Il 1° settembre 1931, a Milano, nasceva Alessandrina Mondaini, destinata a diventare semplicemente Sandra per milioni di italiani. A 95 anni dalla sua nascita, il suo nome continua a evocare una stagione dello spettacolo italiano fatta di talento, ironia, eleganza e quella capacità, sempre più rara, di entrare nelle case del pubblico senza mai sembrare un’ospite.

Il suo destino con lo spettacolo sembrava scritto già nei primi mesi di vita. A soli sei mesi comparve in una campagna di sensibilizzazione contro la tubercolosi. Ancora giovanissima iniziò a lavorare come modella per aiutare la famiglia e, alla fine degli anni Quaranta, arrivò il teatro. Il palcoscenico fu la sua prima vera scuola, il luogo nel quale imparò il mestiere e costruì quella comicità fatta di tempi precisi, espressioni, gesti e una naturale predisposizione all’ironia.
Nel 1955 entrò nella compagnia di Erminio Macario, uno dei grandi maestri del teatro di rivista. Quell’esperienza le aprì definitivamente la strada verso lo spettacolo e anche verso il cinema, dove debuttò già negli anni Cinquanta. Io piaccio, Susanna tutta panna, Noi siamo due evasi e Caccia al marito furono alcuni dei titoli che segnarono quella prima fase della sua carriera, seguita da numerose commedie negli anni Sessanta.
Sandra non fu, però, soltanto un volto della commedia cinematografica.
La sua dimensione naturale rimase quella dello spettacolo dal vivo, del varietà, della televisione costruita intorno alla presenza scenica dell’artista. Fin dagli esordi della televisione italiana partecipò a programmi come Settenote, Fortunatissimo e Attenti al fiasco, entrando rapidamente nel gruppo degli interpreti capaci di comprendere il nuovo linguaggio del piccolo schermo.
Arrivarono gli anni della grande Rai e una stagione irripetibile del varietà.
Sandra lavorò accanto ad alcuni dei nomi più importanti dello spettacolo italiano, passando dal teatro musicale alla televisione con una versatilità che spesso viene messa in secondo piano quando si parla della sua carriera. Partecipò a Canzonissima, prima nel 1961 insieme a Paolo Poli e poi l’anno successivo accanto a Tino Buazzelli. Fu anche protagonista di importanti esperienze radiofoniche, partecipando più volte a Gran Varietà, uno dei programmi più popolari della radio italiana tra gli anni Sessanta e Settanta.

E in quegli stessi anni arrivò anche la musica.
Sandra incise diversi 45 giri e dimostrò ancora una volta di saper attraversare linguaggi differenti senza perdere la propria identità. Tra i suoi successi rimane soprattutto Ma quant’è forte Tarzàn, sigla del varietà Noi… no!, diventata una delle canzoni più riconoscibili legate alla sua figura.
Ma il destino aveva preparato per lei anche un altro incontro destinato a cambiare tutto.


Nel 1958 Sandra conobbe Raimondo Vianello. Quattro anni più tardi, nel maggio del 1962, i due si sposarono. L’amore si trasformò presto anche in una straordinaria alleanza professionale. Non una coppia costruita a tavolino, ma due artisti capaci di completarsi sulla scena e di portare davanti alle telecamere quella stessa complicità che apparteneva alla loro vita privata.
La coppia iniziò a lavorare insieme già negli anni Sessanta, partecipando a varietà e programmi televisivi che sarebbero diventati parte della storia della televisione italiana. Arrivarono Il Giocondo, Il Tappabuchi, Canzonissima e, negli anni Settanta, programmi come Sai che ti dico?, Tante scuse, Di nuovo tante scuse, Noi… no!, Io e la Befana e Stasera niente di nuovo.
Fu soprattutto Tante scuse, nel 1974, a consacrare il particolare meccanismo comico della coppia. Sandra e Raimondo portavano in televisione una versione parodica della vita coniugale, fatta di incomprensioni, piccole vendette, battute e quotidiane guerre domestiche. Un modo nuovo di raccontare la coppia, ironico e surreale, che avrebbe preparato il terreno alla loro consacrazione definitiva.
Eppure, anche nel pieno del successo insieme a Raimondo, Sandra continuava a costruire una carriera profondamente personale.


Il personaggio di Sbirulino ne è forse l’esempio più evidente.
Quel clown dai capelli colorati e dall’animo tenero diventò una delle sue maschere più amate, capace di conquistare il pubblico dei bambini senza perdere quella vena ironica che aveva sempre caratterizzato Sandra. Sbirulino non era soltanto un personaggio televisivo. Era una parte diversa della sua personalità artistica, più giocosa, surreale e affettuosa.
Nel 1982 arrivò anche il film Sbirulino, mentre la sua esperienza con il personaggio proseguiva tra televisione, spettacoli e iniziative dedicate ai più piccoli.
Negli anni Ottanta, Sandra e Raimondo passarono alla Fininvest e portarono con loro quella coppia ormai entrata nell’immaginario collettivo. Arrivarono Attenti a noi due, Zig Zag, Il gioco dei 9 e, nel 1987, Sandra e Raimondo Show. Anche in questa nuova fase Sandra dimostrò di non essere semplicemente la partner comica di Raimondo, ma una protagonista capace di sostenere programmi, personaggi e situazioni diverse.



Nel 1988, arrivò Casa Vianello.
Quella che sarebbe diventata una delle sitcom più longeve e riconoscibili della televisione italiana trasformò la loro quotidianità in un piccolo teatro domestico. Raimondo sdraiato a letto, immerso nella lettura del suo giornale, apparentemente indisturbato. Sandra accanto a lui, incapace di rassegnarsi a quella tranquillità.
Nascosta sotto le coperte, iniziava a scalciare, disturbando deliberatamente la lettura di Raimondo. Un piede, un movimento, un altro calcio sotto il lenzuolo e la pazienza di lui che lentamente si sgretolava.
Era una delle sue immagini più iconiche. Due persone nel loro letto, un giornale, qualche battibecco e quella guerra domestica tenera e surreale che faceva ridere intere generazioni.
Sandra non aveva bisogno di grandi trovate. Le bastava un gesto.
E soprattutto c’era la complicità con Raimondo, quella sintonia costruita in decenni di vita insieme che permetteva a entrambi di capirsi con uno sguardo.
La loro avventura televisiva proseguì per quasi vent’anni, fino al 2007, con Cascina Vianello, I misteri di Cascina Vianello e, nel 2008, Crociera Vianello, ultimo grande capitolo professionale della coppia.
Ma dietro la donna che faceva ridere milioni di italiani esisteva una Sandra molto più complessa.
Una donna profondamente legata alla famiglia, agli affetti e alle persone che aveva scelto di avere accanto.
Sandra e Raimondo non ebbero figli, ma seppero costruire una famiglia fatta di affetti scelti. Nella loro vita entrarono Edgar e Rosalie Magsino, di origine filippina, e i loro figli John Mark e Raimond. Una presenza nata nella quotidianità e diventata nel tempo un legame familiare autentico.
Sandra si affezionò profondamente ai bambini, seguendone la crescita e diventando per loro una figura fondamentale. Non serviva un cognome uguale, né un legame di sangue, per sentirsi famiglia.
La Sandra capace di far ridere milioni di italiani era anche una donna capace di creare legami, di prendersi cura e di trasformare la propria casa in un luogo pieno di affetti.
Poi, però, arrivò il momento in cui anche quella casa avrebbe conosciuto il silenzio.
Il 15 aprile 2010 Raimondo Vianello morì a Milano.
Per Sandra fu un dolore enorme. Dopo quasi cinquant’anni trascorsi accanto all’uomo che era stato suo marito, compagno, collega e inseparabile complice, si ritrovò improvvisamente sola.
La sua ultima apparizione televisiva fu proprio legata al funerale di Raimondo. Pochi mesi dopo, il 21 settembre 2010, Sandra morì a Milano, a 79 anni, dopo una lunga malattia.
Avevano costruito una carriera insieme, una casa televisiva insieme, una famiglia a modo loro. E persino nella morte finirono per lasciare l’impressione di non volersi allontanare troppo l’uno dall’altra.
Oggi, a 95 anni dalla nascita di Sandra Mondaini, rimane il ricordo di un’artista che non può essere racchiusa soltanto nella camera da letto di Casa Vianello.
Sandra fu attrice, showgirl, cantante, conduttrice, interprete teatrale, protagonista radiofonica e volto amatissimo dal pubblico dei bambini. Attraversò il cinema, la rivista, il varietà, la radio, la televisione pubblica e quella commerciale, reinventandosi più volte senza mai perdere quella particolare ironia che l’aveva resa riconoscibile.
Rimane Sbirulino, con il suo sorriso tenero.
Rimane la ragazza che aveva iniziato a lavorare giovanissima e che aveva imparato il mestiere sui palcoscenici del teatro.
Rimane l’artista che seppe stare accanto ai grandi nomi dello spettacolo italiano senza mai diventare l’ombra di nessuno.
Rimane Sandra, con quella comicità irriverente che non aveva bisogno di essere rumorosa per lasciare il segno.
E rimane la donna.
Quella che aveva conosciuto il successo, ma che aveva scelto di dare valore alle persone.
Quella che aveva fatto della propria casa un luogo di affetti.
Quella che, insieme a Raimondo, aveva trasformato la vita quotidiana in uno spettacolo capace di attraversare le generazioni.
Sandra Mondaini è rimasta lì.
Nel sorriso di Sbirulino, nelle immagini dei grandi varietà, nelle pellicole della sua stagione cinematografica, nelle canzoni, nelle repliche di Casa Vianello, nelle battute che ancora oggi fanno sorridere e nei ricordi di chi è cresciuto guardandola.