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Protestano i ristoratori a Catania: “Ricevuti solo lo 0,2% dei ristori: noi abbandonati dallo Stato”

I ristoratori sono stanchi del lungo silenzio del governo. Un silenzio spezzato dalla speranza delle riaperture previste sia a pranzo che a cena a partire dal 26 aprile quando nel sistema dei colori sarà reintegrata la zona gialla. Ma c’è un requisito fondamentale per poter finalmente tornare a servire ai tavoli: per un mese, infatti, soltanto i ristoranti dotati di uno spazio esterno potranno riaprire al pubblico.

Un’opzione che scatena polemiche anche in Sicilia dove la zona gialla, in realtà, sembra ancora lontana. Oggi i ristoratori con FIPE Confcommercio sono scesi in piazza a far sentire la propria voce. 

«Con il lavoro non si scherza. Siamo stati stupidi a non ribellarci prima: è assurdo che lo Stato ti tenga chiuso e non ti ristori di nulla. Noi -sottolinea un manifestante- continuiamo a pagare con regolarità affitti e bollette come se non fosse cambiato nulla».

«Questo Governo si è occupato di tutto: dai bonus monopattini al reddito di cittadinanza ma non si è mai preoccupato di noi che ormai siamo allo stremo delle forze. Il governo ha riversato tutte le problematiche della pandemia sulla categoria degli imprenditori: se dopo quasi 200 e passa giorni di chiusura, i contagi continuano a rimanere alti vuol dire che il problema non siamo noi», sottolinea uno dei ristoratori.

Le aperture a singhiozzo sono servite a ben poco se non a creare assembramenti e una piccola speranza subito spenta dal passaggio in zona arancione e in zona rossa. Con il delivery o l’asporto, i guadagni restano magri e dunque, molti ristoratori hanno preferito tenere abbassata la saracinesca ed evitare ulteriori perdite.

Riaprire solo all’aperto?Un modo per camuffare l’inadeguatezza del Governo

«Siamo una categoria che non sta producendo nulla -sottolinea un altro ristoratore- far ripartire di nuovo questa macchina sarà difficile. Il 35% delle attività di ristorazione non potrà più aprire a causa del grande debito accumulato. Un debito che non potrà smaltire visto che l’imprenditore si trova solo e abbandonato dallo Stato».

E sulle tanto discusse riaperture (ma solo all’aperto: per riaprire al chiuso bisognerà attendere giugno): «Riaprire all’aperto è un altro modo per camuffare l’inadeguatezza da parte del Governo. I negozi continuano a lavorare tranquillamente al chiuso mentre noi che seguiamo rigidi protocolli, che abbiamo adeguato gli spazi alle esigenze di distanziamento possiamo lavorare solo all’aperto. Calcolate che non tutti siamo pronti ad aprire fuori anche perché le temperature sono piuttosto basse: come potrebbe un ristorante nei paesi etnei lavorare la sera all’aperto?».

«Non ci fidiamo del governo, di Speranza che non da sicurezze ma solo incertezze. Si è cambiato in corsa il pilota di questo governo ma non è cambiato nulla: abbiamo ottenuto solo lo 0,2 di ristori e non a tutti sono arrivati come la cassa integrazione, mai puntuale, ed è calcolata sui 5 euro l’ora».

E.G.

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Redazione

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