Rabbia animale: cos’è, rischi e prevenzione dopo il caso in Veneto

di Giuliano Spina

Cos’è la rabbia e come si trasmette

Il recente caso di rabbia registrato in Veneto ha riacceso il dibattito riguardo a questa malattia, che purtroppo non riguarda soltanto chi ha in casa un animale, ma rappresenta al contrario un problema molto più complesso.

Il caso in Veneto e il dibattito sulla malattia

Il veterinario appassionato di divulgazione Mirko Ivaldi spiega cosa è nello specifico la rabbia, specialmente dopo tutto quello che si è detto in seguito a quanto accaduto in Veneto.

«Dietro al recente caso nel Veneto – sottolinea Ivaldi – se ne stanno dicendo di cotte e di crude. Innanzitutto la rabbia è una malattia virale che colpisce qualsiasi vertebrato. Ha un grandissimo bacino di potenziali ospiti infetti e si trasmette tramite il morso di un animale infetto. Quindi una ferita provocata da un animale che si è leccato una zampa può trasmettere il virus, che è pericoloso perché non esiste una terapia, colpisce il sistema nervoso e una volta che iniziano a uscire i sintomi guarire è molto difficile. Si parla di tentare in ambito umano terapie asintomatiche, ma anche se si sopravvivere lo si fa con potenziali problemi neurologici che dipendono da quanto danno ha fatto il virus a livello di corpo, anche se la mortalità umana è superiore al 60 %».

Cosa prevede la legge in caso di contagio

Per legge qualsiasi animale «che si positivo alla rabbia da esposizione al virus va soppresso, primo perché non c’è una terapia, ma soprattutto perché la malattia ha un contagio così semplice e per sicurezza si procede alla soppressione. Quando c’è un qualsiasi animale morsicatore in teoria scattano tutte le denunce e i provvedimenti pubblici come il sequestro fiduciario per vedere se nel frattempo l’animale sviluppa sintomatologia. La rabbia ha un’incubazione lunga e non sempre è facile avere una positività se c’è stato il morso da poco tempo, quindi si aspettano che l’animale sviluppi una sintomatologia e in caso positivo si procede con tutto il resto. Comunque sia la malattia è tenuta molto sotto controllo».

Vaccino e prevenzione negli animali e nell’uomo

Un altro problema grave di questa malattia è rappresentato dal fatto che «continua a essere pericolosa in relazione soprattutto al fatto che il virus altera il comportamento dell’animale in questione facendolo sbavare e perdere molta più saliva del solito. Alterandone il comportamento lo si rende anche più mordace, anche se è l’animale più docile al mondo. Per la rabbia esiste una vaccinazione che se fatta in modo tempestivo dopo una morsicatura in ambito umano permette di avere efficacia a livello vaccinale coprendo quindi il discorso del morso. Oppure si può fare quando un animale va in paesi in cui c’è la malattia endemica, come il Marocco, si parte già vaccinati. Alcuni paesi come l’Inghilterra chiedono quella che si chiama titolazione anticorpale, ovvero un buon corredo di anticorpi per non avere la rabbia. In caso di contatto precedente si riesce comunque ad annullarlo. Nel Regno Unito non ci sono casi e stanno facendo di tutto per tenerla fuori».

Controllo e gestione dei focolai in Europa

L’Unione Europea aveva ottenuto lo status di ufficialmente indenne, ma «quando entra un animale con quel tipo di patologia in un territorio l’intero paese perdere questo status, con un notevole danno d’immagine. Nel punto in cui c’è il primo focolaio si prende un compasso e si fanno la zona di protezione e quella di sorveglianza. Tutti i comuni che ricadono nella zona di protezione devono vedere i vaccini a tappeto per la rabbia e per tutti gli animali domestici. Si spera di portare un po’ di tranquillità e l’unica arma che abbiamo è il vaccino».

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