A Realmonte, nell’Agrigentino, a pochi chilometri da Agrigentum e a breve distanza dalla celebre Scala dei Turchi, la storia romana della Sicilia riaffiora direttamente sulla costa. È qui, nella baia di Punta Grande, alla foce del torrente Cottone, che si trovano i resti della Villa Romana di Durrueli, uno dei più interessanti esempi siciliani di villa maritima.
Affacciata sul mare e inserita in un paesaggio oggi tra i più conosciuti della costa agrigentina, la villa racconta un modo di vivere fatto di residenza, otium e contatto con il paesaggio costiero. Il complesso, sviluppatosi tra il I e il II secolo d.C., conserva infatti ambienti residenziali, mosaici e un articolato settore termale.
Una villa romana affacciata sulla baia
La posizione non è un dettaglio secondario. La villa sorgeva in un punto strategico, al centro della baia di Punta Grande e vicino alla foce del Cottone, pochi chilometri a ovest dello scalo commerciale di Agrigentum. La vicinanza con il mare caratterizza profondamente l’intero complesso, tanto che gli studiosi la considerano un esempio significativo di villa maritima.
L’impianto della villa era organizzato intorno a un peristilio, un cortile porticato che delimitava un’area destinata a giardino. Attorno a questo spazio si distribuivano diversi ambienti della parte residenziale: i cubicula, destinati al riposo, il tablinum, ambiente di rappresentanza e soggiorno, il triclinium, utilizzato per i banchetti, oltre ad altri vani e spazi di servizio.
Al centro del giardino si trovava inoltre un impluvium, la vasca destinata alla raccolta dell’acqua piovana, elemento caratteristico dell’architettura domestica romana.
Marmi e mosaici: la ricchezza della dimora
La raffinatezza della villa emerge soprattutto dalle sue decorazioni. Gli scavi hanno restituito ambienti con pavimenti realizzati in opus sectile, ottenuti attraverso l’impiego di lastre di marmo, e altri decorati con mosaici. Le pavimentazioni testimoniano un livello di ricchezza e cura decorativa coerente con una residenza destinata a un ceto agiato.
Tra le immagini più suggestive conservate nel complesso c’è quella di Poseidone, rappresentato con il tridente e circondato da creature marine, inserito in un pavimento musivo in bianco e nero. Un soggetto particolarmente adatto a una villa costruita proprio sul rapporto con il mare.
Ma è soprattutto nel settore termale che il mondo marino diventa protagonista.
Le terme private e il mosaico di Scilla
Come altre residenze aristocratiche dell’età romana, anche Durrueli disponeva di un proprio complesso termale. Qui gli spazi erano organizzati secondo le diverse funzioni legate al rituale del bagno: dall’apodyterium, l’ambiente destinato a spogliarsi, al calidarium, la stanza riscaldata, fino al frigidarium, destinato al bagno freddo.
Il cuore del percorso è rappresentato dal mosaico dell’apodyterium, dove compare Scilla, il celebre mostro marino della mitologia greca. La figura femminile è raffigurata mentre impugna un timone, circondata da elementi legati al mondo marino. Il pavimento, realizzato con tessere rosa e nere, è una delle testimonianze più significative della decorazione della villa.
Anche il frigidarium conserva pareti rivestite di marmo e una pavimentazione a mosaico. Da questo ambiente si accedeva a una grande vasca circolare, anch’essa caratterizzata dal rivestimento marmoreo.
La scoperta nel 1907
La storia moderna della Villa di Durrueli comincia nel 1907, quando i resti furono individuati durante i lavori per la costruzione della linea ferroviaria nell’area di Realmonte. Le prime indagini portarono alla luce diversi ambienti con pavimenti decorati, mentre le ricerche archeologiche furono successivamente riprese tra gli anni Settanta e Ottanta dalla Soprintendenza di Agrigento in collaborazione con una missione dell’Università di Tsukuba, in Giappone.
Quelle campagne permisero di comprendere meglio la struttura del complesso e di portare alla luce buona parte degli ambienti oggi riconoscibili.
Le indagini sono proseguite anche in tempi recenti. Nel 2024 una nuova campagna di scavi ha coinvolto archeologi dell’Università di Catania, del CNR e del Parco Archeologico della Valle dei Templi, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza di questo importante contesto di età romana.
La guida turistica Antonio Bruccoleri parla della particolarità artistica di questa villa sottolineando come nascesse in primis come dimora di villeggiatura.
«Era la dimora di villeggiatura – spiega Bruccoleri – di non si sa quale patrizio benestante di epoca romana e aveva una darsena privata, perché si trova nei pressi della spiaggia di Punta Grande che delimita il territorio tra Porto Empedocle e Realmonte. E stata valorizzata con una campagna di scavi voluta dalla Sovrintendenza di Agrigento e coordinata da un’equipe universitaria giapponese a fine anni ’70. Si portava così alla luce la villa patrizia composta da diversi ambienti con mosaici. Si scoprì il molo privato che attraversava un tracciato sotto la sede stradale e oltre quest’ultima c’erano anche altri reperti, che scavando affiorerebbero dappertutto. Nello spiazzo antistante si tengono eventi culturali e convegni».