Ecosistema Urbano 2026, Sicilia in coda: Catania e Palermo tra le ultime città d’Italia

di Giuliano Spina

La Sicilia resta nelle retrovie della sostenibilità urbana. È quanto emerge da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto di Legambiente realizzato con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, che analizza le performance ambientali di 106 capoluoghi italiani. Il quadro per l’Isola è ancora critico: nessuna città siciliana entra nelle prime cinquanta posizioni e sette capoluoghi si trovano negli ultimi venti posti della graduatoria.

A contenere almeno in parte il bilancio regionale sono Enna, 55ª, e Ragusa, 69ª. Più indietro si collocano Siracusa, Messina, Trapani, Caltanissetta e Agrigento. In fondo alla classifica nazionale figurano invece Catania, al 103° posto, e Palermo, al 104°.

Enna e Ragusa guidano la classifica siciliana

Enna è il capoluogo dell’Isola con il miglior piazzamento: occupa la 55ª posizione, con un indice di performance sostenibile pari a 55,01 punti. Segue Ragusa, 69ª con 50,79 punti. Si tratta delle uniche due città siciliane nella prima metà della graduatoria, ma entrambe restano lontane dalle posizioni di vertice.

La classifica prosegue con Siracusa, 87ª con 45,47 punti, e Messina, 89ª con 45,19. Seguono Trapani, 91ª con 43,16 punti, Caltanissetta, 92ª con 42,48, e Agrigento, 93ª con 41,74. Il divario diventa ancora più evidente nelle ultime posizioni: Catania è 103ª con 37,45 punti, mentre Palermo è 104ª con 36,74.

Acqua, rifiuti e mobilità tra le principali criticità

Tra gli ambiti che pesano sulle performance dei capoluoghi siciliani ci sono la gestione delle risorse idriche, la raccolta dei rifiuti, la mobilità sostenibile e la disponibilità di verde urbano. La situazione non è identica in tutte le città, ma i dati restituiscono un quadro complessivo segnato da ritardi e servizi che faticano a rispondere alle esigenze dei residenti.

Le perdite delle reti idriche rappresentano una delle questioni più rilevanti. A queste si aggiungono le difficoltà del trasporto pubblico locale, la limitata diffusione delle infrastrutture ciclabili e, in diversi centri, una dotazione ridotta di verde accessibile e alberi nelle aree pubbliche.

Anche la gestione dei rifiuti presenta forti differenze tra i capoluoghi. Enna registra una raccolta differenziata del 70,2%, mentre Catania si ferma al 34% e Palermo al 24,1%, uno dei valori più bassi della graduatoria nazionale.

Catania e Palermo, la sostenibilità resta una sfida aperta

Catania occupa il 103° posto, con 37,45 punti. Tra gli elementi più problematici figurano l’elevato tasso di motorizzazione, le difficoltà del trasporto pubblico e la bassa percentuale di raccolta differenziata. Anche la dispersione idrica e la limitata disponibilità di verde urbano accessibile contribuiscono a delineare un quadro complesso.

Palermo si trova al 104° posto, con 36,74 punti, arretrando di tre posizioni rispetto all’edizione precedente. A pesare sono soprattutto il dato sulla raccolta differenziata, pari al 24,1%, le perdite della rete idrica e la ridotta presenza di infrastrutture ciclabili e di zone a traffico limitato.

Le due città mostrano quindi criticità su più fronti, che richiedono interventi strutturali e continuità nelle politiche pubbliche: dal miglioramento delle reti idriche al potenziamento del trasporto collettivo, dalla gestione dei rifiuti alla cura degli spazi verdi.

Una graduatoria che richiama la necessità di interventi strutturali

A livello nazionale, Ecosistema Urbano 2026 vede Mantova al primo posto, seguita da Trento e Bolzano. Cosenza, nona, è la prima città del Sud nella top ten, mentre Napoli chiude la graduatoria al 106° posto.

Il commento del presidente di Legambiente Sicilia

Il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, commenta: «Purtroppo, fatta eccezione per Enna e Siracusa, per gli altri comuni capoluogo di provincia si registra un generale arretramento nella classifica di Ecosistema Urbano, con Palermo e Catania che continuano a confermare le loro posizioni nelle ultime posizioni della graduatoria. È necessario mettere al centro delle politiche urbane misure strutturali di mitigazione e adattamento, per rendere le nostre città più resilienti ai cambiamenti climatici, contenere le ondate di calore e affrontare gli eventi meteorologici estremi. Occorre, inoltre, sfruttare le risorse disponibili a livello europeo, nazionale e regionale, al contrario di come è stato fatto nell’ultima manovra finanziaria, per realizzare interventi volti a migliorare la distribuzione idrica e i sistemi di depurazione, potenziare la gestione dei rifiuti e ridurre l’inquinamento atmosferico, a tutela della salute dei cittadini, investendo nel trasporto pubblico collettivo ed estendere la rete delle piste ciclabili, le aree pedonali e gli spazi destinati al verde urbano. Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze: dobbiamo costruire città più vivibili, sicure e resilienti, capaci di affrontare le sfide climatiche e di garantire un futuro migliore alle comunità che le abitano».

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