15 ottobre 1993, la gloria per la fine dell’apartheid: il Nobel per la Pace a Nelson Mandela e de Klerk

di Giuliano Spina

Se nel 1990 toccò a Gorbaciov, tre anni dopo fu Nelson Mandela a ricevere il Premio Nobel per la Pace, assieme a Frederik Willem de Klerk, allora presidente del Sudafrica. Il 15 ottobre 1993 il Comitato norvegese annunciò l’assegnazione del riconoscimento ai due leader per il loro impegno nel porre fine pacificamente al regime dell’apartheid e nel gettare le basi per un nuovo Sudafrica democratico.

Il riconoscimento arrivò dopo che Mandela aveva trascorso 27 anni in carcere per la sua opposizione al regime segregazionista. Liberato nel febbraio 1990, era diventato il principale protagonista del processo di negoziazione che avrebbe portato alla fine dell’apartheid e alla costruzione di un nuovo ordinamento politico. Parallelamente De Klerk aveva avviato una fase di apertura, revocando il bando imposto all’African National Congress e favorendo il percorso negoziale con le forze contrarie al sistema razziale.

Il Nobel riconobbe il contributo di entrambi, pur provenendo da esperienze e posizioni profondamente diverse. Nella motivazione ufficiale, il Comitato sottolineò il loro lavoro per una conclusione pacifica dell’apartheid e per la costruzione di una nuova democrazia sudafricana. Il premio rappresentò anche un segnale di sostegno al processo di riconciliazione, in un Paese segnato da decenni di discriminazioni, repressione e profonde disuguaglianze.

La transizione avrebbe trovato una tappa decisiva nelle elezioni del 1994, le prime elezioni nazionali a suffragio universale senza distinzioni razziali. Mandela ne uscì vincitore e il 10 maggio dello stesso anno divenne il primo presidente di colore del Sudafrica, guidando il Paese in una fase cruciale per il consolidamento delle istituzioni democratiche.

Il discorso a Oslo: riconciliazione, diritti e fratellanza

La cerimonia ufficiale di consegna del Nobel si svolse il 10 dicembre 1993 al Municipio di Oslo. Nel suo discorso di accettazione, Mandela rese omaggio al co-laureato de Klerk, riconoscendogli il coraggio politico di ammettere le ingiustizie provocate dall’apartheid e la disponibilità a sostenere una transizione basata sul negoziato e sulla partecipazione di tutti i sudafricani.

Mandela ricordò inoltre chi aveva contribuito alla lotta per l’uguaglianza e la dignità umana, citando tra gli altri Albert Luthuli e Desmond Tutu, già insigniti del Nobel per la Pace, e Martin Luther King Jr., simbolo della battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti. Il riconoscimento, sottolineò, non apparteneva soltanto ai due premiati, ma anche alle milioni di persone che dentro e fuori dal Sudafrica avevano combattuto contro la segregazione.

Uno dei passaggi più significativi del discorso riguardò il valore della libertà, che non può essere misurato in termini economici. Mandela affermò che la ricompensa per le sofferenze patite dalla popolazione sudafricana non sarebbe stata quantificabile in denaro o nei metalli preziosi estratti dalla terra africana. Il vero risultato, spiegò, avrebbe dovuto misurarsi nella felicità e nel benessere dei bambini, delle famiglie e dell’intera società.