Sant’Agata e le ordinanze del sindaco Trantino: la festa sta davvero cambiando?

di Giuliano Spina

La festa di Sant’Agata è appena terminata, ma in città le polemiche vanno avanti per tante ombre che hanno caratterizzato quest’ultima edizione della festa. Dal procedere lento del fercolo, che ha causato la sparo dei fuochi di piazza Cavour alle 7,30 della mattina del 5 febbraio fino al divieto di abitazione nelle zone interessate dallo sparo dei fuochi d’artificio fino alla “tichetta” tra le candelore.

Le polemiche dopo la fine della festa

Sui social le lamentele da parte dei cittadini non sono affatto mancate e alcune persone hanno visto l’ordinanza da parte del sindaco come un vero e proprio oltraggio ai propri diritti.

Ordinanze, sicurezza e diritti dei cittadini

Dall’altro lato però va considerato anche il fatto che l’affluenza rispetto agli anni passati è notevolmente aumentata e questo può fare soltanto piacere, specialmente per chi si augura che l’evento raggiunga definitivamente una portata di livello nazionale. Il presidente del Comitato per i Festeggiamenti Agatini, Carmelo Grasso, ha commentato queste polemiche partendo da come durante lo svolgimento della festa non siano accaduti fatti spiacevoli.

«Considerato che è una festa – ha detto Grasso – con oltre un milione di persone non abbiamo avuto nessun ferito e nessun incidente importante, quindi penso che sia andata abbastanza bene. Quello che noi guardiamo è l’aspetto complessivo legato alla sicurezza e sotto questo punto di vista è andata abbastanza bene. Io sono in perfetta sintonia con tutto quello che pensa il sindaco, perché oltre a confrontarci sull’argomento la penso esattamente come lui. E’ chiaro che i fuochi fatti di mattina perdono il loro significato, ma per quanto riguarda l’argomento relativo ai tempi così lunghi dico che dipende esclusivamente dal numero dei devoti, che è cresciuto in maniera enorme. Per questo motivo non riescono a tirare».

L’aumento dei devoti e i tempi del fercolo

Tutti si augurano che, come abbiamo detto, la festa di Sant’Agata diventi definitivamente di livello nazionale e per questo motivo «noi guardiamo l’aspetto puramente organizzativo e quello della sicurezza. Per quanto riguardano i tempi non si può pensare di organizzare una festa religiosa con uno schieramento di forze perché andrebbe a snaturare l’essenza stessa della festa. Tuttavia è ovvio che possiamo tentare di responsabilizzare ancora di più i devoti, ma è un’operazione che parte principalmente da noi stessi».

Ma l’argomento caldo è quello riguardante il divieto di abitazione nelle aree interessate dallo sparo dei fuochi: «Se ci sono i fuochi le attuali norme ci impongono una determinata distanza. Dobbiamo quindi capire se fare le cose in sicurezza o meno, ma noi preferiamo farle in sicurezza. Gli abitanti del Borgo erano nelle loro abitazioni. Nessuno ha lasciato la casa, né al Borgo né a piazza Alcalà. Io mi trovavo all’interno  del recinto e nemmeno lì dentro hanno avuto luogo situazioni di pericolo. Le ordinanze vanno rispettate. Le case di fronte ai devoti con il cordone erano aldilà del recinto».

Tradizione, cambiamento e futuro della festa

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Graziano Bonaccorsi, a mezzo social ha espresso la propria delusione per come sono state gestite le cose sottolineando come l’ampia mole di gente, fra turisti e nuovi devoti, non giustifichi la lentezza nelle operazioni perché c’è un percorso già prestabilito. A queste parole Grasso risponde dicendo: «E’ chiaro che l’opposizione in consiglio comunale si comporta da opposizione, ma aldilà di questo riguardo al problema dei fuochi fatti la mattina nessuno di noi è in grado di capire quando il fercolo arriva in piazza Cavour. Io ho fatto tutta la notte in giro e per primo dico che non ha senso farli di mattina e questo vale per tutti quelli che organizzano. In merito a questo dal punto di vista organizzativo decideremo il da farsi per qualcosa di alternativo per l’anno prossimo. Ma l’anno prossimo potrebbe succedere che si faranno in piena notte; a prescindere da questo dobbiamo accettare che la festa di Sant’Agata è diversa è molto più partecipata rispetto a quando c’era mio nonno, che era devoto. La festa si evolve e stiamo cercando di inserire la festa tra i patrimoni dell’Unesco per evitare eventuali cambiamenti. C’è gente che propone di portare la festa in corso Italia, altra gente che la vuole portare addirittura in giro nei paesi».

Il consigliere comunale Graziano Bonaccorsi dal canto suo ribadisce: «Il percorso del fercolo di Sant’Agata non può rallentare solo per la mole dei turisti e se rallenta ci sono altri motivi che influiscono negativamente sulla festa e sul percorso. Le parole dell’arcivescovo Renna fanno riflettere e sono un monito per tutti».