Povertà, il diritto a una casa dignitosa resta una sfida globale

di Tindaro Guadagnini

Il 17 ottobre la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà richiama governi e istituzioni a un impegno concreto. Nel 2026 l’attenzione delle Nazioni Unite si concentra sul diritto a un’abitazione sicura, accessibile e dignitosa.

La povertà non si misura soltanto con il denaro che manca. Si misura anche nelle opportunità negate, nelle cure a cui si rinuncia, nei percorsi scolastici interrotti e nell’incertezza di non sapere se, alla fine del mese, sarà possibile pagare l’affitto. È una condizione che attraversa società e confini, assumendo forme diverse ma lasciando spesso lo stesso segno: la difficoltà di vivere con dignità.

Il 17 ottobre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. L’edizione 2026 pone al centro il tema “Case sicure per tutti”, nell’ambito del percorso dedicato al rapporto tra pace, diritti umani e contrasto alle disuguaglianze.

Una casa è molto più di quattro mura

Secondo le Nazioni Unite, oltre 2,8 miliardi di persone nel mondo affrontano una qualche forma di inadeguatezza abitativa. Non si tratta soltanto di chi vive senza un tetto, ma anche di chi abita in alloggi sovraffollati, insicuri, privi di servizi essenziali o economicamente insostenibili.

Avere una casa stabile significa poter costruire relazioni, garantire continuità ai figli, raggiungere più facilmente i servizi sanitari e affrontare il lavoro e la vita quotidiana con maggiore sicurezza. Quando l’abitazione diventa un lusso, invece, anche altri diritti rischiano di trasformarsi in privilegi.

Il problema abitativo è quindi strettamente legato alla povertà economica, ma non si esaurisce in essa. Un reddito insufficiente, la precarietà lavorativa, l’aumento delle spese quotidiane e la fragilità delle reti familiari possono concorrere a creare situazioni di esclusione dalle quali è difficile uscire.

Una questione che riguarda anche le nostre comunità

La povertà non è una realtà distante, confinata nei Paesi più fragili. È presente anche nelle città europee e italiane, dove famiglie, giovani, lavoratori precari e persone sole possono trovarsi a fronteggiare costi abitativi sempre più difficili da sostenere.

Il rischio è che l’emergenza venga considerata soltanto quando diventa visibile: uno sfratto, una famiglia costretta a lasciare la propria abitazione, una persona che chiede aiuto ai servizi sociali. Molte situazioni di difficoltà, tuttavia, rimangono nascoste a lungo, per vergogna, paura del giudizio o mancanza di informazioni sulle forme di sostegno disponibili.

Per questo la lotta alla povertà richiede politiche pubbliche capaci di prevenire l’esclusione, oltre che di intervenire nelle emergenze. Servono misure per rendere gli alloggi accessibili, rafforzare i servizi territoriali, favorire l’occupazione dignitosa e garantire alle persone in difficoltà un accesso effettivo ai propri diritti.

Non parlare delle persone senza ascoltarle

Un altro aspetto centrale riguarda il coinvolgimento diretto di chi vive la povertà. Le soluzioni non possono essere costruite soltanto dall’alto: devono tenere conto delle esperienze, delle necessità e delle competenze di chi affronta ogni giorno queste difficoltà.

La solidarietà, in questo senso, non può limitarsi alla beneficenza occasionale. È importante, ma deve accompagnarsi a un sistema che rimuova gli ostacoli e restituisca autonomia alle persone.

La Giornata del 17 ottobre invita a guardare alla povertà non come a un fallimento individuale, ma come a una sfida collettiva che coinvolge istituzioni, imprese, associazioni e cittadini.

Una società si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro chi attraversa un momento di fragilità. Garantire una casa sicura, un reddito adeguato e l’accesso ai servizi essenziali significa investire non soltanto nel benessere dei singoli, ma nella coesione dell’intera comunità.

Perché il contrasto alla povertà non può essere affidato a una sola giornata di sensibilizzazione: deve diventare una responsabilità quotidiana.

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