Sicilia Carbon Free: all’Università degli Studi di Palermo il report di Legambiente denuncia i ritardi sulle rinnovabili

di Giuliano Spina

Si è svolto questa mattina al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo il convegno facente parte della rassegna Sicilia Carbon Free di Legambiente e intitolato Scacco Matto alle Rinnovabili per la presentazione del Report Nazionale 2026 riguardante la promozione delle energie rinnovabili nella nostra Isola.

Durante il convegno si è parlato di come la Sicilia sia ancora lontana dagli standard ideali per diverse motivazioni, come spiega il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo.

«Abbiamo presentato il nostro rapporto nazionale Scacco Matto alle Rinnovabili – ha detto Castronovo –, che è una radiografia delle lungaggini burocratiche e amministrative che ancora oggi si frappongono allo sviluppo e alla diffusione delle rinnovabili. Troppi ritardi determinano il blocco delle rinnovabili nel nostro paese e nella nostra regione. Lungaggini burocratiche e amministrative, ma anche opposizioni nel territorio, che sono dovute all’accettazione di questi impianti necessari per liberarci dalle fonti fossili, per contrastare la crisi climatica, ma soprattutto la crisi energetica, il caro bollette per famiglie e imprese. Tutte queste lungaggini e questi blocchi continuano a legare mani e piedi alle fonti fossili con tutte le conseguenze che stiamo vedendo adesso in funzione alla situazione geopolitica determinata dai grandi conflitti che si stanno consumando nel nostro mondo».

Ad alimentare questo conflitto contribuiscono i tiranni del mondo, ma anche «un manipolo di sciagurati che nonostante la chiara questione attuale a livello geopolitico continuano a guardare al carbone per tamponare la crisi energetica attuale o ancora a guardare alle estrazioni di gas anziché invece sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Noi pensiamo che il buon senso e la logica dovrebbero far ragionare e portare a scelte diverse rispetto a quelle che si stanno prendendo. Si deve sostenere la creazione di una filiera industriale che consenta nel sud di arrestare la fuga di cervelli verso il nord e verso l’Europa. La transizione ecologica deve essere un’opportunità di crescita e utile per restare qui e a chi è partito di ritornare».

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