Tempio della Concordia, esempio di arte dorica: cosa si può fare di più per i turisti?

di Giuliano Spina

Il Tempio della Concordia simbolo della Valle dei Templi

Fra i tesori artistici della nostra Isola ce n’è uno che spesso si erge quasi a simbolo di richiamo turistico. Si tratta del Tempio della Concordia nella Valle dei Templi ad Agrigento.

Quando fu costruito il Tempio della Concordia

Costruito intorno al 430 a.C. sulla collina dei Templi dell’antica Akragas durante il Medioevo venne adibito a edificio di culto fino a quando venne sconsacrato nel 1748 e in seguito restaurato nel 1787 per volere del principe di Torremuzza, Gabriele Castello, e dall’architetto neoclassico, Carlo Chenchi.

L’arte dorica e l’armonia della sezione aurea

La guida turistica Antonio Bruccoleri spiega come rappresenti un esempio di arte dorica, nella quale la città di Agrigento ha trovato del terreno fertile.

«Il Tempio della Concordia di Agrigento – sottolinea Bruccoleri – lo si vede spesso per la sua particolarità perché è stato conservato nel suo totale splendore come espressione di arte dorica tra IV e V secolo. Lo si vede anche in televisione a testimonianza. Sappiamo anche che fra 440 e 430 a.C. a seguito della battaglia di Himera, nella quale vennero sconfitti i cartaginesi con l’alleanza fra Akragas e Siracusa, vennero costruiti i tempi dorici di Agrigento. E’ rimasto nella sua forma originale perché nel VI sec. d.C. fu trasformato in chiesa cristiana e durante la dominazione araba, poiché gli Arabi erano ecumenici e rispettavano le diverse confessioni, il fabbricato non fu abbattuto».

I restauri storici e il recupero delle forme originarie

Il materiale con il quale il tempio venne costruito fu «il tufo giallo e con un impianto a sei colonne sul fronte e tredici sui lati lunghi. E’ stato edificato secondo la sezione aurea il che porta a far vedere una totale armonia nelle sue forme. E’ chiamato Della Concordia perché lo storico Tommaso Fazello trovò un’iscrizione in sui si parlava della concordia tra Lilibeo e Akragas. Non sappiamo se fosse dedicato a qualche divinità. Nel 597 il vescovo Gregorio lo trasformò in una chiesa cristiana dedicata ai santi Pietro e Paolo, poi ci furono diversi restauri nei secoli, tra i quali quello settecentesco per ripristinare le forme greche originali perché quando divenne chiesa cristiana furono aperti archi romani diventando in questo modo una chiesa a tre navate. La cella è visitabile e aperta e tra 2005 e 2007 sono stati eseguiti interventi per consolidare la pietra tufacea. E’ patrimonio dell’Unesco come tutta la Valle dei Templi».

Cosa si potrebbe migliorare per accogliere i visitatori

Il sito però necessita di migliore soprattutto dal punto di vista viario: «Il grande afflusso turistico nella prima domenica del mese vede il sito di ingresso vicino al tempio di Giunone congestionato con delle lunghe file. Questo vede il dirottamento dell’ingresso di Porta Quarta vicino alla clinica Sant’Anna. Si dovrebbero incrementare i parcheggi e dare ai turisti l’opportunità di scendere dal pullman nei pressi del tempio di Giunone di andare subito via. Ci vuole un parcheggio adatto in un’area sotto il piano di calpestio nella zona di piano San Gregorio oppure si può incrementare il parcheggio di Cugno Vela. Non so se ci sono vincoli paesaggistici, ma bisogna capire se privilegiare l’aspetto estetico e quello pratico. Si potrebbe contingentare il numero delle visite con la prenotazione, ci sono 50 posti per ogni pullman e per via del passaggio dal metal detector si perde spesso tempo».

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