Il calcio è probabilmente il linguaggio più universale mai inventato dall’uomo. Attraversa continenti, culture e generazioni, parla a miliardi di persone e accende passioni capaci di unire o dividere intere comunità. Eppure, dietro i trofei, le rivalità e le imprese dei campioni, esiste una storia meno conosciuta: quella di un gioco che, nel corso dei secoli, è stato strumento di emancipazione sociale, terreno di resistenza politica e occasione di riscatto per gli ultimi.
È proprio questa la prospettiva scelta da “Una storia popolare del calcio”, la graphic novel appena pubblicata in Italia da Tunué, scritta da Mickaël Correia e Jean-Christophe Deveney, illustrata da Lelio Bonaccorso e colorata da Deborah Braccini.
Ridurre quest’opera a una semplice cronologia calcistica sarebbe un errore. Il volume è infatti molto di più: un viaggio attraverso due secoli di storia contemporanea in cui il pallone diventa lente privilegiata per osservare le trasformazioni della società. Dalle periferie operaie dell’Inghilterra della rivoluzione industriale ai quartieri popolari del Sudamerica, dalle lotte contro il colonialismo alle sfide contro i regimi autoritari del Novecento, il calcio emerge come uno straordinario specchio del proprio tempo.
Le pagine scorrono seguendo un percorso che intreccia grandi eventi storici e vicende umane spesso dimenticate. Non ci sono soltanto i miti di Pelé e Maradona, né le imprese che hanno costruito la leggenda del “gioco più bello del mondo”. Al centro della narrazione trovano spazio lavoratori, donne, giovani delle periferie, tifoserie popolari e movimenti sociali che hanno utilizzato il calcio come strumento di aggregazione, protesta e affermazione della propria identità.
È questa la vera intuizione dell’opera: mostrare come il pallone sia stato, in diverse epoche e latitudini, un veicolo di idee e aspirazioni. Un mezzo per rivendicare diritti, abbattere barriere culturali e sfidare discriminazioni sociali, economiche e di genere. Una storia “dal basso”, che restituisce dignità a protagonisti spesso esclusi dai racconti ufficiali dello sport.
Dal punto di vista narrativo, Correia e Deveney costruiscono un racconto fluido e coinvolgente, capace di alternare rigore storico e divulgazione senza mai appesantire la lettura. Un equilibrio non semplice, reso possibile anche dall’apparato grafico di straordinaria efficacia.
I disegni di Lelio Bonaccorso, tra i più apprezzati autori italiani contemporanei, conferiscono all’opera energia, movimento e intensità emotiva. Le sue tavole riescono a catturare tanto la spettacolarità dell’azione sportiva quanto l’umanità dei personaggi, restituendo al lettore il senso profondo delle storie raccontate. Fondamentale anche il contributo cromatico di Deborah Braccini, che accompagna la narrazione con una palette capace di sottolineare atmosfere, tensioni e cambiamenti storici.
Il risultato è un fumetto che riesce a parlare contemporaneamente agli appassionati di calcio, agli amanti della storia e a chiunque creda ancora nel valore sociale dello sport.
In un’epoca in cui il calcio professionistico sembra sempre più dominato da interessi economici, proprietà miliardarie e logiche di mercato, “Una storia popolare del calcio” rappresenta un prezioso esercizio di memoria. Ricorda ai lettori che prima degli sponsor e delle televisioni esisteva un gioco nato nelle strade, nei cortili e nei quartieri popolari; un gioco che apparteneva alle persone e che spesso ha contribuito a cambiare la società.
Per questo motivo la graphic novel di Correia, Deveney, Bonaccorso e Braccini è una lettura che merita attenzione. Non solo per chi ama il calcio e desidera riscoprirne l’anima più autentica, ma anche per chi cerca nelle storie illustrate uno strumento per comprendere meglio il mondo in cui vive.
Perché, come dimostra questo volume, a volte dietro un pallone che rotola si nasconde molto più di una partita.