Villa Romana di Patti: in cosa consistono i restauri in corso?

di Giuliano Spina

La storia della Villa Romana di Patti

Fra i tesori artistici che popolano la nostra Isola ce n’è uno nel Messinese che forse alcuni non conoscono, ma che di recente è tornato alla ribalta per via dei lavori di restauro che si stanno svolgendo in loco. Si tratta della Villa Romana di Patti, costruita nel IV secolo d.C. sopra i resti di un precedente complesso abitativo, ma scoperta negli anni del boom economico.

Il peristilio e i mosaici della villa

I segreti storici e artistici di questo splendido luogo li mostra il direttore del Parco Archeologico di Tindari, Giuseppe Natoli, che spiega come proprio il precedente nucleo abitativo sia stato il punto di partenza.

«La Villa Romana di Patti – spiega Natoli – è una struttura archeologica risalente al IV secolo d.C. impiantata su un precedente nucleo abitativo risalente a uno o due secoli prima. La Villa fu scoperta nell’agosto del 1973, in occasione dei lavori di costruzione dell’autostrada A20 Messina-Palermo. Il nucleo principale del complesso si imposta su un grande peristilio quadrangolare attorno al quale si svilupparono ambienti privati, di soggiorno, di ricevimento, di rappresentanza e di servizio. Il peristilio, arricchito da un quadriportico, è decorato da un mosaico pavimentale policromo, costituito a sua volta da riquadri delimitati da festoni di alloro, trecce e meandri spezzati. Si apre su una corte centrale adibita a giardino, mentre a sud del peristilio si sviluppa una grande sala triabsidata, la cui importanza è sottolinea dall’articolazione decorativa del mosaico pavimentale. La villa era dotata anche di un edificio termale».

I restauri sul mosaico di Dioniso

Sui lavori di restauro in corso della villa «l’intervento riguarda il mosaico di Dioniso. I lavori sono stati assegnati all’impresa Traart Restauri di Gangi per un importo netto di 25.350 euro. L’intervento è finanziato con fondi di bilancio del nostro parco e riguarda un ambiente che fino a oggi non è stato interessato da interventi, e quindi danneggiato dal tempo e con la copertura costruita nel 2007 che non aveva dato buoni risultati. Sulle restanti parti della villa sono stati realizzati restauri subito dopo il rinvenimento. L’obiettivo è quello di procedere al ristabilimento della coesione delle tessere del mosaico e alla protezione superficiale eliminando il degrado delle superfici musive e tutelando una delle testimonianze più significative della vita e della cultura dell’antica villa e quindi dell’intera Sicilia, perché la Villa Romana di Patti secondo gli archeologi è considerata seconda soltanto a quella di Piazza Armerina».

La scoperta durante i lavori dell’autostrada A20

Ma perché venne scoperta soltanto nel secolo scorso? «Era una zona destinata ad attività agricola ed essenzialmente agli orti di Patti, che erano conosciutissimi e molto produttivi. Di conseguenza le lavorazioni avvenivano in superficie. Con i lavori per la realizzazione dell’autostrada invece è stato impiantato un pilone a nord del peristilio che intaccò anche una parte di esso. A seguito la Soprintendenza di Siracusa procedette per bloccare i lavori, per deviare il percorso dell’autostrada e si iniziarono gli scavi archeologici, che si protrassero fino al 2003. L’ultimo avvenne proprio quell’anno sotto i piloni dell’autostrada».

Il valore archeologico del sito nel panorama siciliano

Si tratta quindi di una storia che vede protagonisti sia la tutela dei beni archeologici che l’esigenza di costruire infrastrutture e quindi di modernizzarsi: «Purtroppo questo è sempre avvenuto e avviene anche oggi, in quanto abbiamo sotto gli occhi i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria sulle tratte Messina-Catania e Cefalù-Palermo, nella quale ci sono stati importanti rinvenimenti che hanno portato a ritardi nell’esecuzione dei lavori. Ci preoccupiamo di salvaguardare e di valorizzare quello che è attualmente a vista e che è stato rinvenuto. Riguardo agli studi nella villa è prevista una convenzione con l’Università di Catania che dovrebbe portare a un ampliamento della missione degli scavi con degli studenti. Tutto qui dipenderà dalle tempistiche dell’ateneo».