Bill Clinton, 34 anni fa la vittoria alle elezioni presidenziali: il 3 novembre 1992 la svolta americana

di Giuliano Spina

Il 3 novembre 1992 Bill Clinton vinceva le elezioni presidenziali degli Stati Uniti, diventando il 42º presidente della storia americana. Insieme al suo compagno di ticket Al Gore, candidato alla vicepresidenza, il governatore democratico dell’Arkansas riuscì a superare il presidente uscente George H. W. Bush e il candidato indipendente Ross Perot, riportando il Partito Democratico alla Casa Bianca dopo dodici anni di amministrazioni repubblicane.

A 34 anni da quel voto, la consultazione del 1992 resta un passaggio significativo della storia politica statunitense: una campagna in cui l’economia interna, il malcontento degli elettori e la richiesta di rinnovamento ebbero un ruolo centrale.

I risultati: Clinton conquista 370 grandi elettori

Clinton ottenne il 43% circa del voto popolare, pari a oltre 44,9 milioni di preferenze, conquistando 370 voti del Collegio elettorale. George H. W. Bush si fermò a circa 39,1 milioni di voti e 168 grandi elettori. Ross Perot, candidato indipendente, raccolse quasi 19,8 milioni di preferenze, pari a circa il 18,9% dei voti, senza conquistare alcun grande elettore.

La vittoria di Clinton fu dunque netta nel Collegio elettorale, nonostante il candidato democratico non avesse raggiunto la maggioranza assoluta del voto popolare. <Link ref=”turn864038search0″ title=”National Archives – Risultati del Collegio elettorale”/>; <Link ref=”turn864038search1″ title=”American Presidency Project – Elezioni 1992″/>.

L’economia al centro della campagna

Uno dei fattori determinanti della competizione fu la situazione economica. La recessione e il malcontento di una parte della popolazione per le condizioni economiche del Paese indebolirono la candidatura del presidente uscente. Clinton concentrò il proprio messaggio sulle questioni interne, insistendo su lavoro, deficit e prospettive delle famiglie americane.

A sintetizzare la strategia della sua campagna fu la celebre frase «It’s the economy, stupid», diventata una delle espressioni più ricordate della comunicazione politica americana. Secondo le analisi degli exit poll diffuse dopo il voto, l’economia era la principale preoccupazione per una parte consistente degli elettori. <Link ref=”turn864038search2″ title=”Miller Center – La campagna elettorale del 1992″/>; <Link ref=”turn864038search6″ title=”UPI – L’economia al centro delle elezioni”/>.

Ross Perot e la richiesta di cambiamento

A rendere la sfida ancora più particolare fu la presenza di Ross Perot. L’imprenditore texano, candidato indipendente, intercettò il consenso di elettori insoddisfatti dei due principali partiti, ottenendo quasi un quinto dei voti. La sua candidatura contribuì a modificare gli equilibri della competizione e, secondo le ricostruzioni storiche, penalizzò in misura significativa Bush, senza però poter attribuire con certezza a un solo candidato la provenienza di quei consensi.

A 46 anni, Clinton rappresentava inoltre un ricambio generazionale per i Democratici. La vittoria del 3 novembre aprì la strada al suo insediamento, avvenuto il 20 gennaio 1993, e a una presidenza durata due mandati, fino al gennaio 2001.

Quella notte elettorale segnò così la fine di dodici anni di guida repubblicana e l’inizio di una nuova stagione politica per gli Stati Uniti.