La storia, insegna un grande maestro come Carlo Ginzburg, consta di un ordito fatto di «filo e tracce». I tempi superveloci del presente sono come il mare ondoso che abbatte i suoi cavalloni sull’arenile sabbioso. L’onda cresce, forma la sua schiuma bianca, si alza, sbatte impetuosa sulla battigia e si ritrae.
Con questo movimento, dal fondale sabbioso esce fuori di tutto: conchiglie dalle dimensioni più varie, oggetti sepolti sotto il fondale marino e…i ricordi del tempo appena trascorso, a volte archiviato troppo presto, in questa girandola chiassosa, denominata frenetica vita quotidiana.
Fai un’innocua passeggiata al Lungomare di Catania insieme ai tuoi cari, e pigi il tasto richiedente l’attraversamento pedonale. Meglio non farsi arrotare! Cosa vedi? La foto, legata copiosamente a mezzo nastro adesivo sugli imponenti “piloni” del semaforo, di «Ciccio Famoso», a Catania parimenti conosciuto come «Ciccio Falange», lo storico capo della tifoseria organizzata rossazzurra. Il vortice dei ricordi e delle emozioni è, a dir poco, fortissimo.

Le sue esequie hanno fatto commuovere l’Italia calcistica. Una volta aperte le porte del fu chiamato «Stadio Cibali», il feretro venne fatto girare all’interno dello stadio, mentre migliaia di persone gridavano, a squarciagola, un motto che risuonava ad ogni partita casalinga dei rossazzurri tra gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta del Secolo Breve. «Ciccio, Ciccio è il Capo degli Ultras, è il Capo degli Ultras, è il Capo degli Ultras!!!».
Da Goffredo Lucarelli, detto Er Tassinaro, storica figura della tifoseria biancoceleste, a Ciccio Famoso, detto Ciccio Falange, disponiamo di una memoria, formata sui canoni della genuinità, della passione, della dedizione ai propri colori, che non può e non deve essere smarrita. I sentimenti di tutti i tifosi vanno rispettati, chiosava il radiocronista della RAI, Riccardo Cucchi, in oltre trent’anni di onorata carriera.
Cosa ha rappresentato la dedizione per il Catania Calcio da parte di Ciccio Falange e di migliaia di suoi sodali? Fare parte di una famiglia, essere tasselli di una comunità, appartenere ad un gruppo. «La regola più importante è la disciplina, poi ci si può pure divertire; se ognuno va per i fatti propri, allora la curva non la riprendi più».
Togli la parola «divertimento», arcaizza l’espressione «ognuno va per i fatti propri», modifica la dicitura «la curva» nella parola «monastero». Dal 534, la Regola di San Benedetto da Norcia viene chiosata, reinterpretata, riadattata a mille situazioni diverse, eppure rimane sempre un faro d’ispirazione insostituibile! La memoria passa anche dai semafori. Per rinnovarne il “culto”, a volte basta attendere i secondi che ci separano dal passaggio tra il rosso e il verde.
(Immagine scelta dall’autore dell’articolo, a beneficio dei lettori. La memoria assolve al suo compito dalle postazioni più impensabili. Basta fare una passeggiata nel frequentatissimo “lungomare” di Catania, per imbattersi in foto come queste, appiccicate alle basi dei semafori. Ciccio Famoso, il più famoso Ultras del Catania Calcio, è venuto a mancare giorno 1 febbraio del 2017. Sant’Agata, la famiglia (formata da uomo, donna e bambini) e il Calcio Catania: le basi dell’identità catanese partono da questa triade.