I murales e la forza della comunicazione per immagini
La Storia, ci insegna Giovanbattista Vico (1668-1744), consta di corsi e ricorsi. Già nel 1835, Giacomo Leopardi di metteva in guardia dalle facili (e farlocche) infatuazioni per «le magnifiche sorti e progressive» del genere umano. Quanti avevano seppellito i murales come strumento di comunicazione politica e sociale ormai desueto, ricevono dall’osservazione degli accadimenti concreti di ogni giorno, l’ennesimo sganassone.
Dalla politica all’arte sociale: un linguaggio che ritorna
Iran, Corea del Nord in primis, a seguire i paesi sudamericani e asiatici emergenti, quali Panama o India, continuano ad utilizzare i murales, per fare dialogare il potere con la popolazione civile. Disegni semplici e realistici, messaggi chiari e diretti, assenza di parole, tutt’al più slogan o motti di breve, brevissima estensione. Immaginiamo gli sboroni di turno sentenziare, con malcelato sarcasmo: «ancora con esempi da paesi sottosviluppati?».
Quando un’immagine parla più di mille parole
Qui cade l’asino, cari parrucconi da circo, rigorosamente virtuale: non avreste le competenze per apparire in un circo equestre! Come non riuscite a scorgere la forza rigenerante di un simile mezzo di comunicazione, nella polverizzazione di codici comunicativi condivisi, introdotta nell’epoca odierna dei socialmedia? Tu, Tizio, puoi preferire la pizza Margherita. Tu Caio, puoi optare per la pizza Capricciosa. Tu, Sempronio, sei libero di ordinare una pizza Quattro Stagioni! Gusti che cambiano, murales che uniscono!
La street art può migliorare le nostre città?
Vuoi comparare il potere sprigionato da un’immagine, di ricezione immediata, con il più elementare titolone da manifesto o da giornale? Quando rivaluteremo, nel nostro Occidente consumista e smagato, la potenza espressiva delle immagini dipinte sui muri delle nostre città? Sarebbe opportuno riscoprire il valore dell’arte di strada, dell’arte creata per la strada! Non coltiviamo alcuna velleità alla Bansky! Non pensiamo neanche alla lontana di adombrare le creazioni di Jean-Michel Basquiat!

Catania e il Murales della prevenzione
Con una buona dose di prosaicità, desidereremmo aiutare la nostra società civile a non implodere su sé stessa. Se poche tavole, nella loro cristallina semplicità e bellezza, hanno reso popolarissimo un fumetto come «Diabolik», laddove le parole non arrivano neanche ad un terzo di quelle adoperate per colossi, quali «Tex» o «Zagor», immaginate quali vantaggi deriverebbero dall’abbellire tante vie sporche e anonime con disegni nitidi, comprensibili a tutti e, soprattutto, forieri di messaggi carichi di speranza e di riscatto sociale per tutte quelle fasce di popolazione che non hanno avuto la fortuna di essere state educate al Bello.
Dai fumetti ai muri: l’arte che arriva a tutti
I temi non mancherebbero, i talenti artistici nemmeno. Qualcuno vorrebbe procurare i materiali per supportare una forma di espressione artistica, di fondamentale importanza per tutti noi. Insomma, volete cagar la moneta per impedire la scomparsa di una forma espressiva, davvero espressione di un’arte che parte dal basso per arrivare in alto? Basta parlare, chi può metta le mani al portafoglio o alla carta di credito!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Chi ha mai detto che i murales obbediscano a finalità esclusivamente politiche? Nella società “disimpegnata” in cui viviamo, le potenzialità a sfondo sociale, proprie di quest’arte, vengono riscoperte quando mento te lo aspetti. Un esempio? Recatevi sul lungomare di Catania, in direzione di Piazza Europa. Tanto al curioso quanto all’autoctono, non sfuggirà di osservare un murales, inaugurato nel maggio del 2024 sotto il patrocinio dell’Andos [Associazione Nazionale delle donne operate al seno], noto altresì come “Murales della prevenzione”. Le immagini, spesso e volentieri, parlano meglio di mille parole. Se a questo aggiungiamo un orientamento di alto profilo, mirante ad evidenziare i pregi legati alla cura di possibili emergenze, non resta che asserire: evviva i murales a cura dei nostri talentuosi artisti! La cosiddetta arte da strada merita di non essere snobbata, né tantomeno sottovalutata. Non si tratta di una forma espressiva di second’ordine, da allocare nel retrobottega delle “subculture urbane”: tutt’altro, sarebbe opportuno incentivare, in primo luogo con premi di incentivazione, quei murales che ottemperano ad una finalità sociale, di miglioramento della vita comunitaria.