Silvia d’Amico, una vita dietro i grandi film del cinema italiano

di Denise Bentivegna

25 settembre | È morta a Roma a 85 anni la produttrice, sceneggiatrice e segretaria di edizione. Figlia di Suso Cecchi d’Amico e Fedele d’Amico, ha attraversato decenni di cinema e televisione lavorando accanto a registi e interpreti tra i più importanti del Novecento.

Il cinema lo aveva respirato fin da bambina, dentro una casa in cui parlare di film, sceneggiature e personaggi faceva parte della quotidianità. Silvia d’Amico, morta oggi a Roma all’età di 85 anni, era figlia della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico.

Nata nella capitale il 2 dicembre 1940, aveva scelto di costruire il proprio percorso nel cinema attraversando ruoli diversi, dalla segreteria di edizione alla sceneggiatura, fino alla produzione.

Non soltanto una professione ereditata da una famiglia profondamente legata alla cultura italiana, dunque, ma un percorso personale costruito accanto ad alcuni dei protagonisti del cinema del Novecento.

Gli inizi tra cinema, agenzie e televisione

Nel 1960, su invito di Carol Levi Guadagni, Silvia d’Amico prende parte alla nascita della William Morris, agenzia dedicata agli attori. Dopo alcuni anni lascia questa esperienza per lavorare con Alfredo Giannetti.

Con lo sceneggiatore e regista romano realizza La ragazza in prestito nel 1964 e Correva l’anno di grazia 1870 nel 1972, quest’ultimo anche come produttrice. Alla stessa collaborazione appartengono due importanti esperienze televisive, La famiglia Benvenuti, andata in onda tra il 1968 e il 1970, e Tre donne con Anna Magnani nel 1970.

Proprio La famiglia Benvenuti nasce da una sua idea, quella di raccontare la quotidianità di una famiglia moderna.

Il successo della serie apre una lunga collaborazione con la Rai e porta d’Amico a lavorare anche come soggettista e sceneggiatrice.

Tra i titoli firmati in quegli anni figurano Dedicato a un pretore e Vita di Antonio Gramsci, sceneggiato scritto insieme alla madre Suso Cecchi d’Amico.

L’incontro con Roberto Rossellini

Nella storia professionale di Silvia d’Amico c’è anche l’incontro con Roberto Rossellini, con il quale ebbe una relazione dal 1974 al 1977.

Come produttrice segue la lavorazione de Il Messia, il film del 1975 diretto dal regista. Insieme progettano inoltre Lavorare per l’umanità, dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels, un progetto che resterà incompiuto dopo la morte di Rossellini nel 1977.

È un passaggio che racconta bene il ruolo assunto da d’Amico nel corso degli anni. Non soltanto una figura impegnata nella realizzazione pratica di un film, ma una presenza capace di accompagnare un progetto fin dalla sua ideazione.

Dai grandi set alla produzione

Negli anni successivi Silvia d’Amico costruisce una propria identità produttiva attraverso società come Excelsior, nome scelto in omaggio all’hotel frequentato dal produttore Giuseppe Amato, e Bendicò, richiamo a Il Gattopardo.

Da queste realtà passano alcuni dei titoli più significativi della sua filmografia, tra cui State buoni se potete di Luigi Magni, del 1983, e Oci ciornie di Nikita Michalkov, del 1987. Il film porta Marcello Mastroianni a conquistare a Cannes il premio per la migliore interpretazione maschile.

Nel 2001, con Parus Film, produce inoltre Il cielo cade di Antonio e Andrea Frazzi, premiato con il Globo d’oro come miglior opera prima.

Il suo modo di intendere la produzione andava però oltre la gestione di un film. D’Amico seguiva i progetti dall’ideazione fino all’edizione finale e manteneva una presenza costante sul set. Era spesso lei stessa a occuparsi anche della quotidianità della troupe, arrivando a cucinare per i collaboratori con l’obiettivo di creare un clima di armonia durante le lavorazioni.

Una memoria del cinema attraverso i documentari

La sua attività non si è fermata alla produzione di film e programmi televisivi. Silvia d’Amico ha contribuito anche alla realizzazione di diversi documentari dedicati a protagonisti del cinema italiano.

Tra questi Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius, dedicato a Marcello Mastroianni, e Suso. La signora del cinema italiano, realizzato da Luca Zingaretti nel 2007 e dedicato alla madre.

Anche attraverso questi lavori il suo percorso tornava alle figure che avevano segnato la sua formazione, mantenendo vivo quel legame con la storia del cinema italiano respirata fin dall’infanzia.

Una vita dietro le immagini

Silvia d’Amico lascia una traccia legata non soltanto ai film che ha contribuito a realizzare, ma anche a quel lavoro spesso meno visibile che esiste dietro ogni pellicola.

Per decenni ha attraversato il cinema italiano da una posizione particolare, lontana dalla ribalta degli attori ma vicina alla nascita e alla costruzione delle opere. Una presenza capace di passare dalla scrittura alla produzione, dalla televisione ai documentari, accompagnando progetti e persone lungo percorsi diversi.