Neti Neti: l’arte del non-attaccamento per liberare la mente

di Nicol Graziano

Neti-Neti (un’antica espressione sanscrita tratta dalle Upanishad, traducibile come “né questo, né quello” ).
In poche parole: Non preoccuparti di cosa è reale e cosa non lo è in questo momento.
Per comprendere meglio, bisogna approfondire le diverse forme di attaccamento , di cui la nostra mente è soggetta.
..In sanscrito, il termine principale per indicare l’attaccamento (inteso come desiderio, brama o passione che causa sofferenza) è Rāga.

È uno dei cinque klesha (afflizioni o ostacoli) nello Yoga Sutra di Patanjali.
Altri termini correlati includono Upādāna (attaccamento/brama nel buddhismo) e Abhiniveśa (attaccamento alla vita/paura della morte).
-Rāga (राग): Attaccamento a ciò che dà piacere, desiderio passionale, bramosia.
-Upādāna (उपादान): Nel contesto buddhista, indica l’aggrapparsi, l’attaccamento causato dalla brama.
-Abhiniveśa (अभिनिवेश): Attaccamento all’esistenza, paura della morte.
-Aparigraha (अपरिग्रह): È il concetto opposto, ovvero il non-attaccamento, la non-possessività o non-accumulo, uno degli yama (precetti etici) dello yoga di patanjali.
Rāga è considerato un ostacolo mentale che impedisce la chiara visione della realtà, spingendo l’individuo a cercare la felicità in oggetti esterni o esperienze transitorie.
Tramite la disciplina , il concetto JAPA della filosofia induista, la ripetizione, possiamo destrutturare la nostra mente, e portarla alla liberazione.

Concentrandoci sul concetto Aparigraha è il quinto dei cinque Yama (precetti etici) negli Yoga Sutra di Patanjali, che appunto significa non-attaccamento.
..Ma, pensiamo, persino la forza avvolgente di uno splendido rampicante può compromettere la solida struttura di un palazzo. Eppure, un rampicante che disegna colorate spirali sui muri di una casa, a primavera, è un bellissimo spettacolo.
Cosa fare dunque? La grandezza sublime dello Yoga ha previsto tutto e per ogni problema ha trovato una soluzione esatta e scientifica.
Eccoci arrivati: «Neti neti»: una breve locuzione che ognuno può ricordare perfettamente, come un mantra, e che racchiude la sapienza discriminante di chi ha visto tutto e ha percorso tutte le strade.

«Neti Neti» ovvero «non è questo, non è quello». Avendo stabilito a priori i nostri obiettivi spirituali con sufficiente chiarezza e onestà, ci sarà abbastanza facile, nel tempo, individuare nella folla eterogenea e disordinata dei pensieri che assediano senza sosta la nostra mente, quelli che meritano accoglienza, accudimento e concentrazione e quelli che, invece, vanno scartati senza indugio in quanto molesti, noiosi, invadenti nelle loro esigenze senza costrutto.

Si tratta di una ginnastica difficile, soprattutto all’inizio, quando le passioni predominano sul pensiero. Ogni volta, di fronte e una scelta, bisognerebbe chiedersi: ha valore questa opzione per la mia realizzazione? In assenza di un sì deciso, senza dubbi né perplessità, verrà spontaneo ripetersi mentalmente: «neti, neti», «non è questo ciò che mi serve e non è nemmeno quello». Così si cresce, così ci si abitua agli accadimenti che il karma ha in serbo per noi, così si conquista la propria morte in una visione gloriosa e coerente con la vita vissuta.