Un’esperienza immersiva che unisce arte visiva e parola scritta: è quella proposta dalla mostra di Antonio Recca, inaugurata sabato sera alla Galleria d’Arte Moderna di Catania.
L’esposizione, dal titolo “Il silenzio del gesto. Nel punto esatto in cui mi perdo comincio a sentire”, mette in dialogo la pittura astratta e rarefatta dell’artista con la poesia di autori come Vincenzo Consolo, Maria Attanasio, Cannizzo, Cuevas, Burgaretta e Segantini. Un intreccio delicato che racconta, quasi sottovoce, lo struggimento dell’animo umano davanti alla natura.
Organizzata in collaborazione con il Comune di Catania, la mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 12 aprile negli spazi espositivi della GAM di via Castello Ursino. La curatela è affidata a Giacomo Fanale.
Un percorso tra paesaggi e interiorità
Grande partecipazione già nella serata inaugurale, con centinaia di visitatori accolti dall’artista insieme a Carmela Costa, collaboratrice del sindaco Enrico Trantino.
In esposizione cinquanta opere realizzate dal 2009 a oggi: paesaggi che, attraverso il gesto pittorico di Recca, diventano visioni interiori. L’artista, che ha lavorato tra Milano e l’estero muovendosi tra arte, moda e design, costruisce un linguaggio personale fatto di stratificazioni materiche, luce e astrazione.
Le sue tele trasformano ambienti naturali in geografie intime, dove la realtà si dissolve per lasciare spazio a una dimensione emotiva e contemplativa.

Eventi collaterali tra scrittura, musica e poesia
La mostra è accompagnata da un calendario di eventi gratuiti dedicati alla creatività:
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21 marzo: workshop di scrittura introspettiva con Erica Donzella (in collaborazione con Libreria Prampolini)
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22 marzo: laboratorio creativo per bambini con Laura La Rosa
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29 marzo: performance musicale di Kaballà con Mauro Palmas
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30 marzo: reading di poesia
Le visite sono possibili dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.
Un progetto editoriale che completa l’esperienza
A completare il percorso espositivo, un volume curato da 2LAB Studio che raccoglie vent’anni di produzione artistica. Più che un catalogo, si tratta di un’opera narrativa e sensoriale, composta da immagini senza didascalie e scandita da pause visive e cambi di ritmo.
Un’estensione coerente della poetica di Recca, che invita lo spettatore a perdersi per ritrovare nuove forme di percezione.
Il sentimento provato dall’artista
L’artista esprime il suo sentimento verso questa esposizione con queste parole:
C’è un paesaggio che abita in me da sempre.
Non ha confini netti, non ha nome.
È fatto di interruzioni, di slittamenti, di memorie sfocate.
Quando dipingo, non cerco di rappresentarlo.
Cerco di raggiungerlo.
Prima che tutto inizi,
c’è un vuoto che pulsa.
Un tempo sospeso in cui il colore ancora tace,
e il gesto è solo un’intenzione nell’aria.
Poi qualcosa si apre.
Dentro, più dentro.
Ogni opera è una soglia:
un passaggio tra ciò che vedo e ciò che sento,
tra il fuori e il dentro.
E nel gesto che si compie,
si fa spazio un’assenza:
il silenzio del gesto.
Nessun rumore, nessuna spiegazione.
Solo un segno che scivola
e scava una direzione invisibile.
Forse era paesaggio.
O forse solo il tentativo di abitare un’emozione.
A volte è una distesa d’acqua che non riflette nulla.
Altre volte è una terra ruvida, percorsa da vene di colore.
Oppure è nebbia, sabbia, vento che non lascia impronte.
Ma sempre, in quel paesaggio, qualcosa mi chiama.
Mi spinge a perdermi, a svanire un poco.
Questo libro nasce da quell’ascolto:
non per spiegare, ma per restituire frammenti.
Non per chiudere un percorso,
ma per aprire un attraversamento.
Ogni immagine è una traccia,
ogni segno una direzione possibile.
E ora, da qui,
da qui non torno più.