Via Crucis a San Berillo tra maltempo e partecipazione
Un momento di gioia e di condivisione, ma anche di riflessione in vista della Pasqua. Queste parole possono bastare per descrivere la Via Crucis di ieri nel quartiere San Berillo Vecchio a Catania, organizzata dalla parrocchia del Crocifisso della Buona Morte.
La celebrazione al chiuso nella chiesa del Crocifisso della Buona Morte
Un momento che ha riunito gli abitanti del quartiere, ma anche i rappresentanti delle associazioni culturali e persone provenienti anche da altre zone della città.
Nino Bellia, uno degli organizzatori, ha descritto questo momento solenne e l’importanza delle varie fasi. Purtroppo però la pioggerellina primaverile ha messo del suo.
«Ieri non si è potuta realizzare la Via Crucis – ha detto Bellia – per come era stata organizzata per via della pioggia, che ci ha impedito di fare il giro che avevamo preventivato. Ma nonostante ciò, data la presenza di tantissime persone e di tanti interventi previsti, con l’arcivescovo Renna si è deciso di fare all’interno del Crocifisso della Buona Morte, che è un luogo non solo storico, ma anche per i parroci che vi erano anni fa e che aprirono la parrocchia al quartiere di San Berillo. Abbiamo quindi deciso di fare ugualmente tutta la manifestazione. C’erano anche le rappresentanze delle associazioni che si impegnano sul quartiere e che hanno creato una rete».
Le testimonianze: storie di migrazione e rinascita
Ci sono stati diversi momenti particolari, come «quelli in coincidenza con il racconto di alcune testimonianze. Fra queste quella di una giovane egiziana e quella di una ragazza nigeriana madre di tre figli, che ha raccontato il suo viaggio di migrante. Questi sono stati momenti molto forti nei quali alcune persone che nel passato hanno esercitato la prostituzione nel quartiere hanno raccontato la loro storia. C’è anche un coro multietnico che si è formato poco prima di Natale e che speriamo che possa andare avanti con l’intento di cantare le canzoni della speranza, dell’amicizia e del mondo nuovo. Tutto questo è stato messo in evidenza quando abbiamo cantato la preghiera di tutti, un padre nostro partecipato da tutti gli uomini e da tutte le religioni».
Il simbolo della liberazione e la speranza per il futuro
Un altro momento particolare, che risale a una Via Crucis degli anni ’70, è stato quello in cui «è stata simboleggiata questa speranza di essere liberati dalla violenza, dal male e da questa prigionia che purtroppo stiamo sperimentando tutti nella storia. Si è trattato della liberazione di uccellini selvatici da una gabbietta. E’ un antico rituale che da tanti anni abbiamo ripreso in queste vie crucis fatte a San Berillo».