Zuckerberg davanti alla Corte di Los Angeles
A stabilire se la novità si esaurisca nella convocazione di Mark Zuckerberg, nei giorni scorsi, presso la Corte superiore di Los Angeles, oppure nei contenuti della testimonianza dello stesso chief executive officer di Meta davanti alla giuria di un contenzioso civile intentato per i presunti danni inferti dai social ai minori, è fatica ardua.
Algoritmi e dipendenza: il caso Instagram
Intanto, perché si è di fronte a un colosso multimiliardario, proprietario di Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Threads, oltre a Meta quest, produttrice della realtà virtuale aumentata, in condizione di dettare legge a qualsivoglia collegio giudicante, dopo a causa del quesito di base, in sé pleonastico, se ci fossero, nell’impostazione di Instagram, algoritmi civetta per creare dipendenza. A chi? Ai minori soltanto? E in ragione di quale presupposto logico avrebbero causato danno ai ragazzi e non anche agli adulti?
Verisimilmente per il fatto, i primi, essendo in formazione non avrebbero una personalità definita, mentre le persone mature sarebbero in grado di difendersi? Beh, se questa fosse l’argomentazione, avremmo da consigliare una approfondita lettura dell’inarrivabile, Infinite jest, romanzo di David Foster Wallace, scritto agli inizi degli anni Novanta, nel quale l’intrattenimento da computer era preconizzato, non solo come forma di dipendenza, bensì in chiave ermeneutica tale da essere il veicolo per consumare la vita inutilmente.
Social network e minori: un problema solo generazionale?
Chi, invece, tra i più maliziosi, volesse approfondire le linee guida del processo di Los Angeles, rischia di doversi rivolgere alla corte per sapere quanto produttivo potrebbe essere chiedere alla volpe, se ha divorato la gallina o se quest’ultima ha tentato una fuga d’amore con il gallo.
Al netto dell’ironia, la mancata regolamentazione dei social sta diventando pericolosa o meglio contribuisce in maniera determinante al caos mondiale. Proviamo a mettere assieme le tappe significative dell’epoca digitale, dall’invenzione del transistor nel 1947 ai primi computer programmabili, dai microprocessori, approntati a metà degli anni Settanta del secolo scorso a internet, già in via di sperimentazione un decennio prima.
Ora, superata la fase pioneristica, la rapida e inafferrabile progressione della utilizzazione di massa dei social, in uno con il sopraggiungere dell’intelligenza artificiale, ha già determinato fenomeni tassativamente sfuggenti al controllo del singolo individuo, eludendo e scavalcando pure qualsiasi autorità regolatrice, in atto operante nei reticoli legislativi di ciascuna nazione.
Truffe, pedopornografia, vendita di droghe, prostituzione, commerci illeciti di armi, munizioni, financo traffici d’organi, passano attraverso internet, reti, applicazioni e programmi specifici, gestiti attraverso gli smartphone e i computer, sfuggendo ai controlli, in atto troppo laschi, per fermare una vera e propria valanga di criminali, di raggiratori, di maniaci.
Intelligenza artificiale e nuove minacce digitali
Con il prossimo avvento del computer quantistico, la situazione della sicurezza di ogni comunità, di qualunque stato e della circolazione in ambito internazionale di persone e cose diverrà ancorché più problematica, insuperabilmente ardua. Nessuno garantirà nulla, rispetto alle molteplici varianti, non escluse quelle criminali, inevitabilmente legate al recente esordio della intelligenza artificiale e alla prossima introduzione della tecnologia di computing quantistico. Per essere espliciti, non ci saranno autorità di polizia di frontiera o nuclei operativi in grado di assicurare la sicurezza dei cittadini.
Chiunque tra gli hacker professionisti, i russi segnatamente sono anni luce più avanti delle nostre forze dell’ordine europee in ambito delle comunicazioni, sarà in condizione di violare un conto corrente, di spostare denaro virtuale, di impossessarsi dei dati delle banche, delle borse o dei depositi dell’erario.
Naturalmente, non si può escludere la guerra ibrida, in sostituzione di quella tradizionale, già in atto nel mondo da diversi anni, i cui effetti, finora, non hanno prodotto disastri visibili alle moltitudini, bensì movimenti di valute, di armi, di droghe, invisibili alle popolazioni, di supporto essenziali ai conflitti in giro per il pianeta, quanto non condizionamenti del voto popolare.
Cybercrime, guerra ibrida e sicurezza internazionale
Si tenga conto, rifacendo il verso alla Psicologia delle folle di Gustav Le Bon, dello scatenarsi del panico, non appena il più banale black out dovesse bloccare per quarantotto ore o più l’erogazione del denaro liquido dei bancomat. Oppure se gli ospedali, specificatamente i pronto soccorso, andrebbero sottoposti ad attacchi informatici.
A volerci fermare qui per non infierire con eventi già verificatisi, quali il blocco delle centrali elettriche, altro che migranti sì, migranti no, a destabilizzare la tranquillità delle comunità europee come, soffiando sul fuoco, il presidente degli Stati Uniti d’America, Trump, insinua, non sono gli immigrati, ma le politiche sciagurate delle speculazioni delle multinazionali. Insomma, anziché arruolare gli assaltatori di Capitol Hill nella Immigration and customs enforcement, il governo americano sarebbe in obbligo di regolamentare, così l’Unione europea, l’accesso alle reti sociali e, financo a internet.
Oggi, proprio in funzione anche dell’ultimo incontro in Alaska ad Anchorage, tra Putin e lo stesso Trump, il pericolo viene proprio da costoro, in quanto il primo avrebbe dovuto evitare di muovere guerra all’Ucraina, quantomeno di finirla dopo quattro anni di devastazioni e di circa 2 milioni di morti, il secondo di finanziare con miliardi di dollari il genocidio di settantamila palestinesi nella guerra di Israele contro Gaza.
La necessità di una regolamentazione globale
E se di realtà diminuita, anziché virtualmente aumentata, si dovesse parlare, i due, invece di tramare nel buio per accordarsi sulla spartizione di ricchezze e di potere individuale, avrebbero il vincolo istituzionale e morale di occuparsi del benessere dei cittadini dei loro stati di riferimento. Adesso, se il cielo non assiste l’intera comunità globale, la caduta di popolarità, ma non solo, pure il precario equilibrio mentale, del capo della Casa bianca con la bocciatura patita dai dazi, a cura della Corte suprema statunitense, procurerà danni, colpi di mano e sangue ancora in quella ormai tramontata democrazia di Oltreoceano.
Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, l’America rischia scontri talmente cruenti, a causa dell’atteggiamento del suo presidente, disposto a tutto pur di perpetuare la sua sete di dominio personale, da rasentare la guerra civile. Solamente una oceanica discesa in campo dei cittadini può scongiurare, in uno con la ferma presa di posizione della Corte suprema il disastro per l’America e l’Occidente.
All’Europa, all’Italia, rimane solo la prospettiva di federare in un’unica lega gli stati aderenti all’Unione.