Il pianeta continuerà a scaldarsi e i prossimi anni potrebbero segnare nuovi record climatici. È quanto emerge dal nuovo rapporto Global Annual to Decadal Climate Update 2026-2035 pubblicato dalla World Meteorological Organization (WMO), che traccia uno scenario preoccupante per il periodo compreso tra il 2026 e il 2030.
Secondo gli esperti, la temperatura media globale vicino alla superficie terrestre dovrebbe mantenersi tra 1,3 e 1,9 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali (1850-1900). Ancora più significativo il dato relativo alla soglia di 1,5 °C: esiste una probabilità del 91% che almeno uno dei prossimi cinque anni la superi temporaneamente e una probabilità del 75% che l’intero quinquennio registri una media superiore a questo valore.
La soglia di 1,5 gradi sempre più vicina
Gli scienziati precisano che il superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C non equivale automaticamente al fallimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Tale limite, infatti, viene valutato su periodi climatici di lungo termine e non sulla base di singoli anni.
Tuttavia, la crescente frequenza con cui il sistema climatico globale si avvicina o supera questo valore rappresenta un segnale evidente dell’intensificarsi del riscaldamento globale e della rapidità con cui stanno cambiando gli equilibri climatici del pianeta.
Possibile un nuovo anno record entro il 2030
Il rapporto evidenzia inoltre una probabilità dell’86% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi il record registrato nel 2024, considerato attualmente l’anno più caldo mai osservato, con una temperatura media globale pari a circa 1,55 °C sopra i livelli preindustriali.
Resta invece estremamente improbabile, con una probabilità inferiore all’1%, che un singolo anno possa oltrepassare la soglia dei 2 °C di riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale.
L’Artico continua a scaldarsi più velocemente del resto del mondo
Uno degli aspetti più critici evidenziati dagli esperti riguarda l’Artico, dove il fenomeno dell’amplificazione climatica continua a manifestarsi con intensità crescente.
Nei prossimi cinque inverni dell’emisfero settentrionale, le temperature artiche potrebbero risultare mediamente superiori di 2,8 °C rispetto ai valori di riferimento del periodo 1991-2020. Un aumento che supera di oltre tre volte la crescita media prevista a livello globale.
Questo riscaldamento accelerato sta già producendo effetti concreti sulla riduzione del ghiaccio marino. Le proiezioni indicano ulteriori perdite di estensione e concentrazione nelle principali aree artiche, tra cui il Mare di Barents, il Mare di Bering e il Mare di Okhotsk, sia durante il massimo invernale sia nel minimo estivo.
El Niño potrebbe favorire nuovi record di temperatura
Tra i fattori che potrebbero contribuire a un ulteriore aumento delle temperature globali figura anche il possibile ritorno di El Niño.
Gli esperti osservano che il 2026 si è aperto sotto l’influenza di condizioni assimilabili a La Niña, ma queste anomalie dovrebbero progressivamente attenuarsi lasciando spazio a condizioni più favorevoli allo sviluppo di El Niño tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Secondo gli autori del rapporto, l’arrivo di un nuovo episodio di El Niño potrebbe aumentare significativamente le probabilità che il 2027 diventi uno degli anni più caldi mai registrati.
Più piogge al Nord Europa, rischio siccità per l’Amazzonia
Il cambiamento climatico non riguarda soltanto le temperature, ma anche la distribuzione delle precipitazioni.
Per il periodo 2026-2030 le proiezioni indicano una maggiore probabilità di condizioni più umide della media nel Sahel africano, nell’Europa settentrionale, in Alaska e in alcune aree della Siberia.
Situazione opposta invece per il bacino amazzonico, dove gli esperti prevedono una maggiore probabilità di anomalie secche e quindi un incremento del rischio di siccità.
Anche le alte latitudini dell’emisfero nord potrebbero registrare inverni più piovosi rispetto alla media, in linea con quanto atteso in un clima progressivamente più caldo.
Un segnale che impone interventi rapidi
La World Meteorological Organization sottolinea che il riscaldamento globale non rappresenta più una minaccia futura, ma una realtà già in corso che influenza direttamente ecosistemi, risorse idriche, agricoltura, salute pubblica e pianificazione territoriale.
I prossimi cinque anni potrebbero dunque essere caratterizzati da nuovi record termici e da frequenti superamenti temporanei della soglia di 1,5 °C. Un quadro che non sancisce ancora il mancato raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ma che conferma l’urgenza di accelerare la riduzione delle emissioni climalteranti e rafforzare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici già in atto.