Pippo Baudo, prima di diventare il “re della tv”: la laurea, il pianoforte e la rivoluzione di Settevoci

di Giuliano Spina

La storia di Pippo Baudo inizia in un modo quasi romanzato. In pochi sanno che una sera si trovò a presentare un concorso di bellezza nel Ragusano e che, una volta terminata la serata, riuscì ad arrivare all’alba all’università di Catania grazie a un passaggio su un camioncino carico di frutta e verdura, giusto in tempo per discutere la tesi e conquistare quella laurea in Giurisprudenza che, però, non lo porterà mai a esercitare la professione forense.

Questa storia contiene al suo interno tutti gli elementi della futura parabola di Baudo: la capacità di arrangiarsi, il rapporto diretto con il pubblico, la passione per lo spettacolo e soprattutto quella convinzione profonda che la propria strada fosse ben fuori dalla professione forense.

Quella strada, per lui, passava dalla musica, dal palcoscenico e, poco dopo, dalla televisione.

La musica prima della televisione

Prima ancora di diventare uno dei più celebri conduttori della storia del piccolo schermo, Baudo era un musicista.

La passione per il pianoforte lo accompagna fin da giovane. Inizia a studiare da autodidatta e successivamente con alcuni maestri, fino a diplomarsi in pianoforte al Conservatorio. Il suo interesse musicale non si limita però all’esecuzione: Baudo studia anche per diventare direttore d’orchestra, percorso che non porterà a compimento con il secondo diploma.

Il suo rapporto con la musica è tutt’altro che occasionale. Amava il pianoforte, ma guardava soprattutto alla musica americana, allo swing, al jazz e ai grandi classici italiani. La formazione musicale contribuirà a costruire quella sensibilità che, negli anni successivi, gli permetterà di comprendere il potenziale televisivo di un cantante, di un brano o di un artista ancora sconosciuto.

Non è un dettaglio secondario.

Baudo non si limiterà infatti a presentare la musica: per tutta la sua carriera cercherà di comprenderla, interpretarla e soprattutto di individuare gli artisti capaci di lasciare un segno.

Il talent scout nasce anche da lì.

La laurea in Giurisprudenza e quella notte a Ragusa

La formazione di Baudo è dunque tutt’altro che lineare.

Da una parte il pianoforte e il Conservatorio, dall’altra gli studi universitari in Giurisprudenza a Catania. Nel frattempo cresce la sua frequentazione degli ambienti teatrali e dello spettacolo, dove conosce anche figure che diventeranno importanti nel suo percorso.

La notte precedente alla discussione della tesi arriva uno degli episodi più curiosi della sua biografia. Baudo viene chiamato a presentare Miss Sicilia, nei pressi di Ragusa. La serata finisce tardi e il giovane conduttore deve immediatamente pensare al ritorno a Catania.

La soluzione è decisamente poco convenzionale: un passaggio su un camioncino carico di frutta e verdura. All’alba raggiunge l’università e riesce a presentarsi alla discussione della tesi.

La laurea arriva.

La toga da avvocato, invece, non arriverà mai.

Perché nel frattempo la sua vita ha già preso un’altra direzione.

Il primo incontro con la televisione

L’approdo al piccolo schermo avviene alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1959 Baudo appare nel varietà La conchiglia d’oro, condotto da Enzo Tortora.

È un esordio importante, ma ancora lontano dalla consacrazione.

La televisione italiana di quegli anni è un mezzo profondamente diverso da quello che conosceremo nei decenni successivi. È più formale, più controllata, spesso costruita secondo una grammatica rigida, nella quale il conduttore ha soprattutto il compito di accompagnare lo spettatore da un momento all’altro della trasmissione.

Baudo appartiene a una generazione destinata a cambiare proprio quella grammatica.

La vera svolta arriva nel 1966.

E ha un nome preciso: Settevoci.

Settevoci, il programma che cambiò la tv

La prima puntata di Settevoci va in onda domenica 6 febbraio 1966 dagli studi Rai della Fiera di Milano. La formula è quella di un telequiz musicale: sette cantanti, alcuni esordienti e altri concorrenti, si confrontano attraverso quiz e prove musicali.

Ma il vero elemento innovativo non è soltanto il gioco.

È il modo in cui Baudo decide di stare dentro quello spettacolo.

Il conduttore non rimane distante dal pubblico. Parla direttamente alla telecamera, si muove, entra in platea, interagisce con gli spettatori. La televisione smette progressivamente di essere soltanto qualcosa da guardare e diventa qualcosa a cui partecipare.

A rendere ancora più evidente questo cambiamento arriva l’applausometro.

Il pubblico in sala diventa parte integrante della gara: i due concorrenti migliori arrivano alla finale e il vincitore viene determinato proprio dall’intensità degli applausi misurati dall’apparecchio.

Oggi può sembrare quasi un meccanismo ingenuo.

All’epoca, però, rappresentava una novità significativa.

Il pubblico entrava nello spettacolo.

E Baudo imparava a governare quel rapporto diretto che sarebbe diventato una delle caratteristiche più riconoscibili del suo modo di fare televisione.

Il ritmo, la telecamera e il pubblico

Con Settevoci Baudo comincia a costruire quella che negli anni diventerà una vera e propria grammatica televisiva.

Non è più soltanto il presentatore che annuncia un cantante.

È il padrone di casa.

Parla con il pubblico, scherza, commenta, introduce, corregge, accompagna. Tiene insieme momenti diversi dello spettacolo e, soprattutto, dà alla trasmissione un ritmo nuovo.

La sua conduzione è veloce, colloquiale, apparentemente spontanea ma sostenuta da una grande attenzione ai tempi televisivi.

È qui che comincia a emergere il Baudo conduttore-autore.

Una figura che negli anni successivi diventerà sempre più centrale nella televisione italiana: il presentatore non come semplice esecutore, ma come professionista capace di costruire il programma, comprenderne i meccanismi e dominarne il palcoscenico.

Settevoci diventa così un laboratorio.

E Baudo ne è contemporaneamente conduttore, animatore e interprete.

La “Donna Rosa” e i talenti scoperti

Il programma diventa anche una straordinaria vetrina per la musica italiana.

In cinque anni, Settevoci contribuisce a portare all’attenzione del grande pubblico artisti destinati a diventare protagonisti della musica italiana, tra cui Orietta Berti, Massimo Ranieri, Al Bano e Marisa Sannia, oltre a numerosi altri interpreti.

Non è un caso che Baudo venga ricordato anche come talent scout.

Il suo talento consisteva nel riconoscere il potenziale televisivo e artistico di una persona prima che quel potenziale diventasse evidente a tutti.

A Settevoci sono legate anche sigle entrate nella memoria della trasmissione, tra cui “Donna Rosa” e “W le donne”, scritte dallo stesso Baudo.

La musica, dunque, non è soltanto il contenuto del programma.

È il linguaggio attraverso il quale Baudo sperimenta un nuovo modo di fare televisione.

Dalla domenica pomeriggio all’ora di pranzo

Il successo della trasmissione è tale da modificare anche la collocazione nel palinsesto.

Nel 1968 Settevoci passa dalla domenica pomeriggio alla fascia meridiana, dalle 12.30 alle 13.30, diventando parte di quella trasformazione del palinsesto che porterà anche al nuovo Telegiornale delle 13.30.

La trasmissione proseguirà ancora per alcune stagioni, fino al 1970, consolidando la notorietà del suo conduttore.

Baudo ormai non è più una promessa.

È diventato un volto riconoscibile.

E soprattutto ha trovato il suo modo di stare davanti a una telecamera.

Da Settevoci nasce il Baudo che conosceremo

Guardando oggi Settevoci, anche attraverso i pochi materiali rimasti negli archivi, è possibile riconoscere in nuce moltissimi degli elementi che accompagneranno Baudo per tutta la carriera.

Il rapporto diretto con il pubblico.

La capacità di raccontare la musica.

L’attenzione verso i giovani talenti.

Il controllo del ritmo.

La capacità di passare dal gioco alla conversazione, dalla musica all’attualità, dalla leggerezza ai momenti più solenni.

È questa la vera rivoluzione di Baudo.

Non soltanto aver condotto programmi di enorme successo, ma aver contribuito a costruire un nuovo modello di conduttore televisivo.

Un professionista capace di diventare parte integrante dello spettacolo.

Il pianoforte e la televisione: due passioni che non si sono mai separate

La musica, però, non resterà soltanto dietro le quinte.

Baudo continuerà a suonare il pianoforte anche durante la sua lunga carriera televisiva, talvolta esibendosi direttamente in trasmissione e accompagnando ospiti e artisti. La sua formazione musicale resterà una componente importante della sua identità.

È forse proprio questa la chiave per comprendere il suo rapporto con il mondo dello spettacolo.

Baudo non guardava la musica soltanto dalla prospettiva del presentatore.

La conosceva da musicista.

Sapeva cosa significava stare davanti a un pubblico con uno strumento in mano, affrontare un palco, costruire un’esibizione.

E probabilmente anche per questo riusciva a riconoscere negli altri quel qualcosa che poteva trasformare un giovane interprete in un artista.