Alimentazione di cane e gatto in autunno: cosa cambia rispetto all’uomo

di Giuliano Spina

Con l’arrivo dell’autunno cambiano le temperature, le abitudini quotidiane e, per molte persone, anche il modo di alimentarsi. Ma quello che portiamo in tavola non può essere automaticamente condiviso con i nostri animali domestici. Cane e gatto hanno infatti esigenze nutrizionali differenti da quelle dell’uomo e, soprattutto, presentano differenze importanti anche tra loro.

A spiegare cosa cambia tra l’alimentazione umana e quella dei nostri animali è Mirko Ivaldi, veterinario esperto di divulgazione, che parte da una distinzione fondamentale: «Dobbiamo ricordare che l’uomo è biologicamente onnivoro, mentre quella canina è stata selezionata per essere leggermente onnivora, ma tendenzialmente sia cane che gatto sono carnivori».

La classificazione nutrizionale, tuttavia, richiede qualche precisazione. Il cane domestico è oggi considerato dal punto di vista nutrizionale un onnivoro, grazie anche alla sua capacità di utilizzare efficacemente nutrienti provenienti da fonti vegetali e carboidrati. Il gatto, invece, è un carnivoro obbligato: può digerire e utilizzare alcuni nutrienti di origine vegetale, ma possiede esigenze metaboliche che rendono indispensabile una dieta contenente nutrienti provenienti da tessuti animali.

Cane e gatto non mangiano come noi

La prima regola, dunque, è semplice: il cibo destinato all’uomo non deve diventare automaticamente cibo per cane o gatto.

Le differenze non riguardano soltanto la quantità di carne presente nella dieta, ma soprattutto il modo in cui le diverse specie utilizzano e metabolizzano i nutrienti. Un alimento che per una persona può essere perfettamente normale può risultare inadatto, e in alcuni casi pericoloso, per un animale.

«Il cane qualcosa di vegetale può digerirla, mentre il gatto invece no e necessita comunque di prodotti di origine animale, soprattutto carne», spiega Ivaldi.

La realtà nutrizionale del gatto è particolarmente specifica. La sua dieta deve garantire alcuni nutrienti che la specie non riesce a ottenere adeguatamente attraverso una semplice alimentazione vegetale. Tra questi c’è la taurina, un amminoacido essenziale per il gatto. Una sua carenza può provocare conseguenze importanti, tra cui cardiomiopatia dilatativa e degenerazione della retina.

«Il gatto ha un amminoacido, la taurina, senza la quale si rovinano cuore, polmoni e reni. Volente o nolente il gatto deve mangiare carne», sottolinea il veterinario.

Più precisamente, ciò che rende indispensabile la presenza di alimenti di origine animale nella nutrizione del gatto è l’insieme delle sue esigenze metaboliche: oltre alla taurina, la specie necessita infatti di nutrienti come acido arachidonico, vitamina A preformata e specifici livelli di aminoacidi.

Perché gli avanzi della tavola non sono una buona idea

Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare gli animali domestici come piccoli commensali ai quali offrire gli avanzi del pranzo o della cena.

Il problema non è soltanto rappresentato dagli ingredienti principali. La cucina umana utilizza infatti quantità e combinazioni di sale, condimenti, grassi e spezie che non sono pensate per le esigenze fisiologiche di un cane o di un gatto.

«Per gli animali il cibo a uso umano non va mai bene, perché la specie umana è più avvezza al sale, anche come conservante alimentare, cosa che a cani e gatti provoca disturbi a livello renale», osserva Ivaldi.

Il tema del sale merita però una distinzione: il sodio è un nutriente necessario anche per cane e gatto e non è corretto considerarlo di per sé un veleno. Il problema riguarda soprattutto gli eccessi e gli alimenti umani molto salati, oltre alle condizioni individuali dell’animale. Nei soggetti affetti da determinate patologie, per esempio, il controllo dell’apporto di sodio può assumere un’importanza particolare.

Per questo un boccone occasionale non può essere equiparato a una dieta abituale, ma trasformare gli avanzi della cucina nella normale alimentazione dell’animale può creare squilibri nutrizionali e, in alcuni casi, favorire l’assunzione di sostanze inadatte.

Attenzione anche a spezie e condimenti

Un altro elemento che distingue profondamente la cucina umana dall’alimentazione degli animali domestici è l’utilizzo delle spezie.

«La specie umana utilizza delle spezie che non vanno bene per gli animali perché i principi attivi contenuti nelle spezie, che danno aroma e piccante, non vengono ben metabolizzati dai carnivori», spiega Ivaldi.

Il principio generale è quindi quello di non aggiungere condimenti, salse o spezie alla ciotola dell’animale. Alcuni ingredienti utilizzati comunemente in cucina possono inoltre essere realmente tossici per cane e gatto. Cipolla, aglio e altre piante del genere Allium, per esempio, possono provocare tossicità negli animali domestici.

«A parità di dosaggio la stessa spezia può avere effetti tossici tanto nel cane quanto nel gatto con gastrite nel cane e intossicazione nel gatto», aggiunge il veterinario.

Anche in questo caso è importante evitare generalizzazioni: il rischio dipende dalla sostanza, dalla quantità ingerita, dalla specie e dalle caratteristiche dell’animale. In presenza di un’ingestione accidentale di un alimento o di un prodotto potenzialmente tossico, è sempre opportuno rivolgersi rapidamente al veterinario.

L’autunno cambia anche le abitudini alimentari degli animali

L’arrivo dell’autunno introduce poi un altro elemento interessante: in natura, il cambio di stagione modifica la disponibilità delle prede e delle risorse alimentari.

«Nei cambi di stagione la specie umana mangia quello che si trova sul momento, mentre i cani e gatti potrebbero predare specie che si preparano al letargo e che sono leggermente più grasse», racconta Ivaldi.

È un richiamo alla differenza tra il comportamento alimentare degli animali selvatici e quello degli animali domestici. Le specie selvatiche devono adattarsi alla disponibilità stagionale del cibo; cane e gatto che vivono in casa, invece, ricevono generalmente un’alimentazione costante e formulata per soddisfare le loro necessità nutrizionali.

Questo non significa che in autunno sia necessario aumentare automaticamente le quantità di cibo nella ciotola. Il fabbisogno energetico di un animale domestico dipende da numerosi fattori, tra cui peso, età, attività fisica, stato fisiologico, condizioni di salute e ambiente.

Il grasso: una differenza importante tra uomo e carnivori

Il discorso porta anche a una delle differenze fisiologiche più interessanti.

«Tutto questo si riflette in un’altra differenza tra noi e i carnivori, ovvero che il carnivoro digerisce meglio di noi il grasso animale», spiega Ivaldi.

Il grasso rappresenta infatti una fonte energetica importante anche per cane e gatto. Ma questo non significa che una dieta ricca di grassi sia automaticamente indicata per un animale domestico. Al contrario, la quantità di grassi deve essere inserita all’interno di una dieta completa e bilanciata e adeguata alle esigenze del singolo animale. Il grasso, inoltre, apporta una quantità elevata di energia e può quindi contribuire all’aumento di peso quando l’apporto calorico supera il fabbisogno.

In altre parole, la capacità di utilizzare il grasso non equivale alla necessità di mangiare alimenti molto grassi.

Cane e gatto domestici non sono più animali selvatici

Ivaldi richiama infine un’altra differenza tra gli animali selvatici e quelli che vivono accanto all’uomo.

«Allo stesso tempo l’animale selvatico carnivoro ha un ph dello stomaco e capacità di resistenza alla carne andata male fuori scala rispetto a quello a cui siamo abituati noi. La selezione umana ha fatto perdere questo tratto agli animali domestici».

Il rapporto tra alimentazione e adattamento evolutivo è complesso. Cane e gatto domestici discendono da specie selvatiche, ma la domesticazione e la selezione operata dall’uomo hanno modificato nel tempo numerosi aspetti della loro biologia e del loro comportamento. Nel caso del cane, per esempio, sono state individuate modificazioni genetiche associate alla digestione degli amidi e all’utilizzo dei carboidrati, che contribuiscono a spiegare la sua maggiore flessibilità alimentare rispetto al lupo.

Questo non significa però che un cane o un gatto domestico possa consumare senza conseguenze carne deteriorata o alimenti non sicuri. La presenza di microrganismi patogeni, tossine o contaminanti può rappresentare un rischio anche per gli animali domestici.

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