Raf, dagli anni Ottanta a oggi

di Denise Bentivegna

Da Self Control al pop italiano degli anni Ottanta e Novanta, passando per Cosa resterà degli anni ’80, Il battito animale e Infinito. La storia di Raffaele Riefoli è quella di un artista che ha saputo cambiare pelle senza perdere la propria identità

Raf compie oggi 67 anni. Nato a Margherita di Savoia il 29 settembre 1959 e cresciuto a Firenze, Raffaele Riefoli ha iniziato il proprio percorso musicale guardando soprattutto alle sonorità internazionali. Prima ancora che il suo nome diventasse familiare al pubblico italiano, c’erano la new wave, il pop e la voglia di misurarsi con un linguaggio musicale che guardava oltre i confini nazionali.

Dall’inglese al successo internazionale

Nel 1984 Raf pubblicò Self Control, cantata in inglese. Il brano diventò rapidamente un successo internazionale e segnò il primo grande passaggio della sua carriera. La canzone venne poi reinterpretata da Laura Branigan, arrivando al primo posto della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti.

Per Raf, però, quel successo non rappresentò un punto d’arrivo.

La scelta successiva fu quella di tornare alla lingua italiana e costruire un percorso sempre più personale, fino a diventare una delle voci riconoscibili del pop italiano.

Gli anni Ottanta diventano una canzone

Alla fine degli anni Ottanta arrivarono brani destinati a legarsi in modo particolare alla memoria collettiva.

Nel 1988 Raf partecipò per la prima volta al Festival di Sanremo con Inevitabile follia. L’anno successivo tornò sul palco dell’Ariston con Cosa resterà degli anni ’80, una canzone che avrebbe finito per trasformarsi in una sorta di fotografia musicale di quella generazione.

Gli anni passavano, ma Raf continuava a raccontarli attraverso la musica.

Nel 1991 arrivò Oggi un Dio non ho, mentre nel 1993 fu la volta di Cannibali, album dal quale sarebbero emersi altri brani destinati a entrare nel suo repertorio più conosciuto.

Il battito di una generazione

Poi arrivarono Il battito animale, Sei la più bella del mondo, Stai con me e Infinito.

Canzoni diverse tra loro, ma unite da una caratteristica precisa. Raf non aveva bisogno di inseguire continuamente le mode per rimanere dentro il proprio tempo.

La sua musica riusciva a muoversi tra pop, elettronica e scrittura sentimentale, mantenendo una particolare attenzione alla melodia.

E Infinito, pubblicata nel 1999, sarebbe diventata una delle sue ballate più riconoscibili.

Raf e il Festival

Il rapporto con Sanremo è tornato più volte nella sua storia.

Dopo le partecipazioni del 1988, 1989 e 1991, Raf è tornato in gara nel 2015 con Come una favola. Quattro presenze che raccontano altrettante fasi di una carriera capace di attraversare epoche diverse della musica italiana.

Ma Raf non è stato soltanto interprete.

Nel 1987 firmò insieme a Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi Si può dare di più, brano poi portato alla vittoria del Festival da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi.

Una voce che continua a cambiare

Oltre quarant’anni di carriera hanno portato Raf a confrontarsi con epoche, strumenti e linguaggi musicali differenti. Nel tempo ha continuato a riprendere i propri brani, collaborando anche con artisti di generazioni diverse.

Nel progetto Raf 40: The Unreleased, realizzato per celebrare i suoi quarant’anni di carriera, alcune delle sue canzoni sono state rilette insieme ad artisti come Elodie, Giuliano Sangiorgi, J-Ax e Levante. Cosa resterà degli anni ’80 è stata reinterpretata con Giuliano Sangiorgi, mentre Infinito ha trovato una nuova veste nel duetto con Levante.

È un modo per guardare al passato senza rimanerne prigionieri.

 

 

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