La ricorrenza, incentrata sull’inizio della Seconda Guerra Mondiale, arriva a quota 87 anni. Perché ha ancora senso questa commemorazione? Facciamo bene ad individuare e ad esecrare, i cattivi del nostro tempo? In alternativa alla distinzione tra buoni e cattivi, sarebbe opportuno e sensato, da parte nostra, inserire gli attuali belligeranti nello stesso calderone, senza più distinzione tra vittime e carnefici, tra colpevoli e innocenti?

di Marco Leonardi

1° settembre 1939: l’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Ripercorriamo la storia evenemenziale. Venerdì 1 Settembre 1939, ore 4:47, presso il porto della Libera Città di Danzica (oggi territorio della città polacca di Gdansk). La nave della Marina di Guerra Tedesca, la nave-scuola per la formazione dei cadetti, denominata «Schleswig-Holstein», apre il fuoco e cannoneggia, dapprima a salve, un bunker e un deposito di munizioni situato sulla Westerplatte, una penisola artificiale di cemento, creata sull’imboccatura al corridoio del porto di Danzica con l’intento di controllare il transito delle navi.

La Westerplatte e il primo attacco

Aveva così inizio la Seconda Guerra Mondiale, ad oggi il più feroce e sanguinoso conflitto che la storia umana ricordi. Il bilancio di sei anni di guerra (1939-1945) supera i cinquanta milioni di morti. Se a questo aggiungiamo l’Olocausto del popolo ebraico, le due atomiche americane, sganciate su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945, nonché le scoperte dei gulag staliniani, iperattivi tra il 1939 e il 1945, l’unico aggettivo che viene da proferire, nel descrivere quegli anni, è uno solo: terrificante!

Sei anni di guerra e milioni di vittime

Ripercorriamo il nostro presente, e poniamoci la domanda delle domande. Oggi, martedì 1settembre del 2026, ricordiamo, per l’ottantasettesima volta, l’inizio di quell’accadimento, che ha borchiato a fuoco il vissuto dei nostri nonni e, per chi non è più giovanissimo come lo scrivente, anche l’infanzia dei nostri padri. Possiamo azzardare, ai giorni nostri, dei parallelismi con quanto accaduto a partire da quel fatidico venerdì 1settembre del 1939? Neanche per idea! Non ce ne vogliano i pasionari di turno.

La storia non è il presente

Da buoni studenti (e poi studiosi di Marc Bloch), conosciamo i rudimenti del Mestiere di Storico. «Il passato è per definizione un dato che nulla più modificherà. Ma la conoscenza del passato è cosa in evoluzione, che senza posa si trasforma e si perfeziona». La storia è la disciplina revisionista per eccellenza. Revisionare la nostra conoscenza, e, a seguire, il nostro giudizio sul passato, non ci autorizza ad effettuare paragoni forzosi (e di comodo) con un presente totalmente diverso dall’Europa del 1939.

Buoni e cattivi: una distinzione ancora possibile?

Nel confronto tra il primo quarantennio del Novecento, ed oggi, non possiamo tacere un altro interrogativo. Ieri i cattivi e i buoni, così come insegnatoci a scuola (o dovremmo dire: come indottrinatoci a scuola?) erano facili da identificare. Oggi, chi sono i buoni e chi i cattivi che agiscono nella storia del nostro presente? Qui ritorna, con prepotenza, la necessità di guardare alle lezioni della Storia. Il mondo uscito da quella tempesta di sangue e fuoco, avviata nel 1939, ha demarcato una linea netta e chiara.

Cosa ci insegna la memoria del Novecento

Le sue coordinate rispondono ai nomi di Democrazia seria e autorevole, declinata sovente in un Presidenzialismo che non scade mai nell’autoritarismo, nell’Economia Sociale di Mercato, via in grado di garantire uno stile di vita dignitoso per la stragrande maggioranza della popolazione umana. Sul piano dei Valori di riferimento, il richiamo alle radici e al Valore del Crstianesimo non può mai essere trascurato: De Gasperi, De Gaulle, Adenauer, Schumann, e quanti hanno sognato un Occidente libero e forte, non hanno mai ceduto, di un solo millimetro, sulla cogente necessità di riproporre le radici cristiane dell’Europa per il mondo a venire.

Dalla Seconda Guerra Mondiale all’Europa di oggi

Grandi politici venuti nei decenni successivi, da Margareth Thatcher a Ronald Reagan, da Giorgio Almirante a Jean Marie Le Pen, hanno sognato, per i loro popoli, una Civiltà in grado di conciliare il progresso con il rispetto delle radici, onnipresenti e visibili nelle nostre cattedrali, nelle nostre chiese, nelle nostre biblioteche. Risuona ancora, alle nostre orecchie, quanto “urlato” da Helmut Kohl, nell’anno della caduta del Muro di Berlino.

Ucraina, Gaza e Hormuz: i conflitti del presente

Davanti a decine di migliaia di persone, assiepatisi in quel 19 Dicembre del 1989 presso la Frauenkirche di Dresda, lo spettro di un nuovo 1939 veniva esorcizzato, proferendo un sonoro Nie wieder Krieg, nie wieder Gewalt! Mai più guerra, mai più violenza! Ucraina, Gaza, Hormuz sono solo le punte di un iceberg di quello che Papa Francesco ha definito, saggiamente, «la Terza Guerra Mondiale a pezzi».

Ritrovarsi tutti insieme, in questo martedì 1 Settembre 2026, significa tenere bene a mente, anche a 87 anni di distanza, almeno una posizione di principio, da esprimere magnificamente con i versi del poeta Eugenio Montale: «Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Venerdì, 1settembre 1939: la foto-simbolo, inaugurante la Seconda Guerra Mondiale, è nuovamente davanti ai vostri occhi. La nave-scuola della marina militare tedesca, denominata «Schleswig-Holstein», cannoneggiava un bunker polacco situato nel “corridoio di Danzica”. Quale percezione abbiamo, oggi martedì 1settembre 2026, di quella foto in bianco e nero? Lasciamo perdere le ricostruzioni in 3D, ignoriamo, per un attimo, il comodo ausilio dell’intelligenza artificiale, e lasciamo camminare la nostra memoria, senza l’ausilio dopante delle nuove tecnologie. L’inizio di quella tragedia, ben presente nella memoria viva dei nostri nonni, può essere ricordato anche riproponendo le foto “topiche” di quegli accadimenti alle nuove generazioni. Facciamo entusiasmare i nostri giovani alla storia della Seconda Guerra Mondiale, a patto di evitare spettacolarizzazioni e toni esagitati. Rischieremmo di essere equivocati. Solo un’Europa politicamente coesa, ed economicamente forte, renderà possibile dire, con autorevolezza: mai più!)

Autodafé immaginato, puntata n° 57 di martedì 1 Settembre 2026