Plastica? Amiamola, parola di Gino Bramieri. È giunto il momento di archiviare una delle ecoballe più radicate nel senso comune: la condanna della plastica, senza se e senza ma. Riscoprire un testimonial del calibro di Gino Bramieri, attore di prim’ordine nell’Italia del boom economico, aiuterà tutti noi a difenderci dalle calunnie di quanti a parole difendono l’ambiente, nei fatti perorano gli interessi dei nuovi potentati economici

di Marco Leonardi

La plastica e il sogno del Boom economico

La salvaguardia del Creato, donato a noi esseri umani da Dio Onnipotente, comporta la trasmissione del medesimo alle generazioni che seguiranno, in saecula saeculorum fino alla fine dei Tempi. Guai, però, a confondere il rispetto della natura con la pretesa di vivere in un ambiente naturale mummificato, laddove l’essere umano non può agire per modificare, a proprio vantaggio, la natura, sempre matrigna e selvaggia, che ci circonda.

Alessandro Natta e la nascita del Moplen

Sapere “addomesticare” la natura alle esigenze della Civiltà e del progresso culturale, economico e sociale degli uomini costituisce la sfida, sempre aperta e mai decisa per sempre, alla quale l’umanità è chiamata a rispondere, dai tempi di Adamo ed Eva. Anno 1963: il chimico Alessandro Natta riceveva, insieme al collega Karl Ziegler, il Premio Nobel per la chimica.

Gino Bramieri, il volto popolare della plastica

La ragione appariva lampante nelle poche righe che accompagnavano il conferimento del riconoscimento, elargito per le «scoperte nel campo della chimica e della tecnologia dei polimeri». In altre parole, semplici e chiare: il polipropilene isotattico veniva reso noto con una sigla, tanto facile da pronunciare, quanto dal significato sibillino per la stragrande maggioranza dei futuri fruitori di questa “lega” di plastica. Il suo nome, per il grande pubblico, era MOPLEN.

Carosello e la rivoluzione degli oggetti domestici

Come rendere popolare, ed economicamente redditizia, la scoperta rivoluzionaria di questa «massa biancastra semisolida, molle, papposa, una specie di gomma rigonfiata», come annotato dal chimico Giulio Natta nei suoi diari? L’Italia in piena corsa del Boom Economico non poteva certo stagnare su una scoperta di tal genere. Il MOPLEN poteva e doveva essere commercializzato! La “fregola” di una società in piena crescita economica spingeva verso un “miracolo laico”.

Moplen: quando il design entrò nelle case degli italiani

Dalla macromolecola di Natta si passava alla macromolecola di Gino Bramieri. Il celebre cabarettista milanese, oggi sfortunatamente dimenticato, ieri popolarissimo per le sue barzellette (alcune decisamente da “depurare”), prestava il suo genio artistico alla pubblicizzazione di tutta una serie di utensili in plastica-MOPLEN, che rivoluzioneranno, per sempre, la civiltà materiale del mondo uscito a pezzi dalla Seconda Guerra Mondiale.

La plastica come strumento di democratizzazione dei consumi

Aspirapolvere, bicchieri, bottiglie, cavatappi, pentolame, posate, e, a seguire, pressoché ogni suppellettile di cui si aveva bisogno, veniva prodotta a basso costo, era acquistabile da tutti i ceti sociali, rendeva possibile vivere nei nuovi giganti di cemento, vuoi i grattacieli delle grandi città, vuoi i casermoni popolari sorti a ridosso delle fabbriche, diventando l’accompagnamento, insostituibile, a quell’Italia di casalinghe, impiegati, operai, finalmente messi nelle condizioni di acquistare, leggi di fruire di oggetti prima relegati ai ceti più facoltosi.

Dalle suppellettili ai giocattoli: una materia diventata cultura popolare

Durata e indistruttibilità trasmigravano definitivamente dal campo semantico a quello domestico. A questo binomio, il genio comico di Gino Bramieri aggiungeva una sua “chicca”, destinata ad un grandissimo successo comunicativo. Facili da lavare, difficili da rompere, facilissimi…da comprare! Dal 1962 al 1971, il “casalingo” Bramieri invitata le spettatrici e gli spettatori dei suoi spot pubblicitari a privilegiare l’uso dei nuovi utensili in MOPLEN.

Plastica e ambiente: oltre le semplificazioni

«È leggero, resistente e inconfondibile mo’, e mo’, e mo’ e mo’ e mo’: Moplen!». Le incursioni di Bramieri sulla celeberrima trasmissione per la nascente televisione, denominata «Carosello», diffondevano nei bar, nei punti di ritrovo e nelle trattorie, gli indimenticabili “siparietti” di un attore con il viso rotondo e bonario, la voce nasale e un corpo “gommoso”, da buona forchetta.

Cari ambientalisti del piffero, smettetela di demonizzare la plastica. Ignoranti e immemori come siete, avete del tutto dimenticato che, negli Anni Sessanta del Novecento, invenzioni sociali (e consumiste), come il MOPLEN, hanno davvero “democratizzato” l’uso materiale delle suppellettili domestiche.

Un’eredità che continua a far discutere

Si doveva scegliere se consumare un pasto con posate di plastica, e poi riporre gli avanzi in un box, parimenti in MOPLEN, oppure mangiare con le mani, conservando il cibo rimanente in giacche sdrucite e rammendate infinite volte, come insegnatoci dal grande Totò nel 1954, con il film «Miseria e nobiltà».

Cari eco-integralisti, prima di sciorinare la vostra “sapienza” ancestrale, facente rima con pseudo-conoscenza demenziale, sbarazzatevi delle Barbie, dei Big Jim, dei Masters, dei Lego, dei Playmobil e di tutti i giocattoli che hanno segnato la vostra infanzia ed adolescenza, videogiochi compresi. Quale spensieratezza avremmo conosciuto, senza poter fruire delle innumerevoli varianti, sempre e comunque a base di plastica, adoperata per farci giocare in tutta serenità? Buona (re)visione a tutti voi di un ritrovato che ha cambiato, in meglio, l’esistenza quotidiana di ciascuno di noi. Gino Bramieri, da lassù, si compiacerà nel sostenere il vostro ravvedimento.  

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Marco Leonardi a beneficio dei lettori. Non esiste genìa peggiore dei rivoluzionari da salotto, dicasi quei neogiacobini dalla puzzetta intellettuale sotto il naso, sempre pronti ad indicare soluzioni impraticabili per le masse, de facto finalizzate ad arricchire sparuti gruppi economici, che fanno un uso spregiudicato della propaganda per ammantare le loro scelte di idealità, inesistenti e irrealizzabili. Gino Bramieri (Milano, 20 giugno 1928 ‒ 18 giugno 1996) ha dato voce, con la sua pubblicità da cabarettista d’eccezione, a quella maggioranza silenziosa, l’Italia delle casalinghe, l’Italia degli impiegati, l’Italia degli artigiani, che faticosamente si lasciava, alle spalle per non volerla rivivere mai più, la miseria materiale dell’immediato Secondo Dopoguerra. Finalmente si tornava a mangiare, e vai, a tutta forza, con la «pappa col pomodoro», cantata da Rita Pavone nel 1964. La foto ci mostra il comico milanese, fotografato nell’atto di sponsorizzare un contenitore, a forma di pentola, da adoperare in cucina. Nasceva un mito di plastica, chiamato Moplen. Per la prima volta, nelle case degli operai, dei contadini e degli impiegati, entrava lo scolapasta, la grattugia, lo spremiagrumi. Ecco un esempio di vera e concreta democratizzazione degli stili di vita, fino a quel momento di esclusivo appannaggio dei ceti alti e facoltosi. Ringraziamo l’eredità di Gino Bramieri. Eco-ballisti di ieri, di oggi e di domani: con noi non avrete mai vita facile!)

Autodafé immaginato, puntata n° 52 di giovedì 27 agosto 2026

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