Davide Vigore, dalla provincia siciliana ai festival internazionali: il regista che racconta luoghi, sogni e identità

di Giuliano Spina

Da Enna a Roma: il percorso di Davide Vigore

Una vita cominciata a Enna, proseguita per Palermo e adesso arrivata a Roma con l’intento di inseguire i propri sogni nell’ambito del cinema, ma soprattutto di raccontare i luoghi nella miglior essenza assieme alla vita nelle sue più grande sfaccettature. Davide Vigore, 37enne regista ennese, rappresenta tutto questo sin dagli esordi con il suo docufilm Fuorigioco, dedicato alla sfortunata vita di Maurizio Schillaci, cugino del celebre Totò con un passato da calciatore e da tantissimi anni costretto a vivere per strada.

L’incontro con Paolo Sorrentino e l’esperienza sul set di “Loro”

Da allora la carriera di Davide ha preso il volo ed è andata avanti guidata sempre dalla voglia di sperimentare e di guardare a tematiche sempre più forti che riguardano tanto lo scorrere della vita di ognuno di noi quanto i luoghi che fanno da sfondo alla stessa vita, come spiega lui stesso: «Dopo Fuorigioco, che era un saggio del Centro Sperimentale di Cinematografia, ho fatto La Viaggiatrice, un cortometraggio andato in concorso a Venezia, fuori concorso a Cannes, che vinse anche un Nastro d’Argento e che ha rappresentato il mio primo lavoro fuori dal Centro Sperimentale. Grazie a questo lavoro e a un mio amico a Cannes ho avuto modo di conoscere Paolo Sorrentino, che mi chiamò a collaborare come assistente alla regia e per me fu molto bello perché è stato come rifare il Centro Sperimentale. Un’esperienza che mi ha portato a Roma, dove con Paolo ho girato entrambi gli episodi di Loro. Ho potuto seguire tutto il processo di produzione».

Dai festival internazionali a Taormina: una carriera in crescita

Dopo l’esperienza con Sorrentino è arrivato La bellezza imperfetta, un film «andato in concorso sempre a Venezia. Poi ho fatto Dream, cortometraggio che ha vinto il Taormina Film Festival, e in seguito altri lavori come Nella mia zona, un documentario che dal governo e della Siae è stato ritenuto film di interesse culturale. Abbiamo fatto la distribuzione all’estero, abbiamo girato tra Spagna, Germania, Inghilterra, Portogallo e Francia fino ad arrivare nella sede dell’Onu a New York. Adesso sto preparando un lungometraggio, ho finito di scrivere la sceneggiatura e stiamo cercando di chiudere il budget. Ci lavoro da quasi 4 anni, ho la mia casa di produzione che ho fondato con il mio compagno di banco al Centro Sperimentale e tra un lavoro e l’altro amo produrre sempre lavori nuovi».

Il cinema nelle scuole e il dialogo con le nuove generazioni

Gli ultimi due lavori, Isole Senza Mare e Tina, sono stati in concorso al Taormina Film Festival, al quale Davide ha partecipato per la terza volta, ma è nelle scuole che ha avuto delle soddisfazioni particolari.

«Da qualche anno ci sono progetti del Miur che mi mandano a insegnare nelle scuole. Lo faccio da sette anni e quando chiedo ai ragazzi se sono stati al cinema negli ultimi tre mesi in pochi alzano la mano. Queste nuove generazioni hanno un po’ perso l’usanza di andare al cinema, quindi l’educazione all’immagine e al cinema a scuola è fondamentale per creare un pubblico. Sono arrivato in un liceo di Piazza Armerina e mentre mi trovavo in una quarta classe ho parlato del tema della provincia di Enna, luogo in cui si frequenta la noia e si alimentano i sogni. Quando ti affezioni a questi ultimi la provincia diventa violenta perché non è in grado di farteli realizzare. Tante volte siamo partiti per inseguire i nostri sogni e cinque ragazze dell’ultimo anno hanno raccontato come vivevano quella condizione, dicendo come volessero andare via, ma anche come gli dispiacesse lasciare gli affetti del posto. Da lì ho avuto l’idea di costruire un film con cinque personaggi che hanno raccontato questa sensazione. Mi è sembrata un’operazione sincera fare esordire cinque ragazze di 18 anni nel cinema, il che può far nascere una nuova generazione di cineasti».

La provincia siciliana come luogo di sogni e contraddizioni

Il bello della provincia è che «ti dà tantissimo facendoti vivere i tuoi luoghi con il tempo sospeso. Una serie di condizioni vantaggiose quando sei giovane che però poi diventano limitanti quando sei cresciuto. La differenza è la quantità di opportunità che una città ti dà, io vivo a Roma e per me è già oltre Roma ci sono le colonne d’Ercole, ma in città come Milano e Parigi aumenta il numero delle occasioni e delle possibilità. A Catania o a Palermo le opportunità purtroppo sono di meno. Nel 2021 al Taormina Film Festival partecipai con un vetrina per La Bellezza Imperfetta, l’anno dopo vi andai in concorso con Dream, che fu eletto Miglior Cortometraggio. Quest’anno è stata la mia prima volta da produttore con Isole senza Mare e Tina, quest’ultimo prodotto da Gaetano Di Gaetano, un ragazzo di Leonforte che è stato mio assistente alla regia nei miei lavori e che ha sempre voluto fare il regista».

Viaggiare per raccontare il mondo: il rapporto tra cinema e territori

I luoghi però sono sempre il leit motiv dei lavori di Davide, soprattutto quando li vede per la prima volta: «La vita di un viaggiatore la vivo ogni giorno perché mi sono formato a Palermo, ora vivo a Roma, sabato partirò per Parigi per una retrospettiva su di me, quindici giorni fa sono stato a Berlino per un evento. Mi sento un cittadino del mondo e una delle bellezze del mio mestiere è scoprire nuovi luoghi, nuovi volti e conoscere nuove persone. Si è una solitudine immersa nella folla e camminare in luoghi sconosciuti è molto stimolante. Noi siamo radicati nel nostro luogo perché ci ha formati, ma quella formazione va in contrasto con delle novità. Uno di provincia che va fuori vede i fuochi d’artificio ed è sempre molto bello perché porta a meravigliarsi e a stupirsi. Nei miei lavori parto sempre da me stesso, da cose che conosco e da personaggi, o meglio da mondi che hanno un personaggio che poi si rapporta in uno spazio. Se vuoi manipolare la realtà la devi conoscere. Io dico o lavoro sempre o non lavoro mai, perché quando scrivi un film tutto quello che il mondo ti propone devi provare a captarlo e a filtrarlo attraverso te stesso per poi riproporlo».