Occhi arrossati, lacrimazione, gonfiore e secrezioni: la congiuntivite è un disturbo frequente nei nostri animali domestici. Ma dietro un occhio che si chiude può esserci anche un problema più serio. Il veterinario Mirko Ivaldi spiega come riconoscerla e perché intervenire tempestivamente.
Gli occhi dei nostri cani e dei nostri gatti sono particolarmente delicati e un semplice arrossamento non dovrebbe mai essere considerato automaticamente un disturbo passeggero. Tra le problematiche più frequenti c’è la congiuntivite, un’infiammazione che può avere diverse cause e presentarsi con sintomi più o meno evidenti.
A spiegare cosa accade e quali sono i segnali a cui prestare attenzione è il veterinario Mirko Ivaldi, appassionato di divulgazione, che invita a non sottovalutare i problemi oculari dei nostri animali.
Che cos’è la congiuntivite?
“La congiuntivite è l’infiammazione di tutta quella parte di mucosa esposta nella copertura interna delle palpebre e della congiuntiva, la parte bianca dell’occhio”.
Si tratta quindi di un processo infiammatorio che interessa le strutture superficiali dell’occhio. Le cause possono essere numerose e non necessariamente legate a un’infezione.
“Le motivazioni possono derivare da fumo o da sostanza chimica o ancora da irritazione da corpo estraneo o da una zampata dell’animale stesso”.
Polvere, particelle vegetali, sostanze irritanti e piccoli corpi estranei possono dunque entrare in contatto con l’occhio e provocare un’infiammazione. Nei cani, in particolare, l’esposizione agli agenti esterni può essere maggiore proprio per il loro comportamento esplorativo.
Occhio chiuso, lacrimazione e secrezioni: i segnali da osservare
Uno dei primi segnali può essere molto semplice da riconoscere: l’animale tende a tenere l’occhio più chiuso rispetto al normale.
“L’animale tiene più chiuso l’occhio, che si gonfia con perdita di lacrime, che possono essere più o meno limpide fino ad arrivare a crostoni di pus”.
La lacrimazione rappresenta quindi uno dei possibili sintomi iniziali. Le secrezioni possono però cambiare aspetto con il progredire dell’infiammazione, diventando più dense e collose fino ad assumere un aspetto purulento.
“Se lacrima è lo stadio meno grave, ma la patologia va curata per evitare che peggiori”.
Un occhio che lacrima, dunque, non dovrebbe essere automaticamente considerato un problema di poco conto. Anche quando il sintomo sembra lieve, è importante capire quale sia la causa dell’infiammazione.
Perché la congiuntivite non va sottovalutata
Il rischio maggiore è pensare che un problema all’occhio possa risolversi spontaneamente. In realtà, un’infiammazione non trattata può aggravarsi e coinvolgere anche strutture più delicate.
“Le lacrime possono peggiorare diventando più collose e non si deve prendere sottogamba perché l’animale può perdere la vista, anche in relazione al danno che fa sulla cornea”.
È soprattutto il coinvolgimento della cornea a rendere alcune patologie oculari particolarmente importanti. Un’infiammazione associata a un corpo estraneo, a un trauma o ad altri fattori può infatti provocare lesioni corneali che richiedono un intervento veterinario.
“Prima si interviene e meglio è”.
Il principio, in questi casi, è quindi quello della tempestività: davanti a un occhio dolorante, chiuso, molto arrossato o con secrezioni anomale, è opportuno rivolgersi al veterinario senza aspettare che la situazione peggiori.
Dal collirio agli antibiotici: la terapia
La terapia dipende naturalmente dalla causa del problema e dalla valutazione del veterinario.
“Si va dai colliri agli antibiotici”.
Non tutte le congiuntiviti, infatti, hanno la stessa origine e non tutte richiedono necessariamente un antibiotico. Per questo è importante evitare il fai-da-te e non utilizzare nell’animale colliri o medicinali destinati all’uomo senza indicazione veterinaria.
C’è poi un’altra difficoltà, molto pratica, che riguarda la somministrazione della terapia.
“E’ una terapia difficile da gestire perché pochi animali apprezzano questo trattamento, che comunque ha una grande efficacia”.
Somministrare correttamente un collirio può essere complicato soprattutto quando l’animale ha dolore o fastidio. La collaborazione del proprietario e il rispetto delle indicazioni ricevute dal veterinario diventano quindi fondamentali.
Cani e gatti: attenzione a situazioni diverse
Cani e gatti possono entrambi sviluppare problemi oculari, ma ci sono alcune caratteristiche che possono esporli a situazioni differenti.
“Il cane è più esposto ad agenti esterni macroscopici dato che è un esploratore e va in ambienti non adatti”.
Erba, polvere, piccoli frammenti vegetali e altri corpi estranei possono rappresentare un rischio soprattutto per un animale che esplora frequentemente ambienti esterni.
“I corpi estranei per i cani, che sono esploratori, sono un campanello d’allarme e un intervento tempestivo salva tutta la salute dell’animale stesso”.
Nel gatto, invece, particolare attenzione deve essere rivolta alle infezioni oculari.
“Il gatto è più debole a livello di infezioni oculari piuttosto gravi”.
Anche in questo caso, quindi, la comparsa di secrezioni, arrossamento persistente, gonfiore o difficoltà a tenere aperto l’occhio merita una valutazione professionale.
L’occhio non è un problema da trattare con leggerezza
L’occhio è un organo estremamente delicato e, quando compare un’infiammazione, la rapidità della valutazione può fare la differenza.
“L’occhio è la finestra del cervello e l’infiammazione potrebbe accedere al cervello”.
Questa affermazione va intesa soprattutto come un invito a considerare con attenzione le patologie oculari: un problema all’occhio non va sottovalutato, soprattutto quando compaiono dolore, secrezioni importanti, gonfiore o alterazioni della cornea.
Per il proprietario, alcuni segnali sono facili da osservare: l’animale tiene un occhio chiuso, lacrima più del solito, presenta arrossamento, gonfiore o secrezioni, oppure manifesta fastidio alla luce e tende a strofinarsi.
In questi casi, la scelta più sicura è rivolgersi al veterinario.
Occhi dei nostri animali: meglio una visita in più che una in meno
La congiuntivite può avere un’origine irritativa, traumatica, infettiva o essere associata alla presenza di un corpo estraneo. Per questo non esiste una soluzione universale.
Il messaggio di Mirko Ivaldi è soprattutto uno: la tempestività è fondamentale.
Un occhio che lacrima può sembrare un disturbo banale, ma se l’infiammazione peggiora e coinvolge la cornea, le conseguenze possono diventare molto più serie. Riconoscere i sintomi e affidarsi rapidamente al veterinario permette di individuare la causa e impostare la terapia più appropriata, proteggendo uno degli organi più delicati dei nostri cani e dei nostri gatti.