Freddo in arrivo, come proteggere i cani durante l’inverno: i consigli del veterinario Mirko Ivaldi

di Giuliano Spina

Con l’arrivo della stagione fredda cambiano anche le attenzioni da riservare ai nostri amici a quattro zampe. Pioggia, umidità, temperature rigide e superfici ghiacciate possono rendere le passeggiate meno piacevoli e, in alcune circostanze, rappresentare un rischio per la salute dei cani. Ma è davvero necessario coprirli con un cappottino o prendere altri tipi di precauzioni?

A fare chiarezza è il veterinario Mirko Ivaldi, esperto di divulgazione, che propone alcune indicazioni pratiche per affrontare l’inverno senza eccessive preoccupazioni, ma con la giusta attenzione alle caratteristiche e alle abitudini di ogni animale.

Cappottino sì o no? Dipende dal cane e dal clima

Non tutti i cani hanno bisogno di indossare un cappottino durante le passeggiate invernali. La necessità di proteggerli dipende soprattutto dalla razza, dalla quantità e dalla tipologia di pelo, oltre che dalle condizioni climatiche del luogo in cui vivono.

«Bisogna innanzitutto chiarire due cose: l’inverno è la stagione fredda, ma molto dipende dalla latitudine in cui si abita e dal clima locale. Purtroppo gli inverni si stanno sempre più riscaldando a causa del cambiamento climatico, quindi quello che possiamo dire oggi potrebbe valere meno tra due o tre anni».

Secondo Ivaldi, alcune razze richiedono una protezione aggiuntiva: è il caso, per esempio, del cane nudo messicano e degli animali con il pelo particolarmente rado o corto. Per questi soggetti un cappottino adeguato alle dimensioni può essere utile.

«Di solito, un cane che esce per una passeggiata può anche tranquillamente non indossare nulla di particolare, persino quando fuori siamo sotto zero. Il cappottino può servire piuttosto se l’animale si trova in ambienti umidi o sotto la pioggia, perché in quel caso il problema è rappresentato soprattutto dall’umidità».

Anche il tipo di pelo fa la differenza. Un cane con una copertura folta, come un cocker o un maremmano, dispone già di una barriera naturale contro le basse temperature. La valutazione, quindi, deve essere fatta caso per caso, senza considerare il cappottino una necessità universale.

Attenzione all’umidità: asciugare bene il cane dopo la passeggiata

Se il freddo, da solo, non rappresenta necessariamente un problema per un cane abituato alle normali uscite quotidiane, l’umidità merita invece particolare attenzione. Un mantello bagnato può favorire la dispersione del calore e rendere più difficile per l’animale mantenere una temperatura corporea adeguata.

Per questo motivo, al rientro dalla passeggiata è importante asciugare accuratamente il cane, soprattutto nelle zone in cui l’acqua tende ad accumularsi.

«L’importante è, una volta finita la passeggiata, asciugare subito l’animale. E per asciugare intendo per bene, soprattutto negli spazi interdigitali, sulla pancia, nelle ascelle e nella zona delle cosce: sono punti nei quali il cane può perdere più facilmente calore a causa della temperatura esterna».

Si tratta di un accorgimento valido per tutti i cani, indipendentemente dalla razza e dalla lunghezza del pelo. Il cappottino impermeabile può essere un aiuto in caso di pioggia o umidità, ma bisogna considerare anche il comportamento dell’animale: se ama giocare, entrare nelle pozzanghere o rotolarsi sul terreno, potrebbe bagnarsi comunque e perdere parte dei benefici della protezione.

Zampe e polpastrelli: quando neve e ghiaccio diventano un rischio

Un altro aspetto da non trascurare riguarda le zampe. I cuscinetti plantari dei cani sono generalmente resistenti e permettono di affrontare le normali passeggiate su marciapiedi, asfalto e terra battuta senza particolari problemi legati al freddo.

La situazione può cambiare, però, quando l’animale trascorre molto tempo a contatto con superfici particolarmente fredde, come neve e ghiaccio. È il caso, per esempio, delle passeggiate in montagna o delle giornate trascorse sulla neve.

«Un gelone può capitare soprattutto se il cane rimane diverse ore a contatto con ghiaccio, neve o fondi molto freddi. In queste situazioni si possono utilizzare delle scarpette apposite, oppure evitare che l’animale trascorra troppo tempo su superfici ghiacciate e particolarmente umide».

Le scarpette protettive sono utilizzate anche negli sport sulla neve, come il mushing, ma per una normale passeggiata può essere sufficiente limitare l’esposizione prolungata alle superfici più fredde e controllare le zampe al rientro.

Un’attenzione ulteriore è necessaria nelle località in cui viene sparso il sale per mantenere le strade libere dal ghiaccio. Se i polpastrelli presentano piccole lesioni o screpolature, il contatto con il sale può provocare irritazione e dolore.

«Se l’animale ha una microlesione sui polpastrelli o tra le dita, il sale a contatto con una crepa o una ferita può fare male e provocare una reazione che potrebbe sembrare una zoppia».

Evitare gli sbalzi di temperatura e osservare i segnali del cane

Durante l’inverno è importante prestare attenzione anche agli sbalzi termici tra l’esterno e gli ambienti riscaldati. Passare rapidamente da temperature molto basse a una casa particolarmente calda può rappresentare uno stress per l’organismo dell’animale.

Ivaldi invita a mantenere condizioni ambientali equilibrate e a organizzare le uscite tenendo conto delle temperature della giornata. In presenza di freddo particolarmente intenso, soprattutto quando il termometro scende molto sotto lo zero, può essere preferibile rimandare la passeggiata alle ore centrali, quando le condizioni sono generalmente più favorevoli.

«Se fuori ci sono temperature estremamente basse, intorno agli otto o nove gradi sotto zero o anche inferiori, può essere utile aspettare che si alzino un po’, magari uscendo verso mezzogiorno o l’una, che sono le ore più calde della giornata».

Il comportamento del cane resta comunque il principale indicatore da osservare. Se durante l’uscita comincia a tremare o mostra chiaramente di avere freddo, è necessario interrompere la passeggiata e riportarlo in un ambiente più caldo.

«Se l’animale dovesse tremare, perché ha visibilmente freddo, bisogna riportarlo in casa, asciugarlo e lasciarlo tornare a una temperatura più accettabile».

Il veterinario distingue queste situazioni dai casi di ipotermia, che richiedono invece un intervento tempestivo e specifico. Se si sospetta un’ipotermia, è importante rivolgersi immediatamente a un veterinario, senza ricorrere autonomamente a fonti di calore intenso.

Il freddo si gestisce con attenzione, non con allarmismo

In generale, il cane è una specie che tollera il freddo meglio dell’uomo, ma questo non significa che tutti gli animali reagiscano allo stesso modo o che siano sempre al riparo dai rischi. Le caratteristiche individuali, il mantello, l’ambiente e la durata dell’esposizione fanno la differenza.

«Per fortuna il cane è una specie abbastanza abituata a gestire il freddo e, in generale, lo sopporta meglio di noi. Diciamo che è meglio il freddo che il caldo», osserva Ivaldi, ricordando però che in presenza di condizioni estreme o di segnali di malessere bisogna intervenire senza sottovalutare la situazione.