Faremo sopravvivere l’edicola? Saremo davvero così idioti da condannare all’estinzione la creazione più popolare (e tangibile), che ha simboleggiato l’acculturazione di massa, in Italia, dagli Anni Trenta del Novecento ad oggi? Ha ancora un futuro quel presidio di informazione e di diletto, vuoi costruttivo, vuoi edulcorante una realtà grigia e tremenda, che ha accompagnato la crescita di tutti noi? Rivolgiamo un’elegia, antinostalgica, in lode di quel chiosco, fino a qualche anno addietro traboccante di splendide tonnellate di carta

di Marco Leonardi

Lasciate perdere il concetto di minimalismo e rispondete, in tutta onestà, a questa domanda: quale struttura architettonica, di piccole dimensioni, ha costellato il conglomerato urbano degli ultimi novant’anni in Italia, a prescindere dalla sua estensione? Tutti noi hanno, perlomeno, dapprima individuato, a seguire metabolizzato, l’esistenza di quella microstruttura in lamiera e vetro, denominata edicola. Vi passavi da piccolo, e i tuoi cari ti prendevano l’ultimo numero di «Topolino».

Avvicinavi, da adolescente, in questo tempio laico, e prendevi l’ultima copia di «Dylan Dog». Iniziavano ad emergere i primi desideri erotici? La carta patinata della rivista «Le ore» o la videocassetta, con le “gesta” di Moana e Cicciolina, sfogliate o viste di nascosto dai genitori, ti davano la carica e colmavano la mancanza dell’educazione sessuale a scuola. Un tuo parente aveva problemi nel preparare una torta? Nessun problema: la «Cucina Italiana» ti faceva venire appetito al solo vedere le foto di dolci, magistralmente realizzati! Sono stato uno di quei fortunati ad aver fruito della carta stampata, pressoché ogni giorno della mia vita.

Potevi non trovare a casa le tue merendine preferite, mai poteva mancare la copia giornaliera del quotidiano «La Sicilia»! E oggi? La prima osservazione da fare, sulla progressiva estinzione delle edicole, risponde ad una sensazione: la desolazione. La diffusione del multimediale farà estinguere le edicole? Siamo davvero destinati ad assistere alla fine del cartaceo? È giunto il momento di intonare il De profundis, per qualsivoglia manifestazione di curiosità, veicolata per mezzo della carta stampata, percepita come desueta e ingombrante? Balle!!! Stratosferiche, infondate, inconsistenti…balle!!!

La possono girare come vogliono: un commento o un articolo giornalistico, letto su carta, ti porterà a meditare mille volte di più della frazione di secondo, in cui la notizia viene switchiata sullo smartfone. Fa anche rima, in dialetto siciliano: la switchiata è sulu ʼna gran minchiata! Le vignette di Tex o Diabolik necessitano, insindacabilmente, della carta, al fine di essere apprezzate in tutta la loro potenzialità! Quello che dovrebbe cambiare, è la strategia di rilancio delle edicole.

I primi a cambiare un atteggiamento rinunciatario dovrebbero essere gli edicolanti, arresisi ad un fatalismo che, in realtà, non esiste! Il Governo Italiano, per mezzo del «Dipartimento per l’informazione e l’editoria», ha già stanziato 17 milioni di Euro per tutelare la categoria e gli esercenti. Non possiamo che spronare il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Senatore e Giornalista Professionista, on. Alberto Barachini, di riproporre, al più presto, nuove forme di sostegno ad una presenza, quella delle edicole, che conferisce al territorio urbano maggiore dignità, fungendo da cerniera tra la strada e il primo approccio a conoscenze, in grado di elevare il fruitore dal rimanere al livello della strada.

«Mettimi da parte l’ultimo numero di…». Non ricordo quante migliaia di volte, in vita mia, ho introdotto la richiesta di collezionabili con questa frase. Sursum Corda! La Battaglia non è ancora persa. Mantenere edicole ben fornite nei nostri territori, sarà un guadagno per tutti noi. «Carta canta»: diciamo bene?

(Immagine di corredo all’articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Salve a tutti, umani che popolate la Nazione Italiana, in questa torrida estate del 2026! Qui vi parla un osservatore, chiamatemi pure Uatu se leggete i fumetti dei supereroi. Sono “planato” in una città di cui non ricordo il nome, presso una strada di cui non ricordo il nome. Se non avessi queste amnesie, del tutto intenzionali e volute, come potrei osservare i fenomeni con il giusto “distacco”, proprio di un alieno (per scelta)? Dai miei occhi bionici ho scattato una foto che ritrae quella struttura, fonte di meraviglie cartacee e non, che voi Italiani denominate «edicola». Non vi rivelo nulla e tengo con me il segreto: l’edicola da me fotografata, è in stato di montaggio o di smontaggio? Con buona pace di quanti vorrebbero previsioni sulla futura sopravvivenza delle edicole, possiamo solo rispondere con un motto, troppe volte dimenticato. «La Storia siamo noi»! Detto altrimenti: ciascuno di noi, con le sue azioni, può indirizzare lo sviluppo di una storia, in una direzione o nell’altra. Catapultatevi nelle ultime edicole superstiti, che ancora vivacchiano nei centri urbani del Belpaese! Ogni singolo acquisto, fatto da ciascuno di noi in edicola, può aiutare il proseguimento di una forma tangibile della Civiltà Materiale, che accompagna i consumi di massa del Mondo Occidentale e, di riflesso, del mondo intero. Evvia le edicole, parola di un osservatore!)

Autodafé immaginato, puntata n° 51 di martedì 25 agosto 2026

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