Affacciato sul mare dalla zona dei Cappuccini, il Monumento ai Caduti d’Africa di Siracusa è una presenza architettonica che rischia di passare inosservata. Frequentato soprattutto dai siracusani, anche per la vicinanza alla pista ciclabile, resta invece un’opera capace di raccontare attraverso forme, materiali e simboli una pagina complessa della storia italiana.
A guidare nella lettura del monumento è Pietro Piazza, guida turistica, che ne ricostruisce la storia e gli elementi artistici.
Un progetto nato negli anni Trenta
Il monumento venne realizzato negli anni Sessanta, ma la sua storia affonda le radici nei decenni precedenti. Il progetto era stato infatti elaborato circa vent’anni prima dallo scultore fiorentino Romano Romanelli, autore di un’opera pensata per commemorare i caduti italiani delle guerre coloniali in Africa.
«Il Monumento nasce come opera in onore dei lavoratori caduti in Africa. Venne costruito negli anni ’60 pur essendo stato progettato due decenni prima dallo scultore fiorentino Romano Romanelli e doveva servire a ricordare i caduti delle guerre in Africa».
La scelta di Siracusa non fu casuale. La città era infatti legata alla partenza delle navi dirette verso l’Africa orientale italiana durante la campagna d’Etiopia.
«Romanelli aveva scelto Siracusa perché da lì erano partite le navi per la conquista dell’impero etiope. Ma la sua progettazione ebbe un intoppo, perché negli anni ’40, allo scoppio della guerra, il monumento rimase smontato».
Il progetto rimase quindi sospeso per anni, fino alla decisione di collocare l’opera nella zona dei Cappuccini.
La forma di una nave rivolta verso il mare
Il luogo scelto contribuisce in maniera determinante alla lettura dell’opera. Il monumento si trova infatti in una posizione panoramica, quasi protesa verso il Mediterraneo.
«Negli anni ’60 si decise di montarlo nella zona dei Cappuccini vicino alla chiesa, che è un punto panoramico in cui sembra che il monumento guardi il mare».
È proprio la forma dell’opera a rendere immediatamente evidente il riferimento alla navigazione. Il monumento è costruito su un imponente basamento e richiama una grande nave.
«Il monumento è un esempio di arte razionalista fascista con dei riferimenti storicistici perché si poggia su un basamento di calcestruzzo rivestito di marmo e rappresenta una nave che guarda verso il mare».
La scelta della nave contiene un duplice riferimento: da una parte le truppe dirette verso l’Etiopia, dall’altra il progetto coloniale che avrebbe dovuto portare popolazione italiana nei territori dell’impero.
«Ha un doppio significato: le truppe che andavano verso l’Etiopia e la nave che avrebbe portato in futuro i coloni verso l’Etiopia, perché Mussolini considerava l’Etiopia la colonia verso la quale la popolazione italiana doveva andare a costituire parte dell’impero coloniale italiano».
Dalla simbologia fascista a quella nazionale
Uno degli elementi più interessanti dell’opera riguarda proprio la sua simbologia. Il monumento nasce infatti in un contesto storico e ideologico preciso, ma viene collocato nella sua forma attuale negli anni Sessanta, in un’Italia profondamente diversa da quella fascista.
A segnare anche visivamente questa trasformazione è la sommità del monumento.
«Ma è sormontata dalla stella d’Italia anziché dal fascio littorio, simbolo del fascismo, perché venne rimontata negli anni ’60 e il significato venne stravolto in Monumento ai Caduti d’Africa».
L’opera conserva quindi elementi riconducibili alla cultura artistica e propagandistica del periodo fascista, ma la sua configurazione successiva ne modifica la denominazione e parte della simbologia.
È proprio questa stratificazione a rendere il monumento interessante anche dal punto di vista storico-artistico: non si tratta soltanto di un’opera da osservare per la sua imponenza, ma di una testimonianza che porta con sé le trasformazioni del significato attribuitole nel tempo.
Sei sculture raccontano le truppe
Attorno alla struttura principale si trovano sei sculture in bronzo.
«Attorno alla statua si trovano sei sculture di bronzo che rappresentano tutte le truppe che avevano contribuito a combattere la guerra coloniale».
L’apparato scultoreo completa così la rappresentazione della spedizione militare. Sui lati del monumento, invece, sono presenti diversi rilievi che ampliano il racconto attraverso immagini di mezzi e strumenti della guerra.
«Sui lati lunghi sono rappresentati dei rilievi con camion, mezzi corazzati e aerei, mentre su un lato corto c’è la prua della nave».
L’insieme costruisce una sorta di racconto per immagini, nel quale architettura, scultura e rilievo concorrono a rappresentare la dimensione militare e coloniale dell’impresa.
Il richiamo all’antichità romana
Tra le figure bronzee presenti nel complesso c’è anche quella del cavalleggero italiano. Una scelta che, secondo Piazza, rimanda direttamente alla tradizione della scultura monumentale italiana e alla simbologia dell’antica Roma.
«La poppa nell’altro lato corto abbiamo una delle sculture di bronzo che rappresenta il cavalleggero italiano, che ricorda la scultura dei Dioscuri che si trova a piazza del Quirinale, che erano statue messe dai papi».
Il riferimento ai Dioscuri, le monumentali statue di Castore e Polluce collocate in piazza del Quirinale a Roma, introduce nell’opera un ulteriore elemento di carattere storicista.
«A esse Romanelli si ispirò richiamando l’impero romano, cosa tipica dell’ideologia fascista».
Il recupero di forme e riferimenti dell’antichità romana era infatti uno degli strumenti attraverso cui l’arte del periodo fascista costruiva una continuità simbolica tra la Roma antica e l’Italia contemporanea.
La cappella commemorativa e le battaglie
Il monumento presenta anche uno spazio interno, meno evidente a chi lo osserva dall’esterno.
«Dietro la statua si trova una porticina di ferro all’interno della quale si trova una piccola cappella commemorativa dell’impresa di Etiopia».
Anche questo elemento contribuisce alla funzione celebrativa originaria dell’opera. La memoria della campagna d’Etiopia è inoltre esplicitata attraverso le iscrizioni presenti sulla struttura.
«Sopra a questa porticina sono scritti a rilievo tutte le battaglie della guerra».
L’architettura diventa così anche uno spazio della memoria, costruito per conservare il ricordo dell’impresa militare attraverso nomi, figure e simboli.
Un monumento che cambia significato
La storia del monumento non si è però conclusa con la sua installazione negli anni Sessanta. Nel tempo sono cambiate la percezione dell’opera e la sua stessa denominazione.
«Nel 2012 l’associazione Lamba Doria ha fatto mettere una targa chiamandolo Monumento ai Caduti in Africa».
La nuova denominazione contribuisce a inquadrare l’opera all’interno di una memoria più ampia, legata agli italiani morti nel continente africano, mentre rimane leggibile la stratificazione dei significati originari.
È proprio questa sovrapposizione a rendere il monumento una testimonianza particolare: la sua forma conserva tracce dell’ideologia che ne aveva ispirato il progetto, mentre la collocazione e la rilettura successive appartengono a un’altra stagione della storia italiana.
Un’opera conosciuta dai siracusani, meno dai turisti
Nonostante la posizione e le dimensioni, il Monumento ai Caduti d’Africa non sembra avere ancora un ruolo centrale nei percorsi turistici della città.
«È molto frequentato dai siracusani perché si trova nei pressi della pista ciclabile, ma poco frequentato dai turisti».