cambiando il volto di vaste aree dell’Europa. In Italia il fenomeno interessa già il 14% del territorio e coinvolge circa 4,4 milioni di persone. E nei prossimi decenni le aree vulnerabili potrebbero aumentare.

Quando si parla di desertificazione, l’immagine che viene spontaneamente alla mente è quella di un deserto che avanza. Ma il fenomeno è molto più complesso e riguarda anche territori mediterranei come l’Italia.

Una nuova analisi del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea fotografa una situazione che merita attenzione: circa il 14% del territorio italiano è già interessato da condizioni di desertificazione, con circa 4,4 milioni di persone che vivono nelle aree coinvolte.

Lo studio europeo Towards a better characterisation of land degradation and desertification in the European Union propone una metodologia più dettagliata per individuare e misurare il fenomeno nei Paesi dell’Unione.

Desertificazione e degrado del suolo non sono la stessa cosa

Il primo elemento da chiarire riguarda proprio il significato della parola desertificazione.

Degrado del suolo e desertificazione sono fenomeni collegati, ma non coincidono.

Il degrado indica una perdita progressiva della capacità del terreno e degli ecosistemi di sostenere attività, biodiversità e funzioni essenziali, come la produzione agricola e la regolazione dell’acqua.

La desertificazione riguarda invece le aree aride, semi-aride e subumide secche, dove le condizioni climatiche e le attività umane contribuiscono alla perdita di fertilità, produttività e funzionalità del territorio. Non significa quindi necessariamente che un’area si trasformi letteralmente in un deserto.

È una distinzione importante perché permette di leggere il fenomeno al di là delle immagini più immediate e di comprenderne le conseguenze sul territorio.

L’Italia tra i Paesi europei più esposti

Secondo la nuova valutazione del JRC, nell’Unione europea circa 530 mila chilometri quadrati sono già interessati dalla desertificazione, pari al 12% del territorio comunitario.

La situazione varia però sensibilmente da Paese a Paese. Le percentuali più elevate riguardano soprattutto l’Europa meridionale: in Spagna il fenomeno interessa il 52,9% della superficie nazionale, a Cipro il 45,2%, in Bulgaria il 32,9%, in Grecia il 30% e in Portogallo il 27,5%.

L’Italia si colloca al 14%. Un valore inferiore rispetto ai Paesi maggiormente colpiti, ma comunque significativo per la superficie coinvolta e per il numero di persone interessate.

Sicilia e Sardegna tra le aree più interessate

La distribuzione del fenomeno sul territorio italiano non è uniforme.

La mappa elaborata dal JRC evidenzia una particolare concentrazione delle condizioni di desertificazione nelle due isole maggiori e in diverse aree del Mezzogiorno, con situazioni presenti anche lungo il versante adriatico e in alcune zone interne.

Un dato particolarmente significativo riguarda la popolazione: i circa 4,4 milioni di italiani che vivono nei territori classificati in condizioni di desertificazione rappresentano circa il 7% della popolazione nazionale.

Per una regione come la Sicilia, già esposta a periodi di siccità e forte pressione sulle risorse idriche, il tema assume quindi una rilevanza particolare.

Il dato che fa riflettere: il 71,3% del territorio presenta forme di degrado

C’è poi un’altra cifra contenuta nello studio che aiuta a comprendere la complessità del problema.

Considerando il degrado del suolo indipendentemente dalle condizioni di aridità, il rapporto rileva che il 71,3% del territorio italiano presenta almeno una forma di degrado.

Questo dato, però, non significa che il 71,3% dell’Italia sia desertificato.

Si tratta di un indicatore molto più ampio che comprende fenomeni come erosione, perdita di carbonio organico, contaminazione, salinizzazione, compattazione, squilibri dei nutrienti e deterioramento della vegetazione.

La distinzione è fondamentale: un territorio degradato non è automaticamente desertificato, ma condizioni di degrado possono contribuire ad aumentare la vulnerabilità alla desertificazione nelle aree caratterizzate da maggiore aridità.

Nei prossimi decenni il rischio potrebbe aumentare

Il quadro diventa ancora più delicato quando si guarda al futuro.

Gli scenari climatici analizzati dal JRC per il periodo 2021-2040 individuano oltre un milione di chilometri quadrati di territorio europeo esposti a un rischio elevato di desertificazione futura.

Le aree aride, semi-aride e subumide secche potrebbero inoltre aumentare complessivamente tra 200 mila e 400 mila chilometri quadrati, mentre le zone propriamente semi-aride potrebbero crescere ulteriormente.

Tra i territori indicati come maggiormente esposti alle trasformazioni future ci sono proprio Italia, Spagna, Grecia e Balcani.

Temperature più alte, precipitazioni più scarse in alcune aree, siccità più frequenti e una maggiore evaporazione possono infatti aumentare la pressione sulle risorse idriche e sulla capacità dei terreni di conservare umidità.

Non è solo colpa del clima

Il cambiamento climatico rappresenta una componente importante, ma non è l’unica.

Il rapporto mette in evidenza anche il peso delle attività umane: urbanizzazione, impermeabilizzazione del terreno, agricoltura intensiva, erosione, incendi, perdita di vegetazione, prelievi eccessivi di acqua e gestione non sostenibile del suolo possono contribuire al peggioramento della situazione.

È un meccanismo che può diventare circolare.

Un terreno impoverito e con poca sostanza organica trattiene meno acqua e diventa più vulnerabile alla siccità e all’erosione. La perdita di vegetazione può aumentare ulteriormente il riscaldamento del suolo e accelerare la perdita di umidità.

Per questo la lotta alla desertificazione non può essere separata dalla gestione dell’acqua, dalla tutela del suolo e dalle politiche agricole e territoriali.

Come contrastare la desertificazione

La risposta non passa da un’unica soluzione.

Tra le strategie indicate dal rapporto rientrano la tutela della fertilità dei terreni, l’aumento della sostanza organica e del carbonio nel suolo, pratiche agricole meno erosive, una gestione più sostenibile delle risorse idriche, il recupero delle aree degradate e il ripristino della vegetazione.

Anche la riduzione del consumo di suolo può contribuire a preservare la capacità degli ecosistemi di adattarsi alle trasformazioni climatiche.

Il JRC ha inoltre previsto un Desertification Dashboard, uno strumento attraverso il quale istituzioni, ricercatori e cittadini potranno consultare dati, statistiche e mappe relative alla distribuzione del fenomeno in Europa.

Una sfida che riguarda anche la Sicilia

La desertificazione non è dunque una minaccia confinata alle aree più lontane del pianeta.

È un fenomeno che riguarda già il Mediterraneo e che, secondo le proiezioni disponibili, potrebbe diventare più esteso con l’aumento delle temperature e della frequenza delle condizioni di siccità.

In Italia il 14% del territorio coinvolto e i 4,4 milioni di abitanti interessati rappresentano un campanello d’allarme che coinvolge direttamente anche le regioni meridionali e insulari.

Proteggere il suolo significa infatti proteggere molto più della terra sulla quale camminiamo: significa difendere agricoltura, acqua, biodiversità e capacità dei territori di resistere agli eventi estremi.

E per una terra come la Sicilia, dove acqua, agricoltura e clima sono già al centro di una trasformazione profonda, è una sfida che non può essere rimandata.

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