Il portale di San Giorgio a Ragusa, uno scrigno d’arte che racconta il martirio del Santo

di Giuliano Spina

A Ragusa Ibla l’arte non è soltanto custodita nei musei. In alcuni casi si trova davanti agli occhi dei visitatori, incastonata nell’architettura e nelle tradizioni della città, ma anche protetta con una cura che la rende ancora più preziosa. È il caso del portale della chiesa di San Giorgio, un autentico scrigno della scultura barocca siciliana, capace di raccontare attraverso il legno e l’oro la storia del santo patrono.

A raccontarne il valore artistico è Gaetano Licitra, guida esperienziale, che accompagna i visitatori alla scoperta dei luoghi più suggestivi di Ragusa e del loro patrimonio storico e culturale.

«Dal punto di vista artistico è un gioiello di scultura». Un’immagine che restituisce immediatamente la particolarità di questo manufatto, apparentemente parte dell’architettura della chiesa ma in realtà custode di un vero e proprio racconto per immagini.

Un portone tra Settecento e Ottocento

Il portale risale, secondo la tradizione, tra la fine del Settecento e i primissimi anni dell’Ottocento ed è attribuito allo scultore Vincenzo Fiorello.

La sua particolarità emerge soprattutto osservando le formelle scolpite, nelle quali viene narrata la vicenda del martirio di San Giorgio.

«Sono delle formelle che raccontano alcune scene del martirio di San Giorgio», spiega Licitra.

Le immagini accompagnano il visitatore attraverso alcuni dei momenti più drammatici della vita del santo: la persecuzione, il rifiuto degli dei pagani e la professione della fede cristiana davanti all’imperatore Diocleziano.

Il martirio raccontato attraverso la scultura

Il portale diventa così una sorta di racconto sacro tridimensionale, nel quale ogni formella rappresenta una tappa della vicenda.

«Quella in cui San Giorgio viene messo alla ruota, quella in cui lo stesso santo ripudia gli dei pagani davanti a Diocleziano, quella in cui viene portato davanti a Diocleziano e si professa cristiano, quella in cui San Giorgio viene preso con le tenaglie e messo nei tizzoni ardenti e quella in cui San Giorgio viene decapitato».

Sono scene di grande intensità, nelle quali la drammaticità del martirio viene tradotta nel linguaggio della scultura. Il legno non è dunque soltanto materiale decorativo: diventa il supporto attraverso cui tramandare una storia religiosa e popolare profondamente radicata nella città.

Al centro della composizione trova spazio anche la rappresentazione più importante, quella legata alla leggenda del santo.

«Nella formella principale c’è la leggenda di San Giorgio».

Sculture a sbalzo e dettagli dorati

A rendere ancora più prezioso il portale sono le tecniche utilizzate e la presenza dell’oro.

«Sono tutte sculture a sbalzo e le parti più importanti sono placcate in oro».

Il risultato è un’opera nella quale la lavorazione plastica del legno dialoga con la luminosità delle parti dorate, creando un effetto particolarmente suggestivo quando il manufatto viene finalmente mostrato.

Non si tratta, quindi, di un semplice portone monumentale. La sua funzione artistica e narrativa è strettamente legata alla devozione per San Giorgio e alla storia della comunità ragusana.

Uno scrigno nascosto dietro un altro portone

Forse l’aspetto più sorprendente è proprio quello legato alla sua conservazione.

Il portale scolpito non rimane normalmente esposto alla vista. A proteggerlo c’è infatti un secondo portone, che durante l’anno ne nasconde la presenza.

«Sono conservate da un altro portone che funge da coperta e conserva al suo interno questo scrigno».

La definizione di scrigno appare particolarmente appropriata: per la maggior parte dell’anno l’opera rimane infatti celata, lontana dal flusso quotidiano dei visitatori.

«Viene aperto solo in rarissime occasioni, come passeggiate esperienziali che vengono organizzate due-tre volte l’anno e qualche ora prima dell’uscita della statua di San Giorgio per la sua festa».

È proprio questo carattere eccezionale a trasformare la visita in un’esperienza particolare. Non si tratta soltanto di osservare un’opera d’arte, ma di assistere alla rivelazione di un patrimonio normalmente nascosto.

Il legno di noce americano

Anche il portone esterno, quello che protegge il prezioso manufatto, possiede caratteristiche degne di attenzione.

«Per tutto il resto dell’anno questo portone, tutto in legno di noce americano, viene tenuto chiuso».

La materia stessa diventa così parte della storia dell’opera: un rivestimento ligneo che protegge un altro manufatto ligneo, creando una sorta di doppio livello di conservazione.

Dietro una superficie normalmente chiusa si trova dunque un racconto scolpito, dorato e articolato in diverse scene.

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