Apprendere non è solo un processo cognitivo, ma umano
Per molto tempo la scuola ha fatto finta che le emozioni non esistessero.
O che, almeno, dovessero restare fuori dall’aula.
Eppure ogni docente lo sa:
uno studente non arriva in classe “neutro”.
Arriva con emozioni, vissuti, paure, aspettative, frustrazioni.
Ignorarle non le fa sparire.
Le rende solo invisibili.
Emozioni e apprendimento: un legame indissolubile
Le neuroscienze e l’esperienza educativa concordano su un punto:
non si impara senza coinvolgimento emotivo.
Le emozioni influenzano:
- attenzione
- memoria
- motivazione
- capacità di affrontare la difficoltà
Uno studente in ansia fatica a concentrarsi.
Uno studente che si sente svalutato si chiude.
Uno studente che ha fiducia in sé osa, sperimenta, impara.
Allenare le emozioni non è “fare psicologia”.
È creare le condizioni per l’apprendimento.
Cosa succede quando le emozioni non vengono riconosciute
Quando la scuola non si occupa delle emozioni:
- l’errore diventa minaccia
- la valutazione diventa giudizio
- la difficoltà diventa etichetta
Molti comportamenti problematici non sono mancanza di impegno,
ma segnali emotivi non ascoltati:
- rabbia
- paura
- frustrazione
- senso di inadeguatezza
Senza strumenti emotivi, lo studente reagisce come può.
Spesso nel modo meno funzionale.
Allenare le emozioni non significa eliminarle
Allenare le emozioni non vuol dire:
- evitare il disagio
- proteggere sempre
- semplificare tutto
Significa aiutare gli studenti a:
- riconoscere ciò che provano
- dare un nome alle emozioni
- comprenderne l’origine
- scegliere come agire
L’obiettivo non è “stare sempre bene”,
ma diventare competenti nel gestire ciò che si prova.
Il ruolo della scuola: educare alla consapevolezza emotiva
La scuola è uno dei primi contesti sociali complessi che i ragazzi attraversano.
È il luogo ideale per:
- imparare a stare in relazione
- affrontare il conflitto
- gestire la frustrazione
- sviluppare resilienza
Allenare le emozioni significa:
- creare spazi di riflessione
- valorizzare il dialogo
- normalizzare l’errore
- offrire feedback che aiutano a crescere
Non servono lezioni teoriche sulle emozioni.
Servono pratiche educative coerenti.
Coaching educativo ed educazione emotiva
Il coaching educativo è uno strumento particolarmente efficace perché:
- parte dall’esperienza dello studente
- usa domande invece di giudizi
- stimola riflessione e consapevolezza
- restituisce responsabilità
Domande come:
- “Cosa stai provando in questa situazione?”
- “Cosa ti ha messo in difficoltà?”
- “Cosa puoi fare ora?”
aiutano gli studenti a sviluppare alfabetizzazione emotiva,
senza etichettarli o sostituirsi a loro.
Un beneficio anche per i docenti
Allenare le emozioni non aiuta solo gli studenti.
Aiuta anche chi insegna.
Un clima emotivo più consapevole:
- riduce il conflitto
- migliora le relazioni
- rende il lavoro educativo più sostenibile
Quando le emozioni trovano spazio,
la classe diventa un luogo più umano e più efficace.
In conclusione
La scuola non può occuparsi solo di ciò che gli studenti sanno.
Deve occuparsi anche di come stanno mentre imparano.
Allenare le emozioni significa:
- migliorare l’apprendimento
- sostenere il benessere
- sviluppare competenze per la vita
Perché educare non è solo trasmettere contenuti,
ma accompagnare persone nella loro crescita.
Approfondimento
Questi temi sono approfonditi nel libro
Liberare il Talento – Strategie di Coaching e Sviluppo delle Soft Skills nell’Educazione
di Palmina La Rosa, disponibile sul sito ufficiale dell’autrice.
Palmina La Rosa
Coach professionista e formatrice, da oltre trent’anni affianca studenti, docenti ed educatori nel costruire competenze, consapevolezza e leadership. Certificata ICF dal 2018, ha proseguito la sua formazione con l’High Impact Leadership Course del Cambridge Institute for Sustainability Leadership e con ACT Leadership (Brown University). È orientatrice accreditata ASNOR e oggi è Direttore Operativo di AISLi, dove guida il progetto Future Skills Agency. Su L’Urlo, Palmina esplora la mente, le emozioni e le parole che plasmano il modo in cui abitiamo noi stessi.