Cocco de nonno, c’hai fatto impazzì tutti quanti, martedì sera a Reggio Emilia! Il Campionato di Calcio, giocato in Italia alle “altitudini” della Massima Serie, non sarà più il «Campionato più bello del mondo», eppure non smette di riservare sorprese e capitomboli improvvisi, in grado di restituirci il gusto per la revisione, per le associazioni impossibili, per i parallelismi forzati. Masticate amaro nel sentire del primo goal annuale in Serie A, fatto dal difensore laziale Romano Floriani Mussolini? Rassegnatevi! Le strumentalizzazioni di piccolo cabotaggio non arresteranno mai l’affermazione di un calciatore di talento, unicamente perché il suo cognome non è di vostro gradimento!

di Marco Leonardi

Reggio Emilia, presso il «Mapei Stadium», ore 19:30 ca. di martedì 27 ottobre 2026. L’arbitro non ha fatto neanche in tempo a fare risuonare il suo triplice fischio, e lo stadio si colora di biancoceleste. Vedi un tripudio di bandiere aquilate, il bianco dei drappi si sposa benissimo al celeste, in una bicromia tanto garbata quanto ostentata da uno sbandieramento, in apparenza infinito, di certo festoso e liberatorio. Il Sassuolo è stato battuto, nel rettangolo verde di casa sua, dalla Lazio.

2‒6 è il risultato finale a vantaggio della squadra allenata da “Ringhio” Gattuso. Poteva finire con maggiori affinità ai punteggi pallavolistici, se la Lazio non avesse sbagliato ben due rigori, “sprecati” da due stelle di prima grandezza, del calibro di Zaccagni e Frattesi. Per gli oltre 10.000 tifosi, giunti a sostenere la loro squadra del cuore, a 440 kilometri di distanza dal loro nido, altrimenti conosciuto come «Stadio Olimpico», la nona giornata di Campionato riserva lacrime di gioia e il primo posto in Serie A: una Lazio così non si era mai vista, a memoria di un tifoso vivente.

Neanche la Lazio scudettata del 1974, targata Maestrelli in panchina, Wilson con la fascia da Capitano e Chinaglia come attaccante spietato e guerriero, avevano sortito un risultato così brillante. Nella sciarada di goal, prestazione atletica e limpidezza strategica, gli enigmisti da fancazzismo militante non avevano nulla di meglio da fare, se non di puntare le loro (smunte) armi polemiche ai danni di un marcatore. Se un calciatore fa di nome Romano e, di secondo cognome, Mussolini, quale sarà l’etichetta da affibbiare a un calciatore, che riporta il trinomio Romano + Floriani + Mussolini?

Dell’etimologia di una parola che deriva dal provenzale charrado, ovvero ciarlare, il difensore biancoceleste, ventitreenne, nato a Roma il 27 gennaio del 2003, e formatosi calcisticamente nelle giovanili della Lazio, per poi rafforzarsi nelle squadre “da manovali del pallone”, quali il Pescara e la Juve Stabia, se ne frega altamente: fa benissimo! Giochi male e sei una ciofeca, giochi bene e sei un calciatore di talento: possibile che nel suo caso si debba sempre e comunque sottolineare che si tratti di un pronipote del duce?

Forse esistono dei “cromosomi” che non possono avere cittadinanza in una disciplina sportiva, quale il calcio professionistico, che richiede dedizione, allenamenti durissimi, vita sobria e mirata al raggiungimento dei risultati (con buona pace dei debosciati che esistono dappertutto) con enorme spirito di sacrificio? Al minuto 16° del primo tempo, abbiamo gioito, abbiamo applaudito, abbiamo sostenuto Romano, al pari di qualsiasi altro giocatore che vede, nel goal fatto, la realizzazione di un obiettivo.

Puoi avere la tua fede calcistica: l’impegno e la serietà vanno riconosciuti sulla base dell’impegno e del merito dimostrati sul campo, a prescindere da etichette preconfezionate, degne dei peggiori film macchiettistici, da commedia pecoreccia. «Ci crede, ci arriva. Accompagna con cattiveria nell’azione del 3-1: prima gioia in A». Il voto di 7,5, formulato dal «Corriere dello Sport», è quanto di più gradevole ci possa essere, in tema di valutazione, obiettiva e congrua, per una prestazione atletica.

Auguriamo a Romano Floriano Mussolini di proseguire, con successo, la sua strada di calciatore professionista, con l’umiltà e la riservatezza che da sempre lo accompagna. Cari osservatori‒censori delle (finte) magagne altrui, urge ricordarvi che portare un cognome di peso non significa assolutamente nulla. Esimetevi dal compiere valutazioni preconcette, allorquando si entra nel campo della vita reale.

(Nel Paese degli eterni stereotipi, un nome come il suo sarebbe da bandire. Da bandire, senza nemmeno metterlo alla prova, e perché? Martedì 27 ottobre del 2026, il ventitreenne Romano Floriani Mussolini ha segnato il suo primo goal stagionale in Serie A, con la maglia della Lazio. Grinta, tecnica e stile non mancano a questo ragazzo, doti beninteso da affinare e migliorare, in una carriera da calciatore professionista che gli auguriamo essere lunga e fruttuosa. Come si direbbe dalle parti del napoletano, suggeriamo alla giovane promessa del calcio italiano di continuare ad adottare quello stile di comportamento atto a silenziare i rosiconi, riassunto in una parola, valida altresì per allontanare i corvacci del malaugurio: futtitinni!!!) 

Autodafé Immaginato, puntata numero 99 di giovedì 29 ottobre 2026