Riserva dello Zingaro riapre dopo due anni
La sua riapertura dopo due anni la rende una delle mete turistiche più ambite della Sicilia per il mese in corso. Stiamo parlando della Riserva dello Zingaro, area naturale protetta a ridosso del golfo di Castellammare e nel territorio compreso tra Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo.
La zona era un tempo abitata da contadini e ed è divenuta riserva naturale orientata ufficialmente nel 1981, anche se l’iter per stilare il regolamento si concluse il 9 maggio di sette anni dopo con l’annesso decreto assessoriale.
Perché è tornata tra le mete più ambite
Come abbiamo già detto la riserva viene aperta dopo due anni e i motivi di questa riapertura li mostra la guida turistica Regina Hundemer, che sottolinea anche come l’istituzione della riserva orientata ebbe luogo dopo una protesta da parte delle associazioni contro la costruzione di una strada.
«Ci fu un incendio devastante – racconta la Hundemer – che rendeva impossibile accedere alla Riserva. Il divieto per l’accesso è stato tolto finalmente a inizio marzo, circostanza che ha reso quindi possibile la riapertura. Tante persone vengono per fare le escursioni e una mia amica sta accompagnando una coppia di americani. Anche il clima splendido che abbiamo e la fioritura attirano moltissime persone nella Riserva, che è stata la prima istituita in Sicilia».
«Questo ci rende molto orgogliosi e fu possibile grazie all’impegno di circa mille persone che fecero una manifestazione ambientalista l’1 maggio 1980, quando molti siciliani non conoscevano nemmeno la parola ambiente, che ora invece fa parte dell’obbligo che abbiamo nei confronti della natura. Era stato pubblicato un progetto per la costruzione di una strada che collegasse Scopello con San Vito Lo Capo, che a inizio anni ’80 cominciava ad avere un flusso turistico. L’idea era comprensibile perché San Vito Lo Capo è difficile da raggiungere».
Dalla protesta ambientalista alla riserva naturale
La riserva si espande «dalla costa a montagne alte anche mille metri, nella parte alta. In questo modo si dava anche il permesso di costruire case, il che distruggeva l’ecosistema ambientale. Questa manifestazione fece sì che il Parlamento della Regione bloccasse questi lavori. Entrando dal lato di Scopello c’è una strana galleria, dove ci sono il parcheggio e il pagamento dell’ingresso. I passaggi si possono sia lungo la costa per raggiungere le calette e il mare cristallino, perché la riserva è anche marina. In questi decenni la riserva è diventata una meta turistica ambita».
Tra mare e montagna: cosa vedere
La biodiversità è molto importante anche qui, perché «c’è una fioritura sbalorditiva. Il lungo inverno che abbiamo avuto permette di trovare le orchidee, che fioriscono soprattutto tra gennaio e marzo. Poi c’è la fioritura primaverile della macchia mediterranea, con le calendule, il fior d’oro e l’iris. Poi ci sono i lentischi, dai quali si ricavava un mastice nell’antichità, l’albero di manna, dal quale si ricavava la sostanza resinosa che fa molto bene alla salute, e poi la palma nana, l’unica palma nativa europea che una volta dava all’uomo la possibilità di ottenere del materiale per realizzare i cesti».
La biodiversità che incanta i visitatori
Proprio entrando dalla galleria «salendo sulla sinistra c’è una vecchia casa contadina adesso diventata centro visitatori, nel quale si spiega come questi materiali venissero utilizzati un tempo dall’uomo. Tra i materiali di cui si parla c’è anche quello con il quale si fanno le busiate trapanesi, la pasta tipica di questo territorio per il cui arrotolamento si utilizzo lo stelo».
«In basso a sinistra c’è un piccolo museo naturalistico in cui si espone la fauna della riserva con animali riprodotti, tra i quali esemplari di avifauna, l’istrice, la volpe e la vipera cornuta, che attira molte attenzioni e che va protetta. La presenza dell’uomo nel passato era in quantità notevole fino all’istituzione della riserva e vi sono anche alberi selvaggi di albicocche o di mandorle, segno che qualcuno abitava il luogo e al quale accedeva con i muli».