Tra i luoghi suggestivi di cui è popolata la nostra Isola c’è anche Vizzini, splendido borgo con architettura barocca, ultimo lembo della provincia di Catania, ma adagiata sui monti Iblei, fra le province di Ragusa e Siracusa, particolare per la sua posizione panoramica.
Il fascino barocco e il centro storico
Queste caratteristiche, insieme ad altre che adesso vedremo, fanno di Vizzini uno dei luoghi di villeggiatura più ambiti nel periodo primaverile, ma anche in quello autunnale, non di rado anche l’estate ha serate fresche, soprattutto sulle colline circostanti la città. Di quella che sarebbe secondo alcune fonti anche la terra natale di Giovanni Verga parla la guida turistica Margherita Riggio.
«In genere la primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per visitare Vizzini – spiega la Riggio – perché siamo sui 500-600 metri di altitudine e quindi non fa un caldo eccessivo. In estate non è sempre agevole fare le passeggiate sotto il sole e per questo motivo le mezze stagioni rappresentano i periodi più piacevoli. Il centro storico riserva qualche sorpresa, con tante chiese e vicoli suggestivi, e poi il paesaggio intorno è particolarmente incantevole, perché siamo circondati dagli Iblei e siamo nei pressi di diversi rilievi di origine vulcanica e sedimentaria, emersi dal mare. Ci sono, oltre alla natura rigogliosa, arbusti ed essenze mediterranee, ipogei rupestri, mulini ad acqua dismessi, un fiume di cui spesso non si parla, l’Acate o Dirillo, boschi e aree attrezzate, rigogliosi. Molte risorse da poter conoscere, fra cui la proprietà di Tebidi, dei Verga, fin dal 1700, luogo di villeggiatura e di ambientazione di molte sue opere».
Natura e paesaggi tra Iblei e vulcani spenti
Vizzini è una delle culle del barocco siciliano: «E’ adagiata su tre colline e poi ci sono molti palazzi ed alcune chiese in stile barocco perché ricostruiti dopo il sisma del 1693, anche se non fu tra le città più danneggiate del Val di Noto, è stato comunque velocemente ricostruito. Ci sono edifici più antichi come la chiesa Madre intitolata a San Gregorio Magno, che ancora è tra le strutture cinquecentesche in stile gotico-catalano e la basilica di San Giovanni Battista, maestoso esempio di barocco».
I sapori della tradizione siciliana
La cucina offre i prodotti tipici della Sicilia dell’entroterra con «la ricotta, i dolci antichi legati alla cucina arabo-sicula, come i nucatoli, biscotti a base di mandorla e cannella, con l’asparago nero e il finocchietto selvatico. Insomma la tipica cucina contadina. Nel cuore della zona più antica si possono indovinare ancora, un intricato sistema di viuzze che ricordano i vicoli arabi, e dai toponimi anche il quartiere ebraico, le stradine sono delle vere e proprie medine, che si inerpicano intorno alla collina e alle antiche strutture del castello, inframezzati fra piccoli giardini, vista sulle colline e sentori delle campagne, in mezzo anche tanti conventi circondati da giardini, che sarebbe bello recuperare».
Giovanni Verga e il legame con il territorio
La memoria di Giovanni Verga è sempre viva, negli anni le amministrazioni comunali di Vizzini hanno fatto quello che hanno potuto (o saputo) per valorizzarne l’eredità letteraria.
«La memoria di Verga a Vizzini è quantomai presente nelle opere più importanti del Verga, la maggiore è sicuramente il Mastro don Gesualdo, che oltre ad essere un romanzo di respiro europeo, è quasi una “guida letteraria” della città. Negli anni ci sono state amministrazioni che hanno utilizzato questa memoria, come risorsa, in modo piuttosto vario, qualche volta più efficace, altre meno. Il Teatro di Reviviscenza, da una idea originale del compianto Alfredo Mazzone, intellettuale, sindaco, straordinariamente amante della sua città e del Verga, creò queste rappresentazioni teatrali con l’idea che potessero diventare un appuntamento stabile come quelle del teatro greco di Siracusa, ma immaginate lungo le strade e i quartieri».
«Mazzone riuscì, sin dal 1972, a portare il Teatro italiano con la “T” maiuscola. Di anno in anno attori, come Arnoldo Foá e tanti altri crearono una città teatro. Mazzone stesso fu attore nella prima “Fiction” italiana il Mastro don Gesualdo, in 6 puntate, con Enrico Maria Salerno, del 1964. Da sindaco aveva protestato negli anni ‘50 quando Carmine Gallone, grande regista del neorealismo, aveva girato la Cavalleria Rusticana lontano da Vizzini facendolo diventare un caso nazionale. Gallone dovette ricredersi e girare alcune scene di un documentario che doveva seguire il film».
Il Museo Verghiano
«Il Museo verghiano è nato nel 2004, inaugurato dal sindaco dell’epoca dott.Cortese e dai Baroni Ventimiglia nel palazzo Trao, luogo in cui Verga aveva ambientato l’incipit del “Mastro” ma che in realtà era un bel palazzetto barocco di proprietà dei Baroni Ventimiglia di Monteforte. Contiene una serie di cimeli e ricordi legati al Verga, ma è soprattutto un luogo che racconta vari aspetti della vita dello scrittore, la sua passione “segreta mania” per la fotografia. È un luogo che ho conosciuto bene, e curato per anni, a cui sono particolarmente legata, anche per averne avuto la curatela e la direzione, ma anche perché mi ha permesso di approfondire la conoscenza di questo scrittore immenso e dei suoi legami con la grande letteratura europea».