Cos’è la Caravella Portoghese e perché non è una medusa
La biodiversità in Sicilia si arricchisce ogni giorno di nuovi arrivi, specialmente nei mari. Ci troviamo nella costa settentrionale, dalla punta di Capo Peloro a Messina, passando per il Palermitano e per il Trapanese, e a essere stata avvistata è la Physalia physalis, nota anche come Caravella Portoghese.
Gli avvistamenti tra Egadi, Eolie e costa settentrionale siciliana
Si tratta di un celenterato marino che spesso viene scambiato per una medusa e che invece è un sifonoforo, ovvero appartenente alla famiglia di invertebrati marini degli Cnidaria, animali marini a simmetria radiata. Negli ultimi mesi gli avvistamenti hanno avuto luogo nelle Isole Egadi e nella Eolie e si è notato come il contatto con la Caravella Portoghese possa essere davvero letale per l’essere umano.
Le spiegazioni degli esperti dell’Università di Catania
Francesco Tiralongo, ricercatore del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università degli Studi di Catania, pone l’attenzione proprio su questo aspetto.
«C’è stata una serie di avvistamenti – racconta Tiralongo – o spiaggiamenti di Caravella Portoghese, che non è una medusa perché siamo davanti a una colonia di organismi nel periodo che va dai primi giorni di febbraio fino a un mese dopo. Abbiamo documentato diverse segnalazioni di questa specie, che è stata sempre presente nel mondo. In questo caso delle anomalie delle correnti in entrata dall’Atlantico stanno favorendo gli spiaggiamenti di questi organismi nelle coste siciliane, in quelle calabresi, ma persino anche a Malta. C’è un ramo che va verso lo Stretto di Sicilia e un altro che va verso la costa siciliana settentrionale e il mar Tirreno calabrese».
I rischi per i bagnanti e il contatto con i tentacoli
Quali sono le notizie degli ultimi giorni? «Abbiamo documentato un contatto con una persona due giorni fa a Stromboli. C’è il rischio per la balneazione e questo organismo, che non è alieno, ha dei tentacoli molto lunghi che possono arrivare a 30 metri e una tossina contenuta nei granelli urticanti dei tentacoli che può causare seri problemi. A livello fisico si manifesta come una lesione cutanea molto profonda, il dolore è forte e in soggetti sensibili si possono manifestare problemi respiratori e shock anafilattico. Facciamo l’esempio di un bagnante che si trova lontano dalla costa, viene colpito dal dolore e può morire per annegamento. Non muore per il veleno dell’animale, bensì per il panico. Non bisogna mai toccare questo organismo ed è anche difficile da vedere. Si vede solo una borsa fuori dall’acqua, mentre i tentacoli sono sott’acqua».
Le aree monitorate e le raccomandazioni
Si sta quindi monitorando la situazione «per capire quali sono le aree interessate. Non facciamo allarmismi e diciamo solo di non toccare e di documentare e segnalare qualora lo si vedesse. Fra pochissimi giorni questo nostro studio verrà pubblicato su una rivista scientifica internazionale. L’area interessata è tutta la costa settentrionale siciliana e può essere colpita anche la zona del mare messinese».