Una presenza eccezionalmente abbondante di granchio blu (Callinectes sapidus) sta interessando alcuni degli ambienti acquatici della Riserva Naturale Orientata di Vendicari, nel Siracusano. Il fenomeno, rilevato nella prima metà di agosto 2026, è attualmente oggetto di attività di osservazione, campionamento e rimozione mirata.
A preoccupare non è la presenza della specie, già conosciuta nell’area da diversi anni, ma soprattutto l’elevata concentrazione raggiunta in alcuni settori della riserva, in particolare nei canali che collegano differenti corpi idrici.
Proprio questi ambienti di transizione possono diventare punti strategici per intercettare gli spostamenti degli esemplari e, allo stesso tempo, raccogliere informazioni sulla dinamica della popolazione.
Il monitoraggio tra Sicilia e Adriatico
Le attività sul campo vengono condotte in collaborazione e coordinamento con Giancarlo Perrotta, dirigente provinciale del Dipartimento Sviluppo Rurale, e si inseriscono in un più ampio percorso di collaborazione scientifica con il professore Alberto Felici dell’Università di Camerino, responsabile del Master universitario di II livello in Management delle Aree e delle Risorse Acquatiche Costiere (MARAC).
L’obiettivo è sviluppare un’attività coordinata di studio del granchio blu lungo due aree particolarmente interessate dalla sua presenza: il Mar Ionio e l’Adriatico.
Mettere a confronto territori differenti permette di analizzare distribuzione, abbondanza e dinamiche delle popolazioni e di valutare quali strategie di gestione possano risultare più efficaci nei diversi contesti costieri.
Granchio blu, una specie altamente adattabile
Originario delle coste atlantiche americane, il Callinectes sapidus si è ormai diffuso ampiamente anche nel Mediterraneo.
La specie possiede una notevole capacità di adattamento e può vivere in diversi ambienti costieri, compresi quelli marini, lagunari ed estuarini. È inoltre un predatore opportunista, in grado di alimentarsi di molluschi, crostacei e numerosi altri organismi bentonici.
La combinazione tra capacità di dispersione, adattabilità e comportamento alimentare rende la sua presenza un elemento da monitorare con particolare attenzione negli ecosistemi più delicati.
A Vendicari il problema assume un rilievo ancora maggiore per la particolare importanza naturalistica della riserva, dove convivono ambienti marini, lagunari, costieri e zone umide.
Campionare per capire cosa sta accadendo
La rimozione degli esemplari non rappresenta l’unico obiettivo delle operazioni in corso.
I granchi catturati costituiscono infatti materiale biologico utile per lo studio della popolazione. Durante i campionamenti vengono raccolte informazioni sulle dimensioni degli individui, sul sesso, sull’abbondanza e sulla loro distribuzione nei diversi settori interessati.
Questi dati possono aiutare a rispondere a una domanda fondamentale: si tratta di una concentrazione temporanea oppure di una popolazione ormai stabilmente strutturata all’interno del sistema?
Per comprenderlo sarà necessario proseguire il monitoraggio nel tempo. Solo attraverso osservazioni ripetute sarà possibile distinguere un fenomeno episodico da una dinamica destinata a consolidarsi.
Trappole e rimozione nei canali
Accanto al monitoraggio scientifico è stata avviata anche un’attività di contenimento diretto.
Nei punti ritenuti strategici viene utilizzato un cogollo, un attrezzo passivo che viene collocato nei canali per intercettare gli esemplari durante i loro spostamenti.
Alle trappole si aggiungono interventi di rimozione manuale e selettiva nelle acque basse, effettuati durante le stesse attività di campionamento.
L’intervento ha quindi una doppia funzione: ridurre localmente la presenza del granchio blu e, nello stesso tempo, capire dove e quando la specie tende a concentrarsi maggiormente.
Anche i canali possono assumere un ruolo importante, perché costituiscono vie di collegamento tra differenti ambienti della riserva.
Le barriere per proteggere le lagune
Sul fronte del contenimento è stata inoltre predisposta l’installazione di due barriere in rete metallica con l’obiettivo di ostacolare la risalita dei granchi lungo il canale.
La finalità è impedire agli esemplari di raggiungere le lagune, dove potrebbero continuare a trovare condizioni favorevoli per alimentarsi e riprodursi.
Le barriere si inseriscono quindi in una strategia più ampia che combina monitoraggio, intercettazione e rimozione selettiva, concentrando gli interventi nei punti ritenuti più sensibili.
Dal Mar Ionio all’Adriatico: un unico fronte di studio
L’attività avviata a Vendicari non è isolata.
Il confronto con il gruppo di ricerca dell’Università di Camerino punta infatti a creare una rete di osservazione capace di mettere in relazione quanto sta accadendo nella Sicilia ionica con le dinamiche osservate lungo le coste adriatiche.
Le popolazioni di Callinectes sapidus possono infatti comportarsi in modo differente a seconda delle caratteristiche dell’ambiente nel quale si insediano.
Confrontare dati provenienti da aree diverse permette di costruire un quadro più completo e di individuare eventuali differenze nella distribuzione, nell’abbondanza e nei periodi di maggiore attività della specie.
L’obiettivo finale è trasformare le singole osservazioni locali in dati comparabili utili alla gestione degli ecosistemi costieri.

Eradicare è difficile, contenere è possibile
Una volta che una specie invasiva si è stabilmente insediata in un ambiente, puntare alla sua completa eradicazione può diventare estremamente difficile.
Per questo motivo, soprattutto nei sistemi naturali complessi, assume maggiore importanza una strategia di contenimento mirato.
Significa individuare i periodi nei quali la specie è più abbondante, capire quali sono i luoghi di maggiore concentrazione e concentrare proprio lì le attività di rimozione.
A Vendicari, dunque, l’intervento non può essere ridotto a una semplice cattura degli animali. Ogni esemplare raccolto può diventare anche un dato utile per comprendere la popolazione e migliorare le strategie di gestione.
La sfida è proteggere l’equilibrio di Vendicari
La Riserva di Vendicari è uno degli ambienti naturali più preziosi della Sicilia sud-orientale. La presenza contemporanea di mare, lagune, zone umide e ambienti costieri crea un sistema ricco di biodiversità ma anche particolarmente delicato.
In questo contesto, l’aumento significativo di una specie invasiva rappresenta una criticità da seguire con attenzione, senza però separare l’intervento di contenimento dalla conoscenza scientifica del fenomeno.
Monitorare, campionare, individuare i punti critici e intervenire in modo selettivo sono passaggi di un’unica strategia.
Le prossime settimane saranno decisive
Le attività avviate nella prima metà di agosto rappresentano una prima fase di un monitoraggio che dovrà necessariamente proseguire.
Una singola osservazione restituisce infatti soltanto una fotografia del momento. Una serie di dati raccolti nel tempo può invece mostrare come evolve la popolazione, quali dimensioni prevalgono, come cambiano gli spostamenti degli individui e quali periodi siano più favorevoli agli interventi di contenimento.
Il caso di Vendicari, messo in relazione con le attività di ricerca nell’Adriatico, può così diventare un importante caso di studio sulla gestione del granchio blu negli ecosistemi costieri italiani.
Di fronte alla diffusione di una specie invasiva, la sfida non consiste soltanto nel registrarne la presenza. Consiste nel capire come si muove, come cambia la popolazione e dove intervenire per ridurre la pressione sull’ecosistema.
A Vendicari il monitoraggio è già iniziato. Ora saranno i dati raccolti nelle prossime settimane a dire quanto sia estesa la criticità e quale possa essere la strategia più efficace per affrontarla.