Settembre significa quaderni nuovi, zaini, sveglie che tornano a suonare e molte ore trascorse nuovamente tra libri e lavagna.
È anche il momento in cui alcuni bambini possono iniziare a manifestare difficoltà che durante l’estate erano rimaste meno evidenti.
Un bambino che si avvicina molto al quaderno, perde facilmente il segno mentre legge o sembra distrarsi durante un’attività potrebbe semplicemente essere stanco. Ma potrebbe anche non vedere bene.
Ne parliamo con l’oculista Giovanni Moschitta: «I bambini non sempre riescono a riconoscere o a comunicare una difficoltà visiva. Se hanno sempre visto in un determinato modo, possono considerarlo normale. Per questo l’osservazione da parte degli adulti e i controlli oculistici hanno un ruolo importante».
Come capire se un bambino non vede bene?
Non sempre il primo segnale è un bambino che dice “vedo sfocato”. A volte sono i comportamenti quotidiani a fornire qualche indicazione.
«Avvicinarsi molto al libro o allo schermo, strizzare frequentemente gli occhi, inclinare la testa per guardare, lamentare mal di testa durante lo studio o avere difficoltà a vedere ciò che viene scritto alla lavagna sono tutti elementi che possono suggerire l’opportunità di un controllo», spiega Moschitta.
Nessuno di questi comportamenti, preso singolarmente, permette naturalmente di diagnosticare un problema visivo. Ma se diventano ricorrenti è opportuno non ignorarli.
Quando sembra semplicemente distratto
C’è poi un aspetto particolarmente interessante. Se leggere richiede uno sforzo eccessivo o vedere la lavagna è difficile, un bambino può perdere interesse più rapidamente, interrompere l’attività o apparire poco concentrato.
«Non bisogna concludere che dietro ogni difficoltà scolastica ci sia un problema agli occhi. Sarebbe altrettanto sbagliato, però, escludere la componente visiva senza averla valutata. Una buona funzione visiva è una delle condizioni che permettono al bambino di affrontare serenamente molte attività scolastiche».
“Ma non si è mai lamentato”
È una frase che Moschitta sente spesso durante le visite. Ed è proprio qui che emerge una delle differenze tra adulti e bambini.
«Un adulto che improvvisamente vede peggio rispetto a prima percepisce il cambiamento. Un bambino può non avere un termine di paragone. Per lui quella può essere semplicemente la maniera in cui ha sempre visto il mondo».
Ecco perché aspettare necessariamente che sia il bambino a segnalare il problema non è sempre sufficiente.
Miopia e bambini: attenzione ai cambiamenti
Durante l’età scolare può comparire o progredire anche la miopia.Uno dei segnali più caratteristici è la difficoltà nella visione da lontano: il bambino può vedere bene il quaderno ma faticare con la lavagna.
«Quando ci accorgiamo che un bambino cerca di avvicinarsi alla televisione, strizza gli occhi per guardare lontano o riferisce di non distinguere bene ciò che vede a distanza, è importante effettuare una valutazione oculistica».
Smartphone e tablet sono sempre i colpevoli?
Quando si parla di vista e bambini, il discorso finisce inevitabilmente sugli schermi. Moschitta invita però a evitare semplificazioni.
«La salute visiva dei bambini non può essere ridotta alla frase “il telefono rovina gli occhi”. È più utile ragionare sulle abitudini complessive: quanto tempo viene trascorso nelle attività da vicino, quante pause vengono fatte e quanto tempo il bambino passa all’aperto».
Gli schermi fanno ormai parte della quotidianità. Il punto è imparare a utilizzarli all’interno di abitudini equilibrate.
Settembre può essere il momento giusto per un controllo?
Il rientro a scuola rappresenta un’occasione per riportare l’attenzione anche sulla prevenzione.
«La visita oculistica non serve soltanto quando il bambino dice di vedere male. Serve a valutare lo sviluppo visivo e a individuare eventuali alterazioni che, soprattutto in età pediatrica, è importante riconoscere tempestivamente», conclude Moschitta.
Un nuovo anno scolastico significa nuove cose da leggere, osservare e imparare. E prima ancora di chiedere a un bambino di prestare attenzione a ciò che ha davanti, può essere importante assicurarsi che riesca a vederlo bene.