Ci risiamo! L’estate volge al termine, le polemiche, anzi i battibecchi tra i politici, riprendono. Puntuale arriva la frecciata: chi vota per taluni è ignorante e disagiato, con l’ovvia conseguenza che quanti votano per altri sono intelligenti, illuminati e superdotati (ci riferiamo alle qualità intellettuali, ovviamente).
«A questi eventi Radical Chic passa per la testa un tale diluvio di tabù…ma è delizioso». Non è cambiato nulla dal 1970, anno in cui usciva un libro, destinato a fare epoca, costume, analisi sociale: Radical Chic. Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto. Nei Settanta era lo scrittore Tom Wolfe a girare il dito nella piaga delle ipocrisie di quanti parlavano in un modo e, concretamente, mantenevano intatti i loro privilegi e le loro ricchezze. Oggi, nel 2026, anno dei social e dell’informazione virtuale imperante, basta dire due parole a sproposito e le commentano anche su Marte. A ragion veduta! Possibile sia ancora lecito offendere e insultare gratuitamente chi non si allinea ai nostri desiderata? Ma tant’è… Non possiamo esimerci dal riprendere in mano il dizionario, e fiondarci sulla parola «ignoranza».

Il lemma, al primo significato, designa la «condizione di chi non sa, non conosce, non ha avuto notizia di determinati fatti, avvenimenti e simili». La definizione spalanca le porte ad una serie di valutazioni positive, inimmaginabili per quanti “ignorano” il significato di una parola, adoperata a sproposito. Non siamo a conoscenza dei magheggi esistenti dietro le quinte del potere? Tanto meglio, valuteremo senza filtri l’operato di chi ci governa, basandoci sui dati di fatto e su quanto riscontriamo con i nostri occhi! Assenza di informazioni su determinati fatti? Ben venga, nell’epoca delle fake news trovatemi un solo “povero illuso” che conferisca credibilità a quanto legge sui social, a quanto sente commentare, su quanto non può verificare di persona!
Tuttavia, in quanto siamo convinti delle potenzialità insite nell’ignoranza, riteniamo di fiondarci, parimenti, sul Dizionario Etimologico, al fine di padroneggiare, appieno, quella parola, usata come una clava, da quanti si divertono dapprima a tirare il sasso, salvo poi ritirare la mano, non appena le onde si increspano più del dovuto. La parola ignoranza deriva dal latino ignoro, verbo classificabile nella prima coniugazione, dal famoso paradigma, tutto profumante di libri da quarto ginnasio: ignoro, ignoras ignoravi, ignoratum, ignorare. Da Padre Dante Alighieri fino al Settecento, oltre «al significato usuale di non conoscere, presenta anche quello di non voler conoscere, talora fingere di non conoscere). Cari politicanti da strapazzo, nessuno vi vota perché non conoscete l’anima profonda del Popolo Italiano.
Quanti sono sopravvissuti a tutto e al contrario di tutto, quanti hanno metabolizzato il motto, di guicciardiniana memoria, «Franza o Spagna, purché se magna!», d e v o n o i g n o r a r e per sopravvivere, devono fare finta di non capire, per andare avanti senza scossoni, devono saper turate le orecchie (il giornalista Indro Montanelli voleva che si turassero anche il naso) per non scontarsi con chi ha più potere, così perdendo quanto faticosamente conseguito in una vita di lavoro e di sacrificio. Qualche saputello riutilizza i soliti, veti e fusti stereotipi, contro un popolo che ha fatto dell’ignoranza (interessata), la chiave di un successo plurisecolare? Ignorate il saccente di turno e, soprattutto, non votatelo!!!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal professore Marco Leonardi a beneficio dei lettori. Rivedete una delle fotografie tra le più note del film «Il moralista», risalente al 1959. Il protagonista, un magnifico Alberto Sordi nelle vesti del personaggio fittizio di Agostino, cade, o meglio manifesta in piena consapevolezza, di essere realmente l’esatto opposto di quanto proferito a parole. Una delle più significative produzioni cinematografiche, tra quelle uscite nell’Italia degli Anni Cinquanta, sia da monito a tutti noi! «Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo». Di certo, ricordate tutti questo celebre aforisma, opera della penna di Giuseppe Prezzolini (Perugia 1882 ‒ Lugano 1982). Voi a quale categoria appartenete? Sarebbe bello porter annoverare una terza categoria, alla quale afferire: quella delle persone serie.)