Esiste una parola che dice tutto, nella storia della cultura europea dall’Ottocento ad oggi. Bildungsbürgertum è la parola che designava l’ossatura dei nascenti Stati Nazionali, in primis l’Impero tedesco-prussiano, di bismarckiana memoria. Uno stuolo di avvocati, giuristi, insegnanti, giornalistici, artisti, finanzieri, banchieri e quant’altri avessero un ruolo ufficiale nella macchina statale dell’epoca, poneva, al primo posto nella scala dei valori sociali, la formazione culturale dei figli e dei loro nuclei familiari.
L’elevazione culturale era vista e vissuta come vero e proprio “lasciapassare” nella tessitura di relazioni sociali proficue e stimolanti, nell’avanzamento di carriera, nell’inserimento dei propri “pargoli” nei gangli della società che teneva le redini dell’amministrazione statuale. Non si provava vergogna, all’epoca, nell’essere parte, dichiarata e conclamata, del ceto dirigente.
Nella società dei consumi, propria del Secondo Novecento, la base di partenza per l’acquisizione di una cultura di base presupponeva anche la fruizione di strumenti, in grado di “forgiare” e “lanciare” le nuove generazioni nell’arena delle professioni. Le prime volte che il nome di Cicerone, arringhe comprese, faceva la sua comparsa agli occhi di noi scolari da Bildungsbürgertum secondonovecentesco, tale nome proveniva dalla consultazione di enciclopedie, grandi classici, fumetti a tema.

Giusto in tema di “Nona Arte”, come dimenticare la bellissima «Storia d’Italia a fumetti», uscita in quattro volumi dal 1978 al 1986? Divulgativa quanto ti pare, eppure rigorosa e ben argomentata, essa dava a noi scolari un quadro preciso e arioso della Storia del Belpaese dall’Antica Roma agli anni della Prima Repubblica, reso oltremodo gradevole dalle matite di illustratori del calibro di Sergio Toppi, Dino Battaglia e Hugo Pratt.
Da questo gradevole “antipasto”, il processo di crescita culturale e professionale passava per le enciclopedie cartacee, Treccani docet, fino alle «Grandi Opere». Dalla «Storia del mondo Antico» della Cambridge, pubblicata, in traduzione italiana, dall’Editore Garzanti di Milano in 9 volumi rilegati, usciti tra il 1974 e il 1982, fino alla “recente” «Storia del Cinema Mondiale», uscita in cinque volumi (suddivisi, al loro interno, in più tomi) per i tipi dell’editore torinese Einaudi tra il 1999 e il 2001, le opere in più volumi hanno accompagnato una formazione di lungo corso.
Quest’anno, giusto per rimanere “confinati” al 2026, non è stata pubblicata più alcuna «Grande Opera». Perché? Gli editori non vogliono più rischiare i loro soldi? Pubblicare opere che constano di più volumi sembra un’impresa che non interessa più a nessuno. Cambiano i tempi, cambiano le possibilità economiche dell’Italiano Medio, cambiano le abitudini di lettura.
Compiacetevi, rassicuratevi, accontentatevi di una simile considerazione, per nulla dissimile da quelle fatte addentando un cornetto davanti al bancone del bar, e vi consegnerete, armi e bagagli, o meglio libri e capacità di lettura, nelle mani della melassa uniformante dei giorni nostri. La già citata casa editrice Einaudi ha definitivamente sospeso il servizio rateale, dicasi la colonna portante nella vendita di opere in più volumi, a partire dal primo gennaio 2025.
Il piacere di costruire un sapere forte, duraturo e in grado di cumularsi nel tempo, non finisce con la sospensione della vendita a rate più famosa nel mondo dell’editoria italiana. Quel mosaico infinito, e mai completo, denominato formazione culturale della persona, può sempre attingere dalle «Grandi Opere», presenti nelle biblioteche delle nostre città. Non sarà di certo una congiuntura economica sfavorevole ad impedire quella simbiosi tra cultura e vita, quella simbiosi, magica ed esaltante che fece dire all’Ulisse di Dante «fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e canoscenza».
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Quando un semplice “murales” può risvegliare l’interesse per le grandi narrazioni. Catania, Liceo ‒ Ginnasio «N. Spedialieri», volgete lo sguardo al muro laterale del plesso. La pittura a firma di scolari, raffigurante una splendida “catasta” di libri, allude alla potenza delle grandi narrazioni, vera e propria fonte di ispirazione, in grado di forgiare intellettualità vulcaniche)