Scavato nella roccia degli Iblei e capace di attraversare oltre due millenni di storia, l’Acquedotto Galermi rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’ingegneria idraulica dell’antica Siracusa. La sua costruzione è tradizionalmente attribuita al tiranno Gelone, intorno al 480 a.C., e il suo tracciato, oggi documentato per circa 25-29 chilometri, parte dalla zona del torrente Calcinara, nei pressi di Pantalica, per arrivare fino a Siracusa e alla Grotta del Ninfeo, nell’area del Teatro Greco.
Un’opera di straordinaria complessità tecnica, realizzata in gran parte scavando direttamente nella roccia e progettata per mantenere una pendenza costante lungo un territorio caratterizzato da valloni e dislivelli. Pozzi e aperture di ispezione consentivano inoltre l’accesso alla galleria, lo smaltimento del materiale di scavo e, successivamente, le operazioni di manutenzione.
Nel corso dei secoli il Galermi è stato modificato, riattivato e utilizzato per diverse esigenze legate all’approvvigionamento idrico e alle attività economiche di Siracusa. La sua storia è quindi strettamente legata a quella della città, dall’età greca fino all’epoca moderna.
A raccontarne l’importanza è la guida turistica Pietro Piazza, che sottolinea il rapporto tra l’acquedotto, il territorio di Pantalica e la storia della città:
«Si tratta di un acquedotto lungo 29 chilometri, che nasce nella valle del Calcinara, uno degli affluenti del fiume Anapo, assieme al quale delimita il promontorio in cui sorge il sito archeologico di Pantalica. È scavato quasi tutto nella roccia e, dalla valle del Calcinara fino a Siracusa, il tunnel principale segue una pendenza costante e riforniva di acqua fresca la città di Siracusa.
Gelone lo realizzò con l’aiuto dei prigionieri di guerra cartaginesi ed è stato studiato recentemente dagli studiosi dell’Università di Aix-Marseille».