7 ottobre 2023 ‒ 7 ottobre 2026: si fa presto a dire «Bibi», per annacquare una tragedia. Quale può essere la contromisura più efficace per non dimenticare la strage‒massacro di Hamas, costata oltre 1.200 vittime (innocenti) e 251 ostaggi tra gli Israeliani, trovatisi sabato 7 ottobre 2023 nei pressi della Striscia di Gaza? Cosa ne è stato dei ragazzi che partecipavano ad una festa in spiaggia? L’esperienza insegna: mai e poi mai lisciare il pelo all’integralismo islamico, se non vogliamo fare la stessa fine

di Marco Leonardi

«La mattina del 7 di ottobre il sole era bellissimo sulla sabbia gialla, sull’erba del kibbutz, le poltrone a dondolo sotto la loggia, le sculture sbilenche, le biciclette da bambini, le auto elettriche per i nonni, le conchiglie infilate su spaghi che dondolano al vento tintinnando di fronte alle case». A leggere queste righe, sembra l’incipit di un romanzo di Ernest Hemingway.

Vai alle pagine immediatamente successive, e il più terrificante dei racconti di Stephen King apparirà come una lettura per educande, da collegio di suore claustrali: «Una volta entrati, hanno spazzato le strade rombando in tremila coi pick-up bianchi e le moto, sparando in testa a tutti quelli che incontravano, rincorrendo chi cercava di scappare a marcia indietro, suddividendosi in gruppi così da chiudere le strade di traffico pubblico mentre si avviavano ai paesi e ai kibbutz».

Neanche il tempo di chiudere il libro, e un brivido di sudore freddo ti attraversa la schiena. Potrebbe mai avvenire un simile orrore dove viviamo? Parliamo di un resoconto proveniente da una realtà, lontana da noi, oppure quanti «si accanivano su chi fuggiva, aggregandosi fuggevolmente per urlare di gioia sui corpi dei morti», formerebbero uno scenario terrificante, in grado di essere ripetuto a casa nostra? La mente si aggrotta, le lacrime solcano il volto, il terrore non è lenito dallo scorrere del tempo.

Quel sabato maledetto, il 7 ottobre del 2023, resta un trauma nella memoria visiva e scritta di tutti noi. Vi imploriamo, come si implora una persona a noi cara, da salvare ad ogni costo dalla morte. Leggete, rileggete, meditate, rimuginate, discutete, fate il cazzo che volete ma diffondete, diffondete, diffondete questo libro!

Ecco a voi le coordinate autoriali: Fiamma Nirenstein, 7 ottobre 2023. Israele brucia, edito per i tipi della, coraggiosissima, «Giubilei Regnani Editore» nel 2024, attualmente in commercio. Con una prosa brillante, una scrittura senza fronzoli, uno stile diretto e in grado di colpire dritto al cuore, la scrittrice e giornalista Fiamma Nirenstein, ci descrive quanto è avvenuto nei territori di confine tra lo Stato di Israele e gli insediamenti dei Palestinesi, appena tre anni fa.

La lezione da trarre da una lettura, tanto necessaria quanto sconvolgente? Mai e poi mai lisciare il pelo a quella bestia feroce, chiamata integralismo islamico. Più lo vezzeggi, tante più stragi, dirottamenti di aerei (ricordate quanto avvenuto qualche giorno addietro?), folli lanciati con le loro macchine contro passanti e sterminatori avremo tra noi. Sono passati tre anni, e non sembra passato un solo secondo, da quegli eventi. Abbiamo un solo dovere civico: ricordare e ammonire, per evitare che la tragedia possa ripetersi, stavolta a casa nostra.  

(Come ricordare la tragedia del 7 ottobre del 2023? Tra le tante iniziative, suggeriamo di compiere un atto “intimo e privato”, oltre a pregare per le anime degli innocenti, barbaramente uccisi. Leggete il libro, bello e toccante ad un tempo, di Fiamma Nirenstein, intitolato 7 ottobre 2023. Israele brucia (Giubilei Regnani Editore, Roma 2024, pp. 278, Euro 23)

Autodafé immaginato, puntata n° 84 di martedì 6 ottobre 2026

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