La Spidduta di Ortigia, tra fantasmi e storie dimenticate: le due leggende

di Giuliano Spina

Tra i vicoli di Ortigia, il cuore antico di Siracusa, sopravvive una figura misteriosa che attraversa la memoria popolare e si confonde con le pieghe più oscure della storia cittadina: la Spidduta. Una presenza sfuggente, legata a racconti tramandati nel tempo, che si declina in due leggende differenti, entrambe avvolte da un alone di mistero.

A raccontarle è Pietro Piazza, guida turistica, che ricostruisce le versioni della tradizione orale legate a questa figura, tra apparizioni notturne, tragedie familiari e vicende che si intrecciano con le trasformazioni urbane dell’isola.

«Le leggende della Spirduta sono in realtà due», spiega Piazza, ricordando anzitutto una storia che gli veniva raccontata dalla zia. Un racconto che affonda le radici nella memoria del dopoguerra e che ha come scenario Palazzo Montalto, uno degli edifici storici più suggestivi di Ortigia.

Il palazzo, risalente al tardo Trecento, è considerato uno degli esempi più significativi del gotico chiaramontano a Siracusa. Secondo la leggenda, proprio nel suo cortile, negli anni Cinquanta, sarebbe stato ritrovato il corpo senza vita di una donna appartenente a una famiglia benestante, impiccata in circostanze che il racconto popolare non chiarisce.

Da quel momento, nella tradizione tramandata oralmente, la donna sarebbe tornata a manifestarsi sotto forma di spirito, vagando nell’isola e lanciando urla nelle ore notturne. «Si dice che il suo spirito compaia e urli nella notte», racconta Piazza. E quando si sentivano quelle grida, gli abitanti avrebbero esclamato: «Una Spidduta, Spidduta».

È una delle possibili spiegazioni del nome, collegato nel racconto popolare all’idea di una presenza spiritica, di un’anima inquieta che non trova pace. L’etimologia, tuttavia, rimane incerta e si perde nelle diverse interpretazioni della tradizione locale.

La bambina dimenticata e la nave mai ritrovata

La seconda leggenda ha protagonisti diversi: una bambina arrivata a Siracusa con i genitori a bordo di una nave proveniente da Malta. La vicenda, nella ricostruzione orale, potrebbe collocarsi tra la fine dell’Ottocento e l’epoca del turismo d’élite, quando i viaggiatori visitavano le città siciliane durante le soste delle imbarcazioni.

Durante la visita a Ortigia, la piccola si sarebbe allontanata dai genitori, che, ripartiti senza accorgersi della sua assenza, l’avrebbero lasciata sull’isola. La tragedia, secondo il racconto, sarebbe diventata ancora più drammatica quando la nave sulla quale viaggiava la famiglia sarebbe affondata.

La bambina sarebbe così rimasta per sempre a Siracusa, destinata a vagare tra i vicoli senza poter ritrovare i suoi cari. «Questa ragazzina era venuta con i genitori a vedere Siracusa e, a un certo punto, i genitori se la scordarono», racconta Piazza. «La nave dove i genitori erano partiti è affondata. Quindi questa bambina rimase per sempre a Siracusa a girare per i vicoli».

Anche in questo caso, la tradizione avrebbe attribuito alla piccola il nome di Spidduta, trasformandola in una presenza leggendaria legata alla solitudine e all’abbandono. Due storie diverse, dunque, accomunate da un nome e da un destino di inquietudine: da una parte lo spirito di una donna morta tragicamente, dall’altra una bambina separata per sempre dalla propria famiglia.

Le ferite della guerra nel paesaggio di Ortigia

Le leggende della Spirduta non si tramandano soltanto attraverso i racconti, ma si intrecciano anche con i cambiamenti che hanno trasformato il tessuto urbano di Ortigia. Piazza richiama l’attenzione sulle tracce ancora visibili dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che colpirono duramente alcune zone dell’isola.

«La Spidduta fu l’unico punto di Siracusa dove caddero più bombe durante la Seconda guerra mondiale», riferisce la guida, ricordando il grande spazio vuoto che si apre accanto a Palazzo Montalto. Un’area che, nella memoria familiare, viene indicata come quella delle «case bombardate», espressione che restituisce in poche parole il segno lasciato dalla guerra sul quartiere.

A modificare ulteriormente la fisionomia della zona contribuì anche la costruzione, durante il periodo fascista, di un grande edificio scolastico destinato alle scuole elementari e medie di Ortigia. La presenza della struttura e gli spazi lasciati dalle distruzioni belliche hanno cambiato l’aspetto di un’area che, in passato, doveva apparire molto diversa da quella attuale.

Il paesaggio urbano, dunque, conserva tracce di vicende storiche documentabili, mentre le storie della Spirduta appartengono al patrimonio della memoria orale. È proprio nel punto d’incontro tra questi due livelli che il racconto popolare continua a esercitare il suo fascino.