Tarocchi, dalle corti del Rinascimento alla divinazione: le origini di un mazzo misterioso

di Tindaro Guadagnini

Nati come gioco di carte nell’Italia del Quattrocento, i tarocchi sarebbero diventati solo secoli dopo uno strumento associato alla divinazione. Una storia che attraversa corti rinascimentali, simboli, arte ed esoterismo.

Misteriosi, affascinanti e ancora oggi circondati da un’aura di magia. I tarocchi fanno parte dell’immaginario collettivo da secoli, ma la loro origine è molto più concreta di quanto si possa pensare. Contrariamente a una convinzione diffusa, infatti, non nacquero come strumento per predire il futuro.

Le prime testimonianze storiche riconducono le origini dei tarocchi all’Italia settentrionale del XV secolo, in particolare agli ambienti delle corti rinascimentali. I primi mazzi erano conosciuti con nomi diversi, tra cui trionfi, e venivano utilizzati soprattutto per giocare.

Dall’Oriente all’Europa: le carte arrivano in Italia

Per comprendere la nascita dei tarocchi bisogna fare un passo indietro. Le carte da gioco erano già conosciute in Europa nel corso del XIV secolo e la loro presenza è generalmente collegata alla diffusione di giochi di carte provenienti dall’Oriente, attraverso complessi percorsi commerciali e culturali.

In Italia, nel Quattrocento, si svilupparono nuovi giochi e nuovi tipi di mazzi. A un normale mazzo di carte vennero aggiunte alcune carte speciali, chiamate trionfi, caratterizzate da figure allegoriche e simboliche.

Queste carte raffiguravano soggetti come l’Imperatore, l’Imperatrice, la Morte, la Ruota della Fortuna, la Giustizia e il Matto. Immagini che oggi associamo immediatamente alla tradizione dei tarocchi, ma che nel loro contesto originario appartenevano soprattutto al linguaggio artistico e allegorico del Rinascimento.

I Visconti-Sforza e i primi grandi mazzi

Tra le testimonianze più celebri della storia dei tarocchi ci sono i cosiddetti Tarocchi Visconti-Sforza, realizzati a Milano nel XV secolo per le potenti famiglie Visconti e Sforza.

Si tratta di mazzi straordinariamente raffinati, dipinti a mano e decorati con materiali preziosi. Le carte non erano semplici oggetti popolari: potevano rappresentare veri e propri simboli di prestigio delle corti aristocratiche.

Le figure e le allegorie presenti in questi antichi mazzi contribuirono a definire quell’iconografia che, con numerose variazioni, sarebbe arrivata fino ai tarocchi moderni.

Quando arrivò la divinazione?

È proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti della storia dei tarocchi.

Per gran parte della loro storia documentata, le carte furono utilizzate come strumento ludico. L’associazione sistematica dei tarocchi alla divinazione e alla lettura del futuro si sviluppò molto più tardi, soprattutto tra il Settecento e l’Ottocento.

Fu allora che alcuni studiosi, occultisti ed esoteristi iniziarono a interpretare le immagini dei tarocchi come parte di un antico sistema sapienziale, attribuendo loro significati astrologici, cabalistici e simbolici.

Queste teorie contribuirono enormemente alla popolarità dei tarocchi come strumento divinatorio, ma non devono essere confuse con la loro origine storica documentata.

Il mistero dell’antichità egizia

Nel corso del tempo nacquero anche numerose teorie secondo cui i tarocchi avrebbero avuto origini molto più antiche, addirittura nell’antico Egitto.

Secondo alcune interpretazioni esoteriche, le immagini dei tarocchi avrebbero custodito una sapienza egizia tramandata attraverso i secoli. Non esistono però prove storiche solide che colleghino direttamente i primi tarocchi europei all’antico Egitto.

L’idea dell’origine egizia appartiene soprattutto alla tradizione esoterica sviluppatasi in epoca moderna e ha avuto un’enorme influenza sulla cultura popolare.

Un viaggio attraverso i simboli

Il fascino dei tarocchi risiede anche nella loro straordinaria ricchezza iconografica. Le immagini raccontano un percorso fatto di potere, fortuna, cambiamento, morte, rinascita, amore e destino.

Gli Arcani Maggiori, nella tradizione oggi più conosciuta, comprendono 22 carte, dal Matto al Mondo. Accanto a queste troviamo gli Arcani Minori, organizzati in quattro semi.

Nel corso dei secoli, artisti e studiosi hanno reinterpretato queste immagini, dando vita a una quantità enorme di mazzi differenti. Il più famoso nell’epoca contemporanea è probabilmente il Rider-Waite-Smith Tarot, pubblicato all’inizio del Novecento e destinato a influenzare profondamente la rappresentazione moderna dei tarocchi.

Tra storia, arte ed esoterismo

La storia dei tarocchi è quindi un viaggio che parte dalle corti italiane del Rinascimento e arriva fino alla cultura contemporanea.

Nati come carte da gioco, trasformati nel tempo in oggetti artistici e simbolici e infine associati alla divinazione, i tarocchi hanno attraversato epoche e culture mantenendo intatto il loro potere evocativo.

Che si creda o meno nella loro capacità di predire il futuro, una cosa è certa: le carte raccontano anche la storia di chi le ha create e interpretate. E forse è proprio questo il loro segreto più duraturo: non tanto la promessa di conoscere ciò che accadrà, quanto la capacità delle loro immagini di stimolare domande, riflessioni e interpretazioni.

Dalle sale delle corti rinascimentali ai tavoli degli appassionati di oggi, il viaggio dei tarocchi continua. E il mistero, ancora una volta, fa parte della loro storia.

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